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giovedì 02 dicembre 2021
 
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«Il mio allievo Matteo Pessina, un campione anche nello studio»

20/06/2021  Parla Stefano Motta, ex insegnante di italiano e latino dell'autore della rete della Nazionale sul Galles: «Un ragazzo dal grande talento, in latino e pure nelle materie scientifiche, dalla non comune sensibilità, qualcosa che non ti aspetteresti dal clichè machista del calciatore. Quel goal? Come se lo avesse segnato l'intero corpo docente»

Matteo Pessina col professor Stefano Motta.
Matteo Pessina col professor Stefano Motta.

«Un ragazzo educato, uno studente molto diligente e preparato, un giocatore già sulla via del successo, ma sempre rimasto profondamente umile». In poche pennellate Stefano Motta, ex professore di Italiano e Latino al liceo Villoresi di Monza, ricorda così Matteo Pessina. Monzese, 24 anni, centrocampista della Nazionale di Mancini, è l’uomo del giorno per aver segnato il gol che ha permesso agli azzurri di battere il Galles 1-0, conquistando il trentesimo risultato positivo utile e la leadership del girone agli Europei di calcio.

Brianzolo anch’egli, 46 anni, laurea in Lettere alla Cattolica di Milano nel 2000, il professor Motta parla molto volentieri del suo ex alunno, anche se da tempo le loro strade si sono divise: oggi insegna in un Istituto aeronautico tra Gallarate e Varese, mentre Matteo si è iscritto alla Luiss per conseguire la laurea in Economia aziendale. Racconta: «Matteo è arrivato al Villoresi in terza superiore e c’è rimasto per due anni, frequentando il liceo scientifico “tradizionale” (la quinta, invece, l’affrontò da privatista perché era finito a giocare a Lecce). Quando l’ho conosciuto stava sbocciando come calciatore e al Villoresi ha potuto trovare una realtà “friendly”, ovvero una scuola che, pur garantendo una preparazione seria e senza sconti, cercava di andare incontro alle sue esigenze di calciatore». 

Continua Motta: «Io e Matteo eravamo nuovi, ci siamo “annusati” subito. Molto volitivo e appassionato, si applicava allo studio ben sapendo di poter contare su un tempo ridotto rispetto ai suoi compagni». L’ex prof parla di Pessina come di «un ragazzo dal grande talento, in latino e pure nelle materie scientifiche, e dalla non comune sensibilità, qualcosa che non ti aspetteresti dal clichè machista del calciatore». Si sa, ad esempio, che Matteo – a differenza di tanti suoi coetanei che stravedono per rap e pop – ama il balletto classico.

«Dopo che, a mia volta, anch’io lasciai il Villoresi di Monza per diventare preside a Merate, i contatti fra noi – ricorda Motta – si sono diradati, ma non interrotti. Tant’è che un giorno, senza preavviso, mi è venuto a trovare, procurando a me una stupenda emozione e suscitando negli studenti delle medie – che l’avevano riconosciuto dalle figurine - un’ondata di entusiasmo. La cosa più bella? Il messaggio che ha dato ai ragazzi, invitandoli a studiare con determinazione e a fidarsi degli adulti. Del resto, è quel che l’allievo Pessina ha fatto nei suoi anni sui banchi: impegnarsi a fondo, affidandosi ai professori e alle loro indicazioni».

Motta e Pessina, diventato titolare nell’Atalanta dopo l’addio a Bergamo di “Papu” Gomez, si sono messaggiati l’ultima volta a fine maggio, prima del ritiro della Nazionale. E poi? «Ho seguito l’esordio con la Turchia e la partita col Galles, marchiata col gol, con enorme emozione: continuavo a chiedere silenzio in casa, come se rischiassimo di disturbare la partita. Al momento della rete, ho esultato e immediatamente ho mandato un messaggino al papà di Matteo, per complimentarmi con lui».

La voce di Motta tradisce una gioia incontenibile: «Ho la sensazione di aver partecipato a un miracolo. Ho scritto al volo a ex colleghi e ex colleghe: tutti al settimo cielo, come se il gol… l’avessimo fatto noi. Siamo orgogliosi dei nostri alunni, in particolare di uno come Matteo. Già da ragazzo prendeva uno stipendio ben superiore al nostro, eppure è sempre rimasto umile e con i piedi per terra».

 

 
 
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