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martedì 22 giugno 2021
 
intervista
 

«La bici di mons. Delpini “invita” a vivere la vita come servizio»

05/01/2021  Nel suo ultimo libro, “Concatenati”, Agostino Picicco compie un viaggio nel mito delle due ruote, dai grandi campioni agli aneddoti sull’arcivescovo di Milano e don Tonino Bello: «È il mezzo giusto per vedere le cose: a piedi si è sempre di fretta, in auto andiamo veloci»

La copertina del libro
La copertina del libro

Agostino Picicco, scrittore e giornalista, si sofferma sempre su aspetti piccoli, almeno in apparenza, del quotidiano. Ma ogni volta riesce ad abbozzare ritratti particolari, tirare fuori aneddoti poco conosciuti e offrire ai lettori una chiave di lettura e di riflessione fuori dagli schemi. Nel libro Concatenati. Vite in bicicletta (Secop Edizioni) ripropone le interviste ad alcuni dei maggiori protagonisti del ciclismo degli ultimi lustri, tratteggia con grande efficacia il significato storico del Giro d’Italia (l’anno scorso spostato da maggio a ottobre a causa della pandemia) e ripercorre il rapporto dei campioni con Giovinazzo, la sua città natale, in provincia di Bari, una delle tappe dell’ultimo Giro. A impreziosire il libro c’è un cammeo dell’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, che ha scritto un racconto ad hoc sulla sua passione per la bici. La prefazione è di Mario Sicolo, giornalista e scrittore. Picicco lavora presso la Direzione Comunicazione ed eventi istituzionali dell’Università Cattolica di Milano, coordina le attività culturali dell’Associazione Regionale Pugliesi, è componente del Consiglio generale dei Pugliesi nel Mondo e della Fondazione don Tonino Bello. Lo scorso anno a Milano ha ricevuto la prestigiosa onorificenza dell’Attestato di Civica Benemerenza.

Perché un libro sul mito della bicicletta?

«Concatenati è stato pubblicato in vista del Giro d’Italia, posticipato a causa della pandemia da maggio ad ottobre, con una tappa nel mio paese di origine, Giovinazzo, in provincia di Bari. L’occasione è stata opportuna per proporre una riflessione ad ampio spettro sulla bicicletta nella storia del nostro Paese e nelle vicende e nei ricordi personali di ciascuno. Si pensi all’importanza dell’uso della bici per la salute e per l’ecologia, ma anche alla passione sportiva che suscita in ambito agonistico. In questo contesto lo stesso Giro d’Italia diventa un evento sportivo di notevole importanza che porta i beniamini del ciclismo ad attraversare i nostri borghi e le nostre terre in un tripudio di festa e di gioia».

Le due ruote uniscono tanti personaggi famosi. Quali storie racconti?

«In questo libro ho riproposto le mie interviste ad alcuni dei maggiori protagonisti del ciclismo degli ultimi lustri (personaggi del calibro di Ballan, Bettini, Bugno, Cassani, Chiappucci, Cipollini, Fondriest, Moser, Piepoli, Tafi) sui temi del mondo della bici, non solo e non tanto da un punto di vista sportivo e agonistico, quanto per l’interesse che oggi suscita dal punto di vista ambientale, economico, turistico. Emergono considerazioni, e talvolta punti di vista diversi, sul ciclismo e la sua valenza sociale – si pensi al ruolo giocato dopo la guerra – sulla formazione dei giovani, su ambiente, ecologia e salute, sui risvolti economici della bici, sul nuovo volto delle città con le ciclabili, su come il mondo sportivo uscirà trasformato dalla pandemia. Il volume è arricchito dai contributi di alcuni personaggi del mondo artistico, culturale e sociale che propongono ricordi e considerazioni sulla bicicletta».

L'autore Agostino Picicco
L'autore Agostino Picicco

Nel 2019 c'è stato un aumento delle vendite di bici in Italia, utilizzate non solo per fare sport ma anche per gli spostamenti quotidiani. Perché secondo te?

«I dati della bike economy sono in crescita con numeri impressionanti del 200-300% negli ultimi anni. Non è azzardato pensare che la bici possa essere considerata il mezzo di trasporto del futuro: se è vero che oggi c’è inquinamento a causa del traffico nelle grandi città, se l’auto porta via tanto tempo, la bici rende tutto più facile. Inoltre è il mezzo giusto per vedere le cose: a piedi si vede poco, in auto si passa velocemente, solo la bici rappresenta la misura ideale. La gente l’ha scoperto, anche grazie agli incentivi per gli acquisti. Così la bike economy negli ultimi anni ha avuto un grande impulso».

Qual era il rapporto con la bicicletta di don Tonino Bello?

«Il vescovo salentino ha usato molto la bici da seminarista per spostarsi nei vari paesi del Salento e salutare i suoi compagni di studi, e poi da educatore del seminario diocesano di Ugento. Nel periodo estivo organizzava gite che iniziavano con la colazione ad Alessano, a casa sua, offerta da mamma Maria e proseguivano attraverso le strade di campagna, dove esortava i giovani ad ammirare la bellezza e ad apprezzare la quiete di quegli scorci meravigliosi, per terminare con il bagno e i tuffi nelle acque cristalline del mare del Capo di Leuca».

Di recente, in un'intervista al Corriere della Sera anche l'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha detto di utilizzare la bici per i piccoli spostamenti. C'è qualche aneddoto particolare che hai raccolto sull'arcivescovo e la bici?

«Monsignor Delpini ha invitato a non mitizzare l’uso che fa della bicicletta, limitato a spostamenti di brevi distanze, per ridurre percorsi che in auto richiederebbero più tempo. Monsignore è provetto della bici, il cui uso in centro a Milano è alquanto problematico, ma penso che, oltre ad usufruire dell’utilità del mezzo, in modo discreto voglia dare una testimonianza di sobrietà e rivolgere un incoraggiamento a vivere la città a misura d’uomo. Sul senso dell’uso delle due ruote mi pare importante quanto ha indicato nel testo scritto per il mio libro, come è suo stile sotto forma di racconto, ipotizzando un dialogo con la sua bici, che si conclude considerandola un semplice strumento di servizio. Vi leggo, tra le righe, l’esortazione per tutti a intendere la vita come servizio, proprio come fa la sua modesta bicicletta».

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