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Il martirio di Edith Stein ed Etty Hillesum, fiori nell'inferno di Auschwitz

09/08/2022  La riflessione di monsignor Francesco Savino, oggi, su sant'Edith Stein, a partire dagli «sguardi intrecciati di due delle intellettuali più interessanti del Novecento, due donne straordinarie, per di più accomunate dal fatto di essere entrambe ebree, deportate e uccise nel campo più tragicamente famoso...»

Monsignor Francesco Savino, 67 anni, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente Cei per l’Italia meridionale
Monsignor Francesco Savino, 67 anni, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente Cei per l’Italia meridionale

«Gli sguardi di due donne si sono incrociati prima di affrontare l’inferno di Auschwitz. Due delle intellettuali più interessanti del Novecento, due donne straordinarie, per di più accomunate dal fatto di essere entrambe ebree, deportate e uccise ad Auschwitz, Edith Stein e Etty Hillesum, si sono incontrate personalmente». La riflessione, dal tono meditativo, arriva – nel giorno della festa liturgica della monaca carmelitana S. Teresa Benedetta della Croce, compatrona d’Europa – da monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente Cei per l’Italia meridionale: «Un pensiero condiviso tra me e la professoressa Paola Zaccheo, ex mia alunna del liceo classico di Bitonto (Bari), dove insegnavo religione. Lei veniva da un paese vicino, Palo del Colle, e ora è docente di Lettere nella scuola media “Tommaso Fiore” di Altamura», chiarisce il presule.

 

Edith Stein (1891-1942) nata ebrea, convertitasi poi al cattolicesimo, diventata suor Teresa Benedetta della Croce, uccisa dai nazisti in campo di concentramento, canonizzata da san Giovanni Paolo II nel 1998 e proclamata compatrona d'Europa, insieme a Caterina da Siena, Brigida di Svezia, Benedetto da Norcia e i Santi Cirillo e Metodio .
Edith Stein (1891-1942) nata ebrea, convertitasi poi al cattolicesimo, diventata suor Teresa Benedetta della Croce, uccisa dai nazisti in campo di concentramento, canonizzata da san Giovanni Paolo II nel 1998 e proclamata compatrona d'Europa, insieme a Caterina da Siena, Brigida di Svezia, Benedetto da Norcia e i Santi Cirillo e Metodio .

Nel testo, frutto di un confronto tra il vescovo e la professoressa, si approfondisce questo sguardo scambiato in momenti drammatici, tragici, che segneranno la fine della loro vita terrena: «Sappiamo che questo incontro è avvenuto nel campo olandese di Westerbork, proprio prima della deportazione nel campo di sterminio. Lo sappiamo da una veloce annotazione di Etty, che narra l’arrivo di due monache, “nate da una famiglia ebrea, ricca e colta, di Breslau”, Edith e la sorella Rosa. Ma non sapremo mai cosa si sono dette, non potremo mai assistere allo scambio di sguardi. Si saranno “riconosciute” dai loro volti “parlanti”. Sì, perché ci sono volti che rivelano una lunga riflessione interiore, volti che sono specchio dell’interiorità, ben consapevoli del significato dei rapporti umani, volti che portano scritta in sé la traccia di altri incontri, densi di senso, che hanno vissuto».

 

Etty Hillesum (1914-43), scrittrice olandese ebrea vittima dell'Olocausto.
Etty Hillesum (1914-43), scrittrice olandese ebrea vittima dell'Olocausto.

Il pensiero del vescovo Savino si sofferma su quegli sguardi scambiati per rimandare a un presente difficile: «In questi giorni io non riesco più tanto a parlare con gli altri. Forse devo tornare ai volti di queste due donne e ripartire. Scegliere il volto come tramite privilegiato di comunicazione. Il volto è diventato “il nuovo e più alto discorso filosofico della modernità”, come ha chiaramente spiegato Emmanuel Lévinas, grande filosofo ebreo, che ha scritto che il volto, consentendo l’incontro con l’altro, apre all’idea di infinito». E poi rimanda a una frase di madre Cristiana Dobner, carmelitana scalza 76enne del monastero di a Concenedo di Barzio (Lecco), teologa e scrittrice, che auspica il riconoscimento di S. Teresa Benedetta come Dottore della Chiesa: «Si instaura così una relazione in cui si cerca l’altro, il senso profondo però non è racchiuso nella relazione stessa ma rimanda più in là». Monsignor Savino conclude: «E certo questa apertura all’infinito era ben presente nella mente e nel cuore delle due donne, quando si sono incontrate, entrambe aperte all’epifania dell’Altro. Forse l’hanno incontrato insieme, anche se per pochi istanti, e il loro sguardo reciproco è stato un dono, prima dell’inferno che stavano per affrontare».

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Edith Stein, donna del dialogo e della speranza
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