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lunedì 12 aprile 2021
 
 

Il mio canto per Mandela

30/09/2015  Intervista al soprano sudafricano Pumeza Matshikiza, che nel concerto inaugurale della stagione dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia canta testi dello statista premio Nobel per la pace messi in musica dal compositore Luca Francesconi. Sul podio il maestro Antonio Pappano.

C'è grande attesa per la prima mondiale di Bread, Water and Salt, l'opera composta da Luca Francesconi su testi di Nelson Mandela, in programma il 3,5 e 6 ottobre al Parco della Musica di Roma. La composizione di Francesconi apre la stagione 2015-2016 dell'Accademia di Santa Cecilia insieme a uno dei capolavori della musica di tutti i tempi, la Sinfonia n. 9 di Beethoven. Si tratta di un accoppiamento non casuale, perché le parole ispirate di Mandela racchiudono quegli ideali di gioia e libertà presenti nel testo di Schiller e nella musica di Beethoven.

L'Orchestra e il Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia sono diretti da Antonio Pappano. La composizione di Francesconi (nato a Milano nel 1956) prevede la voce di un soprano e il pubblico del Parco della Musica (ma anche i telespettatori di Rai5 e gli ascoltatori di Radio3, che trasmetteranno in diretta l'evento) potranno ammirare l'artista sudafricana Pumeza Matshikiza. Nata nel 1979 in una township (un'area urbana riservata solo alla popolazione di colore), Pumeza vive da anni a Londra. A Roma canterà i testi di Mandela nella originaria linga xhosa.

Pumeza, lei da bambina è cresciuta nelle township, mentre era in vigore l'apartheid. Quali sono i ricordi più vivi di quel periodo?
Della mia infanzia ricordo soprattutto gli insediamenti informali, i furgoni della polizia, le sparatorie, le messe domenicali quando cantavo nel coro e i giorni della scuola.

In quegli anni come immaginava il suo futuro?
Non pensavo ad altro che a sopravvivere, poi da adolescente cominciai a sognare di viaggiare per il mondo.

Da ragazzina lei scoprì l'opera lirica ascoltando per caso la radio. Come mai l'opera la colpì così tanto?
Forse perché cantavo nel coro della scuola e avevo una certa familiarità con gli oratori sacri, anche se non conoscevo il mondo della musica classica che aveva prodotto quelle composizioni. Quello che ascoltai alla radio mi sembrò molto bello, trovai sublime quella fusione di voci e di musica. Non capivo la lingua ed ero curiosa di capire come si cantava in quel modo. Poi, alla fine del brano, l'annunciatore radiofonico disse qualcosa a proposito di Figaro.

Quali sono stati i primi passi della sua carriera?

Ho studiato per tre anni al South African College of Music e, mentre studiavo, presi parte all'opera di Kevin Volan Le confessioni di Zeno, basato sul romanzo di Italo Svevo La coscienza di Zeno, diretta da William Kentridge. Io e Kevin diventammo amici e lui decise che dovevo studiare all'estero. Così mi comprò un biglietto aereo e mi fece andare a Londra. Lì ho fatto un'audizione al Royal College of Musica e ho vinto una borsa di studio di tre anni. Finiti gli studi, ho superato un'audizione per un programma dedicato ai giovani artisti della Royal Opera House, dove dirigeva già il maestro Pappano. Ho seguito il programma per un paio di anni, poi mi sono trasferita a Stoccarda per unirmi alla compagnia dell'Opera di Stato. E a Stoccarda ho firmato il contratto discografico con la Decca.

Per lei sarebbe stato impossibile fare la carriera di cantante d'opera in Sudafrica?
In Sudafrica, dove c'è ancora molta povertà, l'opera è un lusso. Per un cantante diventa inevitabile fare carriera in Europa, dove l'opera è un'attività importante. In questo momento in Sudafrica stanno emergendo molti giovani cantanti e hanno bisogno di sostegno.

Qual è il suo ricordo più vivo di Nelson Mandela?

Ricordo il suo discorso che ha ispirato la composizione di Luca Francesconi. Mandela aveva un sogno che poteva realizzarsi solo con l'unione di tutti i sudafricani. Io condivido il suo sogno. Io credo in una umanità che si esprime in varie forme. Essere diversi non è il problema, invece la paura delle differenze è il problema.

Che effetto le fa cantare le parole di Mandela nella composizione di Francesconi?

E' una grande esperienza per varie ragioni: è una prima mondiale, è un brano ispirato da un grande leader politico, l'ha composto un italiano e lo dirige uno dei più grandi direttori d'orchestra del nostro tempo.

Dopo il concerto di Roma quali sono i suoi progetti?
In ottobre registrerò con la Decca alcuni brani per un album che dovrà uscire nell'aprile del 2016. A novembre, a Stoccarda, sarò Mimi nella Bohème e Michaela nella Carmen. Mi aspettano dei recital a Londra, Parigi e in Germania, infine ritornerò alla Scala per un'opera nell'autunno del 2016.

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