Siamo sinceri: non ce l'aspettavamo proprio. Tanto meno nel punto più critico della sua breve ma sempre tormentatissima storia. Proprio nel momento in cui la sentenza di condanna definitiva a Berlusconi per frode fiscale sembrava aver dato il colpo di grazia a una coalizione composita e strutturalmente precaria, vanificando ogni residua speranza di sopravvivenza, il Consiglio dei ministri del 2 agosto ha varato un disegno di legge in materia di cultura che va esaminato con attenzione.
L'impressione è che contenga diversi elementi positivi e che, in generale, ponga fine alla tendenza a tagliare i finanziamenti a un settore ritenuto, a torto, un costo che non ci si può permettere. Proviamo a vederne i principali punti. Un articolo del disegno di legge riguarda la valorizzazione di Pompei: «Rappresenterà il simbolo di quello che siamo capaci di fare... È stato deciso di creare l'Unità grande Pompei, ci saranno un direttore generale e una sovrintendenza speciale per Pompei, Ercolano e Stabia», ha dichiarato il mistro alla Cultura Bray. Il provvedimento fa riferimento anche alla Reggia di Caserta, al polo museale di Napoli e alla Reggia borbonica, con l'obiettivo di dare un segnale anche simbolico di attenzione ai beni del Mezzogiorno.
Non solo parole, ma anche soldi: vengono stanziati 14 milioni per interventi nei musei, otto dei quali per il completamento dei nuovi Uffizi di Firenze e quattro pe rla realizzazione del Museo nazionale dell'ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara.
Il ministro Massimo Bray ha dato risalto anche a un'altra misura: dal 2014
saranno riassegnati interamente al ministero dei Beni culturali gli
introiti della vendita dei biglietti e i proventi del merchandising
relativi ai siti culturali, che con la Finanziaria del 2008 erano stati ridotti
fino all'attuale 10-15 per cento. «Questo aspetto ci consentirà di tenere aperti i musei
e di utilizzare al meglio le risorse».
Si affronta l'annosa questione delle fondazioni lirico-sinfoniche, che versano in uno stato disastroso. Verrà istituito un fondo di 75 milioni di euro, gestito da un commissario straordinario. Nel contempo, si impone il pareggio di bilancio. Annullati i tagli annunciati nell'ambito della spending review relativi ai teatri stabili, ripristinata a 90 milioni di euro la cifra del tax credit per il cinema. Di questa misura potrà godere anche la musica, per una somma di cinque milioni di euro. Infine, 500 giovani saranno assunti per un periodo determinato di tempo per sviluppare la digitalizzione e la catalogazione del nostro patrimonio culturale.
Che dire? Impossibile negare che si tratti di un intervento organico, coraggioso (affronta nodi come i debiti delle fondazioni lirico-sinfoniche), consistente. E ha ragione Letta a rivendicare il fatto che, dopo anni e anni di tagli, inverte una tendenza e indica una direzione nuova.
Non sarà questo disegno di legge a salvare il Governo lLtta, né basterà a salvare la cultura. Tuttavia va preso atto che esprime una coscienza nuova del nostro patrimonio culturale e indica un modello e una strategia finalmente innovativi di politica culturale.
Resterà in vita abbastamza il Governo Letta per convertire in legge il disegno? Almeno per la cultura, c'è da augurarsi di sì.