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«Il mio popolo lotta contro la Troika, ma rimarrà nell'euro»

04/07/2015  Parla Dimitri Deliolanes, corrispondente della Tv pubblica greca, autore di un libro-inchiesta su Tsipras e Syriza. «Come si fa a vivere con meno di 450 euro al mese?»

“Ma davvero credete che torneremo alla dracma? Ma andiamo! Io non ci credo. La Grecia rimarrà nell’euro, anche se dovesse andare tecnicamente in default”. Dimitri Deliolanes, corrispondente dall’Italia della Tv pubblica greca (ha appena pubblicato il libro-inchiesta La sfida di Atene, Tsipras contro l’Europa dell’austerità, Guanda editore), è il giornalista greco più accreditato e richiesto in questi giorni per aiutarci a capire cosa sta veramente accadendo in Grecia.

“La maggior parte dei miei concittadini”, spiega, “era rimasta piuttosto indifferente a quella che il resto dell’Europa vedeva come una catastrofe imminente. Ora però, con la chiusura delle banche e il limite del prelievo di sessanta euro, la situazione è diventata seria. C’è apprensione e preoccupazione. Non fa piacere a nessuno non poter disporre del proprio conto corrente, anche se di liquidità i greci non è che ne abbiano molta”

Come si vive in Grecia con sessanta euro al giorno?

“Se non devi pagare debiti arretrati e bollette ti bastano per tirare la giornata: la spesa, la ricarica del telefonino, gli acquisti spiccioli, il problema, appunto sono le bollette. Soldi però non ne girano molti. L’altra sera ci ha telefonato da Atene una studentessa nostra amica, peraltro militante di Syriza, preoccupata che non potesse più ritirare i suoi euro in deposito. Quanti ne hai?, le ho chiesto. Venti euro, mi ha risposto”.

Fino alla scorsa settimana però i greci non li ritiravano. Eppure si dice che i depositi ammontino a 140 miliardi di euro. Vuol dire che non erano preoccupati di un ritorno alla dracma e quindi di una svalutazione fortissima?
“Forse hanno più paura a tenerseli dentro casa o hanno fiducia nel governo. Credo che si tratti di tanti piccoli conti di piccola entità che insieme fanno quella cifra. Ma ai greci non conviene andare a svuotare il proprio conto. Per la maggior parte credo che si tratti di conti di mille, duemila, tremila euro”.

E allora chi sono i veri ricchi in Grecia?

“Sono gli oligarchi, a immagine e somiglianza di quelli russi. Tsipras dice che sono una quarantina che sono loro i veri padroni di tutto: delle banche, del sistema informativo dei trasporti marittimi, della finanza. Qualunque pietra sollevi nel Peloponneso o nelle isole ce li trovi sotto. Loro con la troika e l’austerità sono stati felici. Ecco perché rido quando accusano Tsipras di tutelare gli interessi degli armatori rido.  Tsipras a questa gente ha dichiarato guerra. E’ una classe dirigente che non vuol perdere il controllo che ha sul Paese. Questa è una ricostruzione che ti fa chiunque: filogovernativo ma anche dell’opposizione”.

Come nasce questa oligarchia greca?

“Sulla storia dell’oligarchia greca varrebbe la pena di scrivere un libro. E’ una storia di sangue e di tradimento. Se tu vai a scavare nell’album di famiglia non ci trovi i discendenti delle vecchie famiglie bizantine che si erano arricchite con l’impero ottomano. Sono i discendenti dei collaborazionisti dell’occupazione nazista che si sono arricchiti con la borsa nera. Dopo la guerra si sono riciclato e hanno continuato i loro traffici, mangiandosi anche i fondi del piano Marshall. Con la Troika sono andati d’amore e d’accordo. Hanno depredato le casse pubbliche senza mai investire una dracma nel mio Paese”.

Non sono stati anche loro sottoposti alle ristrettezze fiscali imposte dalla Troika?

Ma quando mai! Nella costituzione greca c’è un articolo che dice che gli armatori vanno tassati in base al tonnellaggio e non al fatturato. Tu puoi fare i miliardi  ma le tasse rimangono legate al tonnellaggio.  Gli editori televisivi del mio Paese tutti insieme pagano 16 mila euro l’anno. Una cosa ridicola. Tsipras ha dichiarato loro guerra. Per questo il giovane premier è sotto attacco”.

Com’è la situazione oggi dal punto di vista sociale?

“C’è una povertà spaventosa. Il primo provvedimento del governo di Syriza è stato i bonus per la spesa al supermercato, oltre ai mezzi pubblici gratis. Le famiglie che non hanno nulla in Grecia sono circa 250 mila. Sotto la soglia della povertà (che in Grecia è di 5mila euro l’anno) ci sono tre milioni di greci su una popolazione di undici milioni. Con la Troika il Pil ha perso 26 punti. Un’economia di guerra”. 

Il ministro dell’Economia Varoufakis è davvero così incompetente e provocatore come dicono i suoi colleghi dell’Eurogruppo?

“Quello fa parte della propaganda dei tecnocrati. Varoufakis era già molto conosciuto e amato in Grecia, e non solo dal pubblico femminile, su cui nel mio Paese ha un grosso ascendente. In realtà Varoufakis è un economista stimato, della scuola keynesiana, legato a Krugman e a Galbraith figlio.  Ha insegnato a Cambridge, all’Università di Dalas e a Sidney. E’ un esperto della teoria dei giochi di John Nash. Se andiamo a vedere il curriculum dei ministri dell’Economia europea, scopriamo dov’è la vera competenza dal punto di vista economico. Alcuni sono addirittura finiti nei guai per aver truccato i titoli accademici, Schauble poi, il grande economista Schauble, ha una laurea in giurisprudenza… “.

Tsipras è stato accusato di aver interrotto le trattative con l’Unione a un passo dall’accordo con il referendum sull’euro. Chi lo vincerà?

“Non è vero. Tsipras non poteva accettare le condizioni capestro dell’Unione in queste condizioni. Le pensioni in Grecia sono di 450 euro al mese. Come si fa a tagliarle ulteriormente? E’ vero che ci sono stati abusi, baby pensioni, ma su questo il Governo non ha mai eccepito sulla loro eliminazione. C’era qualche contrasto sui tempi (chi diceva il 2016, chi il 1017), ma superabili.  Il problema sono gli ulteriori tagli. Quanto al referendum, lasciando perdere i sondaggi, che in Grecia non contano nulla, a occhio direi che siamo sul cinquanta contro cinquanta, ce la giocheremo domenica prossima. Ma, come ho detto, nell’euro ci resteremo in ogni caso”.

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