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lunedì 18 novembre 2019
 
Aziende di valore
 

“Il mio campo libero”: un caseificio nato dietro le sbarre

29/04/2016  L’iniziativa prende l’avvio nella sezione femminile di Rebibbia. È un progetto della onlus A Roma Insieme e di Vincenzo Mancino, titolare del ristorante Proloco Dol di Centocelle, col sostegno di Coldiretti. Già ora dà lavoro a quattro detenute, che presto potrebbero aumentare.

“Il mio campo libero”. Prende il titolo dalla canzone di Lucio Battisti il nuovo progetto della onlus A Roma Insieme, attiva nella sezione femminile di Rebibbia, e di Vincenzo Mancino, titolare del ristorante Proloco Dol di Centocelle. All’interno della prigione romana hanno realizzato un vero e proprio caseificio nel rispetto di tutte le normative per la lavorazione del latte crudo, che produce 20 chili al giorno di quattro tipi diversi di formaggi e una ricotta con 200 litri di latte biologico provenienti da una cooperativa di Poggio Mirteto in Sabina.

Di proposito i formaggi non hanno nome. Ne spiega il motivo Mancino, volto importante della “gastronomia d’autore” che si è reso protagonista di questo investimento a fondo perduto: «In carcere tutto, dalle celle alle stesse detenute, viene identificato con un numero; allo stesso modo c’è il formaggio n.1, il n.2… La produzione è riconoscibile dal marchio:  Cibo Agricolo Libero».

Per ora i formaggi sono venduti nello spaccio del carcere e serviti nei ristoranti con marchio Dol (Di origine laziale), ma presto si tenterà il salto di qualità grazie alla Coldiretti. Un sostegno molto pragmatico: il formaggio “libero” sarà venduto il venerdì e il sabato in uno stand al Tiburtino, vicino al carcere. «Si tratta», dice Toni De Amicis, Fondazione Campagna Amica della Coldiretti, «di uno dei nostri mille “mercati degli agricoltori”, in cui favoriamo il contatto diretto tra produttori e consumatori. Chi frequenta le nostre bancarelle è attento alle modalità in cui il cibo è prodotto: la finalità sociale dell’azienda di Rebibbia diventa un valore aggiunto». Tuttavia, precisa Mancino, «il consumatore deve essere spinto a comprare dalla buona qualità dei nostri prodotti».

Oltre ai mercati di Coldiretti e allo spaccio interno, a breve aprirà anche un chiosco all’esterno del carcere per la vendita diretta al pubblico. Qui si potranno acquistare i prodotti certificati bio (ortaggi, legumi, insalate, polli, conigli, tacchini e ovini) che da tempo un’azienda agricola produce su due ettari di terreno nel perimetro di Rebibbia. «Se la vendita dei formaggi crescerà», auspica Grazia Piletti, di A Roma Insieme, «le donne assunte aumenteranno rispetto alle attuali quattro. Per loro uscire dalla cella e lavorare significa costruire un’alternativa per il dopo detenzione. È il vero modo per contrastare la recidiva e svolgere la funzione rieducativa della pena».



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