logo san paolo
martedì 05 luglio 2022
 
 

Il mistero data per data

20/03/2014  Cronistoria del caso Alpi

Ecco, data per data, una cronistoria del caso Ilaria Alpi/Miran Hrovatin.

20 MARZO 1994 -   Un commando somalo uccide a Mogadiscio la giornalista Ilaria Alpi, inviata del Tg3 Rai in Somalia, e l’operatore tv Miran Hrovatin. Erano nel corno d’Africa per seguire la guerra tra fazioni che stava insanguinando il Paese africano e la missione Onu “Restor Hope” lanciata dagli Usa con l’appoggio di numerose nazioni alleate compresa l’Italia, per porre fine alla guerra interna e ristabilire la legalità nello scenario somalo.
Sul luogo dell’agguato, secondo quanto mostrano le immagini girate da un operatore della tv americana , è presente l’imprenditore italiano Giancarlo Marocchino, che a caldo dichiara: “Non è stata una rapina. Si vede che sono andati in certi posti che non dovevano andare”.

23 MARZO 1994 -  Funerali di Stato a Roma per Ilaria Alpi. Al momento della sepoltura l’autorità giudiziaria non si è ancora attivataA Trieste sul corpo di Miran Hrovatin viene effettuata l’autopsia, a Roma sul corpo di Ilaria Alpi non viene disposta nessuna autopsia dal pm Andrea De Gasperis ma solo un esame medico esterno. Spariscono alcune delle cassette girate da Miran Hrovatin e i taccuini con gli appunti di Ilaria Alpi. A Roma arrivano solo i due taccuini ancora intonsi e i bagagli arrivano con i sigilli violati. L’ambasciatore sottrae il foglio di protocollo che era contenuto nel taschino della camicia di Ilaria con appuntati dei numeri telefonici.

4 LUGLIO 1994 -  Il padre della giornalista, Giorgio Alpi, parla di «esecuzione» ricordando che poco prima di morire la figlia aveva intervistato il sultano di Bosaso, Abdullahi Mussa Bogor, e annotato degli appunti su un taccuino che risulta scomparso.

9 APRILE 1995 – Il sultano di Bosaso, Abdullahi Mussa Bogor, risulta tra gli indagati in qualità di mandante del delitto. La sua posizione verrà archiviata.
4 MAGGIO 1996 – Il pubblico ministero Giuseppe Pititto dispone la riesumazione della salma di Ilaria Alpi, ordina per la prima volta l’autopsia e nomina dei consulenti medici e balistici.
25 GIUGNO 1996 – Secondo la seconda perizia balistica il colpo che ha raggiunto Ilaria Alpi fu sparato da lontano. I periti della famiglia Alpi sono contrari. Il magistrato ordina quindi una superperizia, effettuata da un collegio di periti: le conclusioni stabiliscono che il colpo che ha raggiunto Ilaria e Miran è stato sparato a bruciapelo. Per i periti si trattò dunque di una esecuzione.
Il referto del medico della nave Garibaldi, che ha trasportato le salme di Ilaria e Miran in Italia, viene mandato con due anni di ritardo alla Procura di Roma su richiesta dei genitori di Ilaria Alpi. Giaceva nel cassetto di un ufficio della Marina Militare.

15 LUGLIO 1997 – Il Procuratore capo dottor Salvatore Vecchione avoca a sé l’inchiesta, affiancato dal pm Franco Jonta. Questa decisione avviene due giorni prima dell’arrivo a Roma di due testimoni oculari: l’autista e la guardia del corpo di Ilaria. L’arrivo dei due testimoni era stato organizzato dal pm Pititto con la collaborazione della Digos di Udine.

1998 – Il pm Ionta chiede una terza perizia. Se ne occupano i periti Torri e Benedetti, consulenti tecnici giudiziari anche nel caso dell’omicidio di Carlo Giuliani a Genova il 20 luglio 2001 – per cui sosterranno la tesi del calcinaccio che deviò in aria un proiettile vagante. La loro perizia sul caso Alpi-Hrovatin opera un nuovo ribaltamento degli esiti precedenti: secondo Torri e Benedetti si trattò di un colpo accidentale sparato da lontano.

