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Il Giubileo di chi ogni giorno lotta contro l'usura e l'azzardo

14/01/2016  La Consulta Nazionale Antiusura si è ritrovata alla Caritas di Roma per varcare la Porta Santa della Carità e fare il punto con esperti e giuristi sulla legge n. 3 del 2012 che aiuta le famiglie in crisi a causa dell’indebitamento e dell’usura. Galantino: «C’è ancora poca attenzione su questa piaga sociale»

Giubileo è anche aiutare le famiglie e le persone a liberarsi dalla morsa dei debiti, dal rischio dell’usura, dalle trappole dell’azzardo di Stato che sta arruolando al gioco patologico un’ampia fetta della popolazione italiana e dalle spire di una crisi economica che ha travolto migliaia di imprese. Per questo motivo la Consulta nazionale antiusura “Giovanni Paolo II” si è ritrovata all’Ostello Luigi Di Liegro della Caritas di Roma, vicino alla stazione Termini, per varcare la Porta Santa della Carità che papa Francesco ha aperto il 18 dicembre scorso. Un luogo fortemente simbolico perché fu proprio con l’incoraggiamento di don Di Liegro che nel 1995 nacque la Consulta ora presieduta da mons. Alberto D’Urso.

C’era il segretario della Conferenza episcopale italiana, Nunzio Galantino, a celebrare la messa e guidare la preghiera penitenziale. Ha mandato un telegramma il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, invocando «luce e i doni dello Spirito Santo perché si lotti con tutte le forze per sconfiggere le diffuse piaghe sociali dell’usura e dell’azzardo che generano continui fallimenti non solo economici, ma anche familiari ed esistenziali». Mons. Galantino ha sottolineato che non c’è ancora una sufficiente attenzione da parte delle istituzioni contro le piaghe dell'usura e dell'azzardo che mettono in difficoltà molte famiglie italiane: «È sotto gli occhi di tutti, qualche segnale c'è ma rispetto alla drammaticità della situazione è insufficiente», ha detto. E questa insufficienza riguarda «non solo le risorse che vengono stanziate ma anche l'attenzione che viene rivolta al problema. Difficilmente si parla di queste realtà, se non per fatti straordinari, ma anche l'ordinarietà in questi casi porta sempre il nome “tragedia”».  

I numeri delle piaghe che ogni giorno la Consulta Antiusura combatte li ha forniti mons. D’Urso:  «Sono oltre un milione e quattrocento mila», ha spiegato, «le famiglie italiane che secondo i recenti dati diffusi dalla Banca d’Italia che versano in una condizione di vita fallimentare, cioè non sono in condizione di progettare il futuro con e per i propri figli. E che sono oltre 340mila le macchinette, tra slot machines e videolottery che distribuiscono illusioni e seminano disperazione. Sono, infatti, oltre 900mila gli italiani giocatori d’azzardo patologici o a rischio dipendenza”.

Un momento del convegno
Un momento del convegno

Un bilancio luci e ombre sulla legge del 2012

 Uno strumento normativo importante a disposizione delle ventotto fondazioni Antiusura italiane è la Legge  n. 3 del 2012 “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovrindebitamento”, che finalmente da qualche mese, dopo quattro anni, ha un regolamento attuativo. L’incontro alla Caritas di Roma è stata l’occasione per tracciare un primo bilancio di questa legge. In sostanza, come ha spiegato la dott.ssa Monica Montanari dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Reggio Emilia, la normativa offre alle famiglie tre possibilità: la prima comporta la redazione di un piano del consumatore che interrompe la situazione di crisi economica; la seconda è una sorta di concordato preventivo, che tramite un accordo con i creditori si procede all’abbattimento del debito; la terza, che è la soluzione peggiore, comporta la liquidazione del patrimonio. Con le tre procedure, dunque, il consumatore termina di essere inseguito dai creditori e riacquista la capacità reddituale.

Il professore Maurizio Fiasco, sociologo, consulente della Consulta Nazionale Antiusura, ha messo in guardia sul gioco d’azzardo: «Non si può pensare di uscire dalla crisi», ha detto, «con il fardello di una importante fetta della popolazione indebitata, a rischio usura o sotto usura, anche a causa dell’azzardo. Una piaga sociale è il gioco che genera depressione per l’economia, riduce il consumo di beni e servizi innescando un moltiplicatore economico negativo fatto di sovrindebitamenti, fallimenti di imprese e famiglie e licenziamenti dei lavoratori.  È necessario pertanto riportare la persone e le imprese in bonis utilizzando le buone prassi di prevenzione e componimento dei debiti delle Fondazioni Antiusura che in questi anni di attività hanno salvato circa 8 mila famiglie».

Per l’avvocato Giuseppe Mazzotta, presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani della Provincia di Pisa, la Legge 3 del 2012 «è un’opera incompiuta che contiene tutte le potenzialità per esprimere germi di speranza». Dello stesso avviso anche il costituzionalista Attilio Simeone: «È una legge che poteva riuscire meglio», ha dichiarato, «perché è di stampo nord europeo e forza l’ordinamento giuridico italiano. La norma dimostra che il legislatore ha preso atto della grave situazione debitoria delle famiglie italiane ma dimentica le Fondazioni e tutto il bagaglio di conoscenze in materia di prevenzione dell’indebitamento, dell’usura e di supporto alle persone sotto usura. Noi rivendichiamo il ruolo di solidarietà sociale ed economica delle Fondazioni che hanno svolto in venti anni, così come richiamati dall’articolo 2 della Costituzione. Se il Fondo di Prevenzione dell’usura venisse finanziato in modo congruo e costante non ci sarebbe bisogno della legge n. 3 del 2012. Le Fondazioni antiusura con tutto il loro know how dovrebbero essere a disposizione dello Stato».

Il Prefetto Santi Giuffré, commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, ha ringraziato l’impegno della Consulta, «con la quale», ha detto, «abbiamo intrapreso un percorso comune per prevenire e liberare le vittime dell’usura e del racket, due fenomeni che vanno affrontati insieme e contrastati con un fronte comune con le istituzioni». Infine, degli aspetti psicologici e familiari dell’impoverimento ha parlato la dott.ssa Franca Mora, psicologa, esperta di sovraindebitamento e di servizio sociale: «L’impoverimento», ha spiegato, «non è un problema solo finanziario, ma  concerne anche i valori di unità e  vulnerabilità della famiglia. Quando ci sono problemi economici in un nucleo familiare si tende ad abbandonare il ruolo di genitore poiché la ricerca del denaro assorbe tutte le attenzioni e le energie. I minori quindi sono trascurati e la famiglia si disgrega. Sono problematiche di convivenza che non possono essere trascurate. Se una famiglia non ritrova il suo equilibrio, non avrà la forza per risolvere le problematiche dell’indebitamento».  

 
 
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