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Neve e doping, non c'è pace per il Giro

25/05/2013  Mentre la corsa si avvia alla conclusione segnata dal maltempo, la positività di Danilo Di Luca macchia una gara che aveva riconciliato gli appassionati con il ciclismo

Sembrava tutto troppo bello. Un uomo solo al comando, Vincenzo Nibali, capace di infiammare la folla con imprese epiche come la cronoscalata di giovedì, la gente tornata ad assiepare i bordi delle strade come ai bei tempi. E invece no. Nel giorno dell'annullamento della tappa dello Stelvio causa neve, il fantasma del doping è tornato a materializzarsi sul sul Giro d’Italia. Finora c'era stato un unico caso, quello di Sylvain Georges, corridore francese della squadra Ag2r. Ma era un gregrario quasi sempre nelle retrovie del gruppo e non aveva fatto notizia. Il caso di Danilo Di Luca, invece, risultato positivo all’Epo ad un controllo a sorpresa effettuato nella sua abitazione il 29 aprile, a meno di una settimana dall’inizio della Corsa Rosa, è ben diverso non solo perché il ciclista 37 enne ha vinto il Giro nel 2007, ma soprattutto perché è recidivo. 

Sempre nel 2007 era stato squalificato per tre mesi per la frequentazione tra il 2003 e il 2004 del medico Carlo Santuccione, sospeso dal Coni tra il 1995 ed il 2000 e poi coinvolto nell’inchiesta Oil for Drugs (per la quale è stato radiato a vita). Nel 2008, poi, per un controllo effettuato proprio durante il Giro vinto l’anno precedente, la procura anti-doping chiese una squalifica di due anni, da cui però Di Luca fu assolta. La squalifica è arrivata durante il Giro d’Italia del 2009, concluso al secondo posto: due anni, poi ridotti di nove mesi per la collaborazione nelle indagini.

Se confermata dalle controanalisi, questa nuova positività segnerà la fine della carriera dell’abruzzese, vista l’età avanzata e soprattutto la recidività: "Di Luca è licenziato, è un corridore che io nemmeno volevo in squadra perché non mi dava tranquillità" dice il direttore sportivo della sua squadra, la Vini Fantini-Selle Italia Luca Scinto. "Lo sponsor voleva dargli un’altra possibilità, io ho lottato per non prenderlo ma ho dovuto accettare a malincuore. Ha tradito me e anche lo sponsor, per me le persone trovate positive prima del Giro sono malate e si devono curare. Nel 2013 essere trovati positivi all’Epo è una cosa da dementi. Sbagliare nella vita può succedere a tutti ma ripetersi è da malati, che fosse cretino fino a questo punto non lo pensavo”.

Intanto, nonostante le condizioni meteo continuino a non essere favorevoli, la nuova tappa del Giro con arrivo sulle Tre Cime di Lavaredo è stata confermata, sia pure decurtata dei passaggi nei passi più insidiosi. Nibali in pratica non ha più avversari. Un Giro insomma senza più grande spettacolo e macchiato di nuovo dal doping. Peccato.

 
 
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