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mercoledì 04 ottobre 2023
 
 

Il crepuscolo del servizio civile

18/10/2011  Compie dieci anni, ma ha già il fiato corto. Il Governo taglia i fondi. L'ultimo bando, che scade il 21 ottobre, prevede solo 20.123 posti. Bisogni e domande, invece, aumentano...

Festeggia dieci anni di vita, ma ha il fiato corto. Il servizio civile in Italia è disciplinato dalla legge 64, del 6 marzo 2001; risponde a una serie di bisogni in netta crescita, vista la crisi che fa scempio del welfare; si conferma sempre più palestra privilegiata di cittadinanza, ma suo malgrado vive una stagione crepuscolare che non lascia presagire nulla di buono.

E' una realtà contraddittoria, quella che contraddistingue il servizio civile, oggi. Da una lato, la voglia di impegnarsi e la speranza di imparare attraverso un lavoro nel sociale (retribuito, poco, ma retribuito, il che non guasta) causano il costante aumento delle domande dei giovani. Nello stesso tempo, però, l'offerta - dopo una partenza beneaugurante - è stata via via ridotta. Dopo un avvio, nel 2001, con 396 posti, già diventati 16.079 l'anno successivo e 35.897 nel 2003, nel 2006 c'era spazio per 57.119 persone. L'ultimo bando, invece, quello che scade il 21 ottobre, prevede - per tutto il 2011 - appena 20.123 posti. A questo crollo corrisponde una drastica riduzione dei fondi stanziati dal Governo: nel 2009 lo Stato aveva messo a disposizione 299 milioni di euro, la Finanziaria 2011 ne prevedeva solo 110. Poi è arrivata un'integrazione di 24 milioni da distribuire su tre anni, una piccola boccata d'ossigeno che quest'anno permetterà di mantenere il numero di posti sostanzialmente invariato rispetto all'anno scorso, ma per il prossimo triennio si annunciano nuovi tagli selvaggi.

Sia a livello nazionale che regionale, i dati ci consegnano un sistema inceppato, che rischia di collassare: attualmente, su quattro progetti presentati dagli enti accreditati agli uffici del servizio civile, solo uno riceve i finanziamenti necessari per diventare realtà. Di conseguenza gli enti riducono il numero di progetti (anche perché la presentazione comporta un notevole lavoro) e quindi, nonostante le esigenze nel sociale siano in continuo aumento,  tante proposte rimangono chiuse nei cassetti.  

Insomma, una volta di più: i posti calano proprio mentre le domande crescono. L'anno passato, a fronte di circa 20.000 posti le candidature sono state oltre 70.000 e nelle regioni del Sud le domande erano quattro volte superiori alle offerte. Questo boom di candidature si spiega con ragioni diverse. Sicuramente la spinta etica è forte: tanti ragazzi desiderano impegnarsi in progetti di aiuto concreto,  sia in Italia che all'estero. I settori sono quelli che fanno capo all'assistenza (di vario genere: ai minori, agli anziani, ai tossicodipendenti, ai disabili), alla  protezione civile, alla tutela sia dell'ambiente che del patrimonio artistico e culturale.

Ma ci sono anche motivi economici: in tempi di precariato e insicurezza, il servizio civile offre la possibilità di lavorare per un anno, 30 ore alla settimana, con un'indennità mensile netta di 433,80 euro, un'opportunità cui molti guardano con speranza. L'ultimo bando alza da 28 a 29 anni il limite di età per candidarsi, un dato che la dice lunga sulle condizioni dei giovani (in realtà sempre meno giovani) e sulle loro difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro. Se fino a qualche anno fa, soprattutto al Nord, c'era una discreta percentuale di volontari che venivano inseriti nei progetti e che poi lasciavano il servizio per seguire opportunità lavorative allettanti, ultimamente il tasso di abbandono si è quasi annullato, segno che le alternative al Servizio non sono molte.

