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Il grido dei vescovi del Salento: «Liberaci dal fango degli interessi»

28/03/2015  Una Via Crucis fino a Santa Maria di Leuca e un messaggio ai fedeli per Pasqua. Sono le iniziative dei presuli delle cinque diocesi del Salento per esprimere vicinanza a chi è stato colpito dal disseccamento degli ulivi e denunciare i rischi ambientali e sanitari legati allo sfruttamento del territorio e all’inquinamento, dall’Ilva alle trivellazioni dei fondali nell’Adriatico

«Un cancro sta smorzando la speranza di una terra già povera e che possiede la sola ricchezza del Creato e dell’ingegno dei suoi figli: ulivi secolari verdeggianti, mare cristallino e incontaminato, mani ruvide di lavoro e che per natura sanno donare». E ancora: «Il Signore procede lungo la Via della Croce ascoltando il gemito di una terra che piange e la cui invocazione trapassa il cielo. È il grido di una terra che chiede di essere liberata dalla morte: muore la memoria raccontata dai tronchi danzanti degli ulivi secolari uccisi dalla xylella, muore la purezza cantata dalle onde di un mare limpido minacciato da trivellazioni del fondale marino, muore la speranza di mani e di menti che si devono arrendere nella lotta impari con chi vuole che il “sud” resti sempre “sud”, non dando altra scelta se non quella di impugnare la valigia dell’emigrazione».

Scelgono parole forti i vescovi delle cinque diocesi del Salento (Domenico D'Ambrosio per la diocesi di Lecce, Domenico Caliandro per quella di Brindisi-Ostuni, Donato Negro per quella di Otranto, Fernando Filograna per quella di Nardò-Gallipoli e Vito Angiuli della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca) per sollevare il velo sul dramma della “xylella fastidiosa”, che rischia di distruggere il paesaggio rurale della Puglia e sul quale sta indagando la magistratura, e sullo sfruttamento del territorio, dalla costruzione del gasdotto Tap alle annunciate trivellazioni del fondale marino nell’Adriatico alla ricerca di idrocarburi fino all’allarme per l’inquinamento e i danni ambientali che hanno fatto balzare il Salento ai primi posti in Italia per il tasso di mortalità da tumore.

Per questo, i presuli salentini hanno deciso di celebrare una Via Crucis, lunedì sera, da Gagliano del Capo al Santuario di Santa Maria di Leuca. Una preghiera per esprimere vicinanza e solidarietà della Chiesa a tutti gli operatori del settore colpiti dal disseccamento degli ulivi [clicca qui per vedere le foto] ma anche un’occasione per denunciare – nel solco del magistero di papa Francesco – i problemi sociali ed economici che aumentano le disuguaglianze sociali e l’oltraggio al Creato di cui, sottolineano i vescovi, «l’uomo è solo  custode ma non padrone».

«Siamo compagni di condanna, Signore», si legge nella meditazione della I stazione. «Anche noi ci sentiamo accerchiati da voci che urlano: “Muori! Muori!”. Estirpare gli ulivi malati, trivellare le nostre coste, ammassare sogni e idee sui treni per viaggi verso i “nord”. La malattia di Pilato sembra aver contagiato mente e cuore: ci si lava le mani con un bel “non c’è altro da fare”».

Un riferimento esplicito al disseccamento che sta divorando gli ulivi arriva alla V stazione: «Se non diventiamo anche noi dei Cirenei», si legge, «la xylella non succhierà solo la linfa degli ulivi, ma anche quella della nostra vita! Siamo chiamati a diventare Cirenei!  Cirenei dei dolori e delle angosce dell’Uomo, perché il suo grido ci spinga a spianare strade di solidarietà e sostenibilità, dove non ci sia più chi muore di fame, né chi muore di tumore! Siamo anche chiamati a diventare Cirenei delle gioie e delle speranze della Terra, perché l’armonia delle origini possa pian piano riprendere il posto del caos, il grigiore dell’Ilva e di altre industrie che rendono cinereo il mondo, torni ad essere soppiantato dalla bellezza dei prati coperti di erba e di fiori e dall’antica sapienza nascosta nelle verdeggianti chiome degli ulivi».

Ancor più forte il monito nella meditazione per la VI stazione: «Una terra denudata delle sue bellezze ambientali e delle sue risorse umane ci chiede la conversione del cuore e invita a spogliarci delle maschere dei padroni per indossare la nudità dei buoni custodi».  

Infine, l’invocazione finale: «Liberaci dal fango di ogni tipo di interesse, perché possiamo custodire i nostri campi e il nostro mare; liberaci da ogni paura che, come il freddo della notte, svilisce i nostri sogni e, come l’afa del mezzogiorno, secca la loro linfa vitale. Fa’ che la fatica per rendere la nostra terra bella e piena di frutti, vinca sul possesso e sullo sfruttamento selvaggio per l’ingordigia di pochi. Fa’ che questo esodo forzato giunga a una terra promessa, piena di fraternità e solidarietà, e che i giovani possano correre liberamente su campi seminati di futuro, vegliàti ancora dagli ulivi secolari del nostro Salento».  

Oltre alla Via Crucis i vescovi hanno inviato un messaggio ai fedeli per Pasqua: «L’emergenza dei tumori nel Salento», scrivono nel lungo messaggio, «si presenta in un drammatico aumento, talvolta in relazione a scelte industriali con gravi effetti inquinanti. Il più delle volte, a pagarne le spese sono i più poveri, spesso senza adeguate tutele sanitarie. Ugualmente deplorevoli sono i fenomeni di corruzione che dilapidano risorse pubbliche ed episodi di intimidazione che inquinano la vita sociale».    

Una mobilitazione corale della Chiesa salentina in linea con l'impegno di papa Francesco che ha dedicato questi giorni prima di Pasqua all’ultima revisione dell’enciclica sull’ambiente e la salvaguardia del creato la cui pubblicazione dovrebbe avvenire entro l’estate.  

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