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Cardinale Vallini
 
Credere

Il Giubileo, una scossa per Roma

19/12/2015  Per il vicario del Papa la città ha bisogno di rinnovamento e l’Anno santo è l’occasione giusta. Ma serve l’impegno di tutti, a partire dai cristiani

Il cardinale Agostino Vallini è vicario per la diocesi di Roma.
Il cardinale Agostino Vallini è vicario per la diocesi di Roma.

Vicario di due Papi, compagno di strada di due prefetti. Il cardinale Agostino Vallini ha compiuto 75 anni il 17 aprile scorso e, come prassi, ha consegnato la lettera di dimissioni al Papa. La missiva al momento resta in un cantuccio, mentre la diocesi entra nel vivo dell’Anno giubilare con il corredo di tutta la complessa gestione del tema sicurezza. Vallini è entrato in carica un mese dopo l’elezione a sindaco di Gianni Alemanno, che raccoglieva un Comune commissariato; ha visto passare i due anni di Ignazio Marino e oggi, a mandato scaduto, si ritrova con un Campidoglio di nuovo commissariato.

 Originario di Poli, diocesi di Tivoli, una specializzazione in Diritto canonico, Vallini ha insegnato alla Lateranense e alla Facoltà teologica di Napoli, di cui è stato anche decano. Dieci anni da vescovo ausiliare a Napoli, cinque a capo della diocesi di Albano e cinque come prefetto del tribunale della Segnatura apostolica, dal 27 giugno 2008 il cardinale è vicario del Papa: prima di Benedetto XVI e ora di Francesco.

L’8 dicembre si è aperto il Giubileo della misericordia. Cosa significa per la Chiesa di Roma?

«Una grazia del Signore. Viviamo un tempo complesso di transizione e, per tanti aspetti, confuso e sofferto; il Giubileo, che secondo la Bibbia ristabiliva l’equilibrio e l’equità nelle relazioni umane, può aiutare a riconsiderare i valori fondamentali e i punti di riferimento della vita personale ed ecclesiale, sperimentando la misericordia di Dio, e così riaffermare che l’ingiustizia e il male non sono invincibili. È quanto serve oggi».

 Roma è arrivata preparata al Giubileo? Molti denunciano cantieri ancora chiusi, rischi di sovraffollamento negli itinerari dei pellegrinaggi giubilari…

«Io penso che non sono questi i problemi più difficili da risolvere. È vero, l’8 dicembre, giorno di apertura del Giubileo, non era tutto pronto; ma a breve tutti i lavori previsti saranno completati e la città sarà in grado di sostenere egregiamente l’impegno di accoglienza dei pellegrini. Roma è una città ospitale e all’altezza delle sue migliori tradizioni».

Lei di recente ha scritto una Lettera alla città. Sono evidenti i segni di sofferenza, di degrado, di corruzione.

«La nostra città − ma la crisi riguarda anche altre città italiane e tanti Paesi del mondo − ha bisogno di una riscossa spirituale, morale e sociale. Roma è afflitta da varie malattie che hanno indebolito il tessuto sociale e le stesse istituzioni. A me sembra che sia stata colpita da una diffusa “anemia spirituale”, che ha come annebbiato le alte e nobili visioni che salgono dalla sua storia e dal cuore dei suoi cittadini. La città ha bisogno di cura con una energica terapia che immetta nel corpo sociale sangue ossigenato per liberarlo da una gabbia di stanchezza, di affaticamento, di rassegnazione e rianimarlo, riattivando e sviluppando le tante risorse sane presenti. La Lettera alla città è un appello alla comunità ecclesiale e civile a non perdersi d’animo, a rimboccarsi la maniche, a fare ciascuno la sua parte».

Lei è fiducioso?

«Sì. Il Giubileo può essere una ripartenza per immettere nel tessuto sociale cittadino energie positive che facciano superare i mali che ci affliggono, per cooperare insieme al cambiamento. Naturalmente è indispensabile l’impegno di tutti».

La capitale è commissariata. Come giudica il lavoro della classe politica e amministrativa che ha governato la città in questi anni?

«Non intendo dare lezioni a nessuno, né condannare persone e istituzioni verso le quali anzi nutro rispetto, consapevole che la gestione della cosa pubblica è cosa complessa, tanto più a Roma. Detto questo, non posso negare che in tanti casi i rappresentanti delle istituzioni non hanno dato un bell’esempio di servizio al bene comune».

Su cosa occorre lavorare per migliorare la vita a Roma?

«Roma ha urgente bisogno di una forte ripresa della qualità della vita quotidiana. Che significa legalità, tutela dei diritti, giustizia sociale, lavoro, efficienza dei servizi, ma  anche senso civico, rispetto reciproco, buona educazione, solidarietà. Dobbiamo recuperare l’orizzonte comune dell’esperienza umana, il senso condiviso della inviolabile dignità di ogni persona, il tessuto delle genuine relazioni interpersonali, che si esprimono nella responsabilità di tutti verso tutti e che danno senso alla convivenza civile. Dobbiamo impegnarci per un “nuovo umanesimo”».

E qual è il ruolo dei cristiani laici?

«I laici cristiani, che per vocazione sono impegnati a costruire le realtà del mondo ordinandole secondo Dio, non possono defilarsi dalle responsabilità e dalle fatiche di promuovere reti positive di vita sociale giusta e serena. Sono essi i primi ad avviare la riscossa di Roma per condividere con tutti, credenti e non credenti, obiettivi e progetti per una città degna dell’uomo».

A proposito di sicurezza, non ha paura di qualche attacco terroristico, che tra l’altro l’Is ha già annunciato?

«I gravi e ripetuti fatti di Parigi hanno seminato preoccupazione e sconcerto. Ma andiamo avanti e confidiamo nel Signore, che tocchi i cuori e fermi le mani omicide. Il sangue e le guerre non sono mai state una soluzione ai problemi dei popoli. Ma è anche urgente che la diplomazia internazionale e l’Europa si impegnino sul serio, superando gli egoismi nazionali e lavorando per una  solidarietà inclusiva. È necessario superare il degrado sociale e civile, le sacche di povertà, dove soprattutto gli immigrati sopravvivono, subendo una umiliante emarginazione».

Come sta cambiando la Chiesa di Roma con Francesco?

«Il Papa, con la sua testimonianza e il suo magistero, apre orizzonti e incoraggia i cristiani a uno stile di vita più coerente con il Vangelo. L’autorevolezza del Santo Padre è un alto riferimento per tutti, che aiuta a riscoprire il vivere umano e spinge a sviluppare buone relazioni tra le persone e nelle istituzioni».

Roma è una città plurale. Quanto il tema del dialogo ecumenico e interreligioso verrà sottolineato in questo Giubileo?

«Sono convinto che il Giubileo aiuterà a sviluppare ancora di più i buoni rapporti con  le altre comunità cristiane e il dialogo interreligioso. Il messaggio biblico della misericordia è un bene per tutti». 

 
 
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