Visto lo scenario tutt'altro che rassicurante, numerose associazioni, a cominciare dalla realtà cattoliche, chiedono una trasformazione radicale del servizio civile. Se ne discute da anni: finora sono stati depositati in Parlamento ben 14 disegni di riforma, di cui uno presentato dal Governo, ma la discussione è ancora in alto mare. Il Sottosegretario con delega al servizio civile Carlo Giovanardi vorrebbe abolire l'attuale sistema "misto", in cui concorrono sia lo Stato che le Regioni, per tornare a una gestione centralizzata dei fondi: «O si fa la riforma o si muore», ha recentemente dichiarato Giovanardi all'agenzia di stampa Il Redattore sociale. «Oggi dobbiamo operare su due temi»,  ha poi precisato il sottosegretario. «Per primo rendere ancora più chiara la relazione che c’è tra il Servizio civile nazionale e la difesa della Patria. Poi dire agli enti che i programmi devono avere attinenza con la formazione della cittadinanza attiva e non essere tappabuchi del welfare delle regioni. Se il Servizio Civile serve solo a integrarsi nel welfare territoriale perché le Regioni ne hanno bisogno è meglio cancellarlo».

Sul versante opposto sta la proposta della Lega Nord, che invece vorrebbe una gestione esclusivamente regionale delle risorse. Punti di vista opposti che non sembrano lasciare molto spazio a una linea comune. C'è anche chi, pensando al futuro, immagina un servizio civile aperto ai giovani stranieri, ma l'idea ha incassato un risoluto no del Governo.  

Lorenzo Montanaro  

Massimo Paolicelli, classe 1965, una vita nel volontariato, è il presidente dell'Associazione Obiettori nonviolenti (Aon). Sul servizio civile ha le idee chiare: "«Nel 2010», dice, «lo Stato ha speso oltre 20 miliardi di euro per sostenere le spese militari. Si sprecano risorse immense nell'acquisto dei cacciabombardieri F-35, per non parlare della mini-naja, una vera presa in giro. Si promette ai ragazzi una carriera militare, ben sapendo che in realtà le Forze armate non sono in grado di assorbire nuove leve. A fronte di queste cifre vertiginose, gli investimenti destinati al servizio civile sono briciole».

Secondo Paolicelli il sistema andrebbe completamente rinnovato. «Non è possibile che il futuro del servizio civile, con tutto il suo potenziale di progetti e volontari, debba essere appeso al filo dei fondi governativi: ogni anno le risorse diventano più scarse e ocorre raschiare il fondo del barile per andare avanti. Invece sarebbe fondamentale ragionare con una logica opposta, esattamente come avviene per i programmi militari: prima verificare le emergenze del Paese, poi, in base a queste necessità, decidere quanti volontari impiegare e pianificare le risorse necessarie».


Un segnale d'allarme viene anche da Francesco Spagnolo, responsabile di Esseci Blog, sito internet del Tavolo ecclesiale sul servizio civile, un'inesauribile miniera di dati e testimonianze: «E' spiacevole e doloroso notare quanti passi indietro siano stati fatti negli ultimi anni», afferma Spagnolo. «L'Italia ha in qualche modo "inventato" il servizio civile volontario, tanto che altri Stati europei si sono ispirati al nostro Paese per costruire progetti di crescita e di sviluppo. Ma ora la situazione è rovesciata: o lo Stato mette mano a nuove risorse, oppure, nel giro di qualche anno, rischiamo di dire addio a un'istituzione di immenso valore».


Le grandi associazioni attive nel sociale, realtà cattoliche in primis, fanno da sempre molto affidamento sui servizio civile. La Caritas, ad esempio, nel 2010 era al quarto posto nella "top ten" nazionale degli enti per numero di volontari. Quest'anno, però, ha registrato una flessione negativa che la ha fatta slittare di una posizione.  «Per noi i volontari sono una risorsa primaria», spiega Diego Cipriani, Caritas, «anche se negli ultimi anni abbiamo dovuto ridimensionare il loro ruolo, vista l'incertezza sui finanziamenti ai progetti».

Dal 2006 al 2008 Cipriani ha diretto l'Ufficio nazionale del servizio civile. Alla luce di questa esperienza commenta: «Sicuramente la legge attuale va rivista, non credo però che una riforma sia sufficiente. C'è un più generale problema di disattenzione. In questo momento non posso che unirmi alle parole dette lo sorso marzo da monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana: se il numero di giovani che possono partecipare al servizio civile continua a diminuire, questa esperienza finirà per diventare insignificante. Altro che giovani demotivati e disattenti alle necessità del sociale – conclude Cipriani – ai ragazzi il servizio civile interessa. E allo Stato interessa?».  

