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venerdì 19 agosto 2022
 
 

Il Manifesto della “Comunicazione non ostile” entra nelle scuole

15/05/2017  Lunedì 15 maggio dalle 10 alle 11.45 in contemporanea a Milano (questo l’evento centrale presso l’Unicredit Pavillon), Trieste, Matera e Cagliari dieci personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport e dell’informazione – alla presenza della Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli (alla quale sarà affidato l’intervento conclusivo) ‒ avranno il compito di raccontare i dieci punti del Manifesto agli studenti delle scuole secondarie.

Si tratta di nomi noti al mondo giovanile come Paolo Ruffini, la cantante Chiara, uno dei calciatori della rosa del Milan, l’attrice Diana Del Bufalo, Andrea Sesta di Lercio, Francesco Piccinini, direttore di Fanpage, Lodovica Comello, attrice cantante e presentatrice (che sarà presente attraverso un videomessaggio) e Marco Melano, di Commenti Memorabili. Da Trieste vi sarà anche l’intervento del professor Dario Gasparo, insegnante della scuola media “Caprin” e vincitore dell’Italian Teacher Prize, mentre a Matera – capitale della cultura europea 2019 – ci saranno Angela Mauro, giornalista dell’Huffington Post Italia, ed Alì Sohana, giovane mediatore culturale del Gambia.

 

L’evento “Condivido” sarà seguito in presenza nelle quattro città italiane ed in diretta streaming (questo il link) dalle oltre mille scuole che hanno aderito all’iniziativa in tutta la penisola: per un totale di circa 30 mila studenti coinvolti.

 

Dopo la presentazione e la firma a Trieste, nel febbraio scorso, il Manifesto è stata adottato in molte scuole italiane da docenti e genitori: «La grande sorpresa», racconta Rosy Russo, ideatrice del progetto, «è che in brevissimo tempo abbiamo iniziato a ricevere tantissime mail che ci raccontavano ciò che il Manifesto stava producendo: è stato appeso alle bacheche e nelle aule delle scuole, è stato tradotto in latino dagli studenti e sono nati diversi percorsi grazie agli insegnanti. La cosa più bella è che, di fronte al Manifesto, i ragazzi tirano fuori le proprie riflessioni in modo del tutto spontaneo, senza bisogno di fare molte domande. Ed è sempre più evidente che i giovani hanno una consapevolezza digitale molto più spiccata degli adulti: per loro alcuni dei principi erano ben assodati, prima ancora che fossimo noi a proporli».

 

«La cosa innovativa che il Manifesto offre» spiega Giovanna Mascheroni, docente di sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, che dal 2007 si occupa di bambini e Internet «è quella di porre attenzione su questi temi in modo non allarmistico. È facile parlarne in modo da creare panico morale, con il rischio di ottenere una chiusura totale da parte dei genitori… invece, riuscire a parlare dei rischi, a partire dalle opportunità che la rete offre, permette di porre l’accento sul fatto che la rete è un luogo di espressione e partecipazione».

 

Entrare nelle scuole significa offrire degli strumenti «per tutelare i diritti comunicativi dei giovani» prosegue Mascheroni «ma anche per offrire ai genitori delle linee guida da trasmettere ai loro figli e, soprattutto, da adottare in prima persona». E per i docenti? «I principi del Manifesto diventano una risorsa importante. Ai giovani non mancano le competenze informatiche, bensì, spesso, le competenze sociali: si tratta di renderli consapevoli rispetto alla gestione delle relazioni e rispetto al peso che le parole possono avere».

 

«Dal mio punto di vista» spiega Marina Tofful, insegnante di italiano e latino al Liceo “Carducci-Dante” di Trieste, che ha lavorato sul Manifesto insieme ai propri alunni «questi principi permettono ai ragazzi di ragionare sui propri comportamenti. Quando si dicono colpiti da uno di essi, e allo stesso tempo si rendono conto di non riuscire a viverli, non contestano il Manifesto, ma mettono in discussione se stessi. In questo modo sono sollecitati a crescere e questo è un valore aggiunto per la loro vita». E conclude: «Il lavoro sul Manifesto ha creato un clima molto buono in classe, nel quale tutti si sono sentiti liberi di discutere ed interagire. Credo che i ragazzi si siano lasciati coinvolgere perché il mondo digitale è il loro pane quotidiano».

 
 
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