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domenica 28 novembre 2021
 
 

Il ministro: la sfida dell'integrazione

10/09/2013 

Ministro Carrozza, si ricorda il suo primo giorno di scuola? «Certo che me lo ricordo. Avevo cinque anni ed ero a Pisa. Fu un distacco dalla mamma molto difficile».
 – Pianse? «Un pochino sì».
La bambina in lacrime davanti alla scuola elementare di Pisa, un mattino del 1970, ha poi studiato tanto. È diventata una scienziata di fama specializzata in bioingegneria, una docente universitaria in Italia e all’estero, infine rettore della prestigiosa Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Dallo scorso aprile Maria Chiara Carrozza è ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. La incontriamo alla vigilia dell’apertura dell’anno scolastico nei locali immensi e un po’ cupi del ministero di viale Trastevere.
 – Ministro, comincia la scuola. Che cosa la inorgoglisce e che cosa invece la preoccupa?
«Mi inorgoglisce essere ministro di una scuola che rappresenta lo Stato in tutto il territorio nazionale e tiene insieme più di 7 milioni di studenti. La scuola è la stessa da Bolzano fino a Mazara del Vallo. Noi siamo cittadini italiani e ci riconosciamo gli uni con gli altri anche perché abbiamo studiato nelle stesse aule e sugli stessi libri, perciò la scuola è un elemento di coesione nazionale. Al tempo stesso sono preoccupata, perché so che ci sarebbe bisogno di più investimenti e di un maggiore consolidamento del corpo insegnante. So che ci sono ancora troppe persone con contratti precari e vorrei dare loro maggiore tranquillità».
 – In pieno agosto è stata decisa l’assunzione di quasi 12 mila persone fra insegnanti e dirigenti. Come è stato possibile?
 «Non è un miracolo, è lo Stato che fa il suo dovere. Ho semplicemente dato corso al ricambio generazionale previsto dalla legge. È un risultato importante che ci permette di arrivare all’inizio dell’anno scolastico con oltre 11 mila insegnanti in più per afffrontare le sfide che ci aspettano».
 – A quali sfide sta pensando?
«Prima di tutto a quella dell’integrazione. Il numero di studenti stranieri immigrati e nati in Italia sta aumentando e il corpo docente deve essere pronto. Nell’ultimo anno scolastico gli studenti stranieri nelle nostre classi erano 786.630, metà dei quali nati in Italia. A volte questo si dimentica, ma la scuola ogni giorno fa silenziosamente il suo dovere di integrazione. È un lavoro immenso che sta avvenendo grazie ai nostri insegnanti. Il fatto che ci siano tanti stranieri è anche l’occasione per conoscere nuove culture. Gli Stati Uniti sono nati da un’integrazione di tante immigrazioni».
– Lei, da docente, come si è confrontata con il tema dell’integrazione?
 «Io ho capito che il mondo era cam- biato quando da docente di Ingegneria mi sono trovata un laureando, figlio di ristoratori cinesi, che parlava con accento pisano. Era molto bravo e si è laureato a pieni voti. Per l’Italia questo ragazzo con gli occhi a mandorla è una opportunità, non è un peso».
– Nel dossier dedicato alla scuola sul sito di Famiglia Cristiana una lettrice ha chiesto che gli insegnanti siano trattati con lo stesso rispetto di medici, avvocati e ingegneri.
«Sono d’accordo. Ne ho parlato con il presidente della Repubblica quando sono andata a trovarlo dopo la mia nomina a ministro. Anche il presidente Napolitano mi ha detto che il corpo insegnante ha una grande voglia di essere valorizzato. Ha ragione. Per noi il corpo insegnante è un grandissimo tesoro, un patrimonio di persone e competenze che va valorizzato di più. Ricordiamoci che portiamo i nostri figli dal medico solo quando stanno male, agli insegnanti invece li affidiamo ogni mattina».
 – Secondo il Codacons il costo dei libri scolastici è aumentato fino al 5 per cento, le risulta?
«Ho avviato verifiche per tutelare le famiglie, ma di sicuro noi non abbiamo deciso nessun aumento di prezzo».
– I libri scolastici in formato digitale costano meno e alleggeriscono gli zaini, quando li avremo? «Ci stiamo lavorando. L’e-book rappresenta una grande rivoluzione sia per l’insegnamento che l’apprendimento. Ho già programmato delle conferenze nazionali su questo tema. Bisogna discutere dei contenuti, degli strumenti, delle nuove materie. Il passaggio al digitale va fatto bene e con la massima apertura, non possiamo imporre un unico software. Per quanto riguarda gli zaini più leggeri, in Italia esistono esperienze interessanti, come la scuola “senza zaino”, a Montespertoli, in Toscana, dove gli studenti trovano tutti gli strumenti didattici in classe».
 – Quando parla di nuove materie a che cosa pensa?
«Penso al recupero della geografia, una materia che ci aiuta a capire molto anche l’economia. È importante anche l’informatica, perché se usi un tablet devi capire come è fatto».
– Le scuole italiane sono sicure?
«Con il decreto “del fare” abbiamo destinato 450 milioni all’edilizia scolastica. Abbiamo fatto passi avanti col ministro delle Infrastrutture coinvolgendo anche gli enti locali. Io sono convinta che la scuola deve essere non solo sicura, ma confortevole. In una scuola sicura e non fatiscente si studia e si impara meglio».
– Perché ha proposto una Costituente della scuola?
«Perché serve un progetto di lungo termine sulla scuola italiana. Noi spesso vediamo la realtà un pezzo alla volta, ma poi manca la visione complessiva. Abbiamo bisogno di un pensiero sulla scuola perché la scuola deve rifondare il Paese e anche la politica deve ripartire da qui».
 – Ma la politica è attenta alla scuola?
«Non lo è, ma deve esserlo di più. Nelle prossime sfide politiche vincerà chi avrà un programma convincente su questi temi».
 – Non è troppo ottimista?
«No. La gente è stufa e vuole maggiore concretezza. I politici che rimangono a discutere su sé stessi, nel loro mondo, con il loro linguaggio, verrano marginalizzati».
 – Riesce a lavorare serena nonostante le nubi che si addensano sul Governo?
«Sì, io lavoro, vado avanti, guardo sempre a quello che sto facendo. Ma è chiaro che per avere una seria politica della scuola ci vuole stabilità».

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