Lorenzo Montanaro  

Nel 2011 il servizio civile volontario compie dieci anni. Dal 2001, infatti, sono in vigore le norme attuali che hanno sostituito la vecchia legge sull'obiezione di coscienza, emanata nel '72 su impulso dei movimenti pacifisti e antimilitaristi. I tempi in cui il servizio civile era un'alternativa alla naja ormai giacciono riposti nel cassetto dei ricordi. Sono cambiate le regole, sono cambiati i giovani, eppure qualcosa è rimasto costante nel tempo. Oggi come in passato il servizio civile è un'occasione per crescere, per riflettere e confrontarsi con realtà quotidiane a volte molto difficili.

Tra i 18.513 volontari attualmente in servizio sul territorio nazionale c'è Stefania Demichelis, 26 anni, piemontese, che ha deciso di impegnarsi con il Gruppo Abele di don Luigi Ciotti. Scelta coraggiosa: la sua attività si svolge in una casa di accoglienza per malati di Hiv, molti dei quali hanno alle spalle storie di tossicodipendenza. Stefania vive gran parte della sua giornata con gli ospiti della casa, cucina insieme a loro, li aiuta a riordinare le stanze, li segue nel lavoro, nei momenti di riposo, nelle gite, nei laboratori artistici.

E poi, affiancata da educatori, medici e psicologi, partecipa alle attività di supervisione dei percorsi individuali. «Il contatto umano è l'aspetto fondamentale», racconta. «Ho scelto questo luogo per un bisogno di andare oltre la superficie, per approfondire e verificare i miei valori. Il lavoro è duro e ci espone al contatto con la malattia e la sofferenza, ma io me ne sono innamorata. Non sempre questo succede, ovviamente, però penso che un'esperienza del genere sia un bagaglio prezioso per tutti, anche per chi poi sceglie strade diversissime».

Come tanti ragazzi della sua età, Stefania si prepara a entrare nel mondo del lavoro: «Mi piacerebbe trovare un impiego nel sociale e credo che questi mesi di Servizio siano stati un buon banco di prova. Però so che la realtà lavorativa è diversa: qui sono stata seguita da un team molto affiatato e mi sono sempre sentita libera di esprimere la mia opinione. Non è detto che questo mi ricapiti in futuro". Di ragazzi come Stefania il Gruppo Abele avrebbe un gran bisogno, ma ultimamente la crisi si sente. «Fino al 2005 – spiega Emanuela Olivo, responsabile per il servizio civile - potevamo contare su 40 ragazzi per anno. Attualmente ogni bando ci assegna appena 12 volontari, mentre le richieste sono a volte anche 90: è frustrante dover dire di no a tante persone motivate».

C'è anche chi si lancia verso orizzonti lontani, scegliendo un'esperienza all'estero. Paolo Dell'Oca, milanese, 30 anni e un grande amore per l'Africa, ha trascorso un anno in Etiopia, seguendo un progetto della Caritas Ambrosiana. Ha lavorato fianco a fianco col cappellano di un carcere, vicino ad Addis Abeba. «Ascoltare: questo era il mio ruolo»,  racconta. «Stare vicino alle persone, portare un po' di accoglienza e di spiritualità in un luogo completamente isolato».

Lì, Paolo ha incontrato gente incarcerata per errore o semplicemente per povertà. «Ho conosciuto una ragazza diciottenne, che aveva subito violenza e invece di trovare giustizia era stata arrestata per furto. Era incinta, ma non aveva denaro per crescere il bambino, che infatti è stato dato in adozione. Nel ricordare quella storia provo un misto di sentimenti opposti: da un lato il dolore di una mamma costretta a separarsi da suo figlio, dall'altro la speranza di chi, come il cappellano,  gli infermieri e le persone della casa di adozione, ha lavorato per dare al piccolo un futuro migliore».

Finito il servizio Paolo non si è allontanato dalla Caritas ambrosiana: anzi, è proprio lì che oggi lavora. Ripensando al suo anno in Etiopia dice: «La ricchezza di questa esperienza sta tutta nel suo nome: servizio. Il luogo non conta: in Africa o ad Abbiategrasso lo spirito è lo stesso. Non si tratta di aggiungere un titolo al curriculum, ma di crescere, prendersi cura di se stessi e degli altri, credere nei propri sogni e dare spazio a uno sguardo nuovo». 

Lorenzo Montanaro               

 
 
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