12 GENNAIO 1998 – Il somalo Hashi Omar Hassan, a Roma da due giorni per testimoniare alla commissione sulle presunte violenze dei soldati italiani in Somalia, viene arrestato per concorso nel duplice omicidio. Hassan era stato identificato dall’autista di Ilaria Alpi.
18 GENNAIO 1999 – Comincia il processo ad Hashi Omar Hassan.
9 LUGLIO 1999 – Hashi Omar Hassan viene assolto dal tribunale di Roma. Il pm aveva chiesto la condanna all’ergastolo.
24 NOVEMBRE 2000 – La corte d’Assise d’Appello di Roma ribalta la sentenza di primo grado e condanna all’ergastolo Hashi Omar Hassan. Il somalo viene riconosciuto come uno dei sette componenti del commando che ha ucciso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
10 OTTOBRE 2001 – La prima sezione penale della Cassazione annulla la sentenza impugnata “limitatamente all’aggravante della premeditazione e al diniego delle circostanze attenuanti generiche”.
10 MAGGIO 2002 – Si apre il processo d’appello bis davanti alla corte d’Assise d’Appello di Roma presieduta da Enzo Rivellese.
24 GIUGNO 2002 – Il sostituto procuratore generale Salvatore Cantaro chiede la conferma dell’ergastolo per Hassan. “È provato – afferma – che Hassan era uno dei sette componenti del commando che attese Ilaria e Miran per due ore”.

31 LUGLIO 2003 – La Camera dei Deputati approva la legge che istituisce la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

28 FEBBRAIO 2006 – La Commissione Parlamentare d’inchiesta ha concluso i lavori. I deputati di maggioranza hanno approvato le conclusioni proposte dal Presidente Carlo Taormina, mentre l’opposizione promuove una relazione di minoranza contro le conclusioni di Taormina. Il deputato dei Verdi Mauro Bulgarelli ha presentato una terza relazione sulle conclusioni a cui la Commissione è giunta dopo due anni di lavoro.

10 LUGLIO 2007 – Il pm Franco Ionta, titolare del procedimento sul caso Alpi-Hrovatin presso la Procura di Roma, il 12 giugno 2007 ha chiesto l’archiviazione del caso. Le motivazioni contenute nella richiesta del pm riguardano l’impossibilità di identificare i responsabili degli omicidi di Alpi e Hrovatin al di fuori di Hashi Omar Hassan, il miliziano somalo condannato a 26 anni di reclusione per il duplice omicidio avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo ‘94.

14 FEBBRAIO 2010 – Il gip Emanuele Cersosimo boccia la richiesta di archiviazione del procedimento sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin richiesta dal pm romano Franco Ionta. Fu un omicidio su commissione, con l’intento di far tacere i due reporter ed evitare che le loro scoperte sui traffici di armi e rifiuti venissero rese note. Queste le conclusioni del giudice italiano dopo aver letto le migliaia di pagine relative al caso Alpi-Hrovatin.

18 MARZO 2010 – Ali Rage Ahmed detto ‘Gelle’, il principale accusatore di Hashi Omar Hassan (l’unico condannato per l’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin) rischia di finire sotto processo a Roma per il reato di calunnia. Il gip Maurizio Silvestri, respingendo una richiesta di archiviazione sollecitata dal pm Giancarlo Amato, ha disposto per il 45enne ‘Gelle’ l’imputazione coatta. È stata archiviata, invece, la posizione di Ali Mohamed Abdi Said, autista dei due italiani nonché altro teste d’accusa contro Hassan, perché deceduto in Somalia pochi giorni dopo essere rientrato nel Paese africano dall’Italia e aver promesso importanti rivelazioni.

APRILE 2010 – L’Associazione Ilaria Alpi lancia un appello e una raccolta firme per la riapertura del caso dell’assassinio dei due giornalsiti. Si legge nell’appello: «Si può riaprire il processo per la morte di Ilaria e Miran: Ali Rage Ahmed detto Gelle, testimone d’accusa chiave nei confronti di Hashi Omar Hassan (in carcere da dieci anni dopo la condanna definitiva a 26 anni) sarà processato per calunnia. Perché alla verità giudiziaria non si è ancora arrivati? Chi non vuole questa verità e quindi giustizia e perché? Noi chiediamo alla magistratura di procedere nell’accertamento delle responsabilità, di individuare esecutori e mandanti».

Dal sito ww.ilariaalpi.it

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo