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giovedì 23 settembre 2021
 
Made in Italy
 

Il Made in Italy "riscopre" l'America

03/08/2013  Diversi eventi fieristici, tra cui il gigantesco “Mrket”, dedicati alla moda maschile, hanno colorato di azzurro New York. E i dati dell’export italiano relativi ai primi cinque mesi di quest'anno confermano che il mercato Usa per le nostre aziende è in ripresa

New York si tinge di tricolore: 5 eventi fieristici in contemporanea , tra cui il gigantesco “Mrket”, dedicati alla moda maschile hanno inondato a fine luglio la grande mela di giacche, camicie, cravatte, scarpe e accessori Made in Italy mentre, oltre l’East River, il fiume che separa Manhattan dai sobborghi di Long Island,  200 orgogliosi proprietari di auto Fiat, d’epoca e non, da tutti gli Stati Uniti festeggiano i 30 anni del loro club  dando vita ad un enorme raduno in cui, tra le altre cose, si celebra e si festeggia il ritorno del marchio torinese in America.  

«Anche durante la crisi più nera l’America non ha mai abbandonato il Made in Italy», dice tra il soddisfatto e lo speranzoso, Pierpaolo Celeste, il nuovo direttore dell’Istituto del Commercio Estero (Ice) di New York da dove, oltre a fare promozione, per moda e agroalimentare, si coordinano tutti gli altri uffici dell’ente sul territorio americano.  

I dati dell’export italiano relativi ai primi cinque mesi di quest’anno non solo gli danno ragione ma dimostrano chiaramente che  – per quanto lenta e faticosa – la ripresa dell’economia americana si riflette sui numeri delle aziende italiane che dopo l’esplosione della bolla immobiliare del 2008 hanno tenuto duro, magari abbassando i margini fino ai limiti di sopravvivenza  («ma senza mai scendere a patti sulla qualità», sottolinea Celeste) pur di restare su quello che nonostante tutto rimane, per i nostri prodotti di punta, uno dei maggiori mercati di riferimento mondiale.  

L’aumento del 3,3 per cento nelle importazioni totali Usa registrato nei primi cinque mesi del 2013 (rispetto allo stesso  periodo dell’anno scorso) pone l’Italia seconda in Europa (di misura) solo a Francia (3,9 per cento) e Germania (4,9) e nel mondo a India, Corea, Svizzera e Israele. Se si vanno a guardare i settori specifici su cui il Belpaese la fa tradizionalmente da padrone i dati sono ancora più incoraggianti: cibi e bevande + 5,7 per cento (tra cui + 6.9 nei vini); moda +6.3, auto e veicoli terrestri + 7,3; farmaceutica + 18; arredamento +20 per cento.  

Attenzione, però: i numeri non devono abbagliare ne tantomeno illudere «In America non si può venire né per caso né per gioco: questo mercato ha delle regole precise e per avere successo bisogna sia conoscerle che rispettarle», avverte Celeste. In più, aggiungiamo noi , venire in America costa e non tutte le aziende italiane specie i tanti piccoli e medi produttori di quell’eccellenza che ci rende famosi nel mondo possono permettersi l’investimento iniziale.  

Insomma regole e costi spesso non si riescono ad affrontare da soli. Ecco dunque che tra i padiglioni del “Mrket”, spuntano rappresentanti dell’ICE (direttore in testa) del consolato di New York di Sistema Moda Italia (associazione di categoria nazionale che fa capo a Confindustria) di Banca Intesa San Paolo ( che con Sistema Moda ha appena firmato un accordo di collaborazione).

E tra le 124 spider e le X19 parcheggiate assieme alle nuove 500 al raduno di Long Island arrivano i responsabili del marketing da Detroit e i designer da Torino ad incitare chi la passione ce l’ha già sperando che alla lunga diventi contagiosa.  

Il fatto è che  con un mercato interno dove regna (e chissà per quanto ancora regnerà) una scoraggiante calma piatta, molte aziende sono arrivate al punto in cui o si esporta o si muore, e l’America, in lenta ma certa ripresa sembra offrire un’ottima opportunità di sopravvivenza. Gli italiani sono famosi per fare di necessità virtù e stavolta più che di necessità si tratta a dir poco di un’emergenza da codice rosso. Fosse la volta buona che “fare sistema” diventi qualcosa di più di una bella frase da dire ai convegni.  

Multimedia
L'orgoglio italiano al MRket di New York
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