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mercoledì 25 maggio 2022
 
 

Il mondo ha bisogno di più...

19/08/2013  Con lo slogan "The world needs more", le Nazioni Unite lanciano la campagna sui social network per celebrare il 19 agosto, Giornata mondiale umanitaria

Era il 19 agosto 2003, la Seconda guerra del golfo si era appena conclusa ma era già cominciata la guerra civile irakena. Un'autobomba esplose nei pressi del Canal Hotel di Bagdhad, che ospitava gli uffici locali delle Nazioni Unite, uccidendo 22 persone e ferendone un centinaio. Tra le vittime c'era anche Sergio Vieira De Mello, rappresentante speciale in Irak del Segretariato generale delle Nazioni Unite.

Nel 2008 l'Assemblea generale dell'Onu dichiarò il 19 agosto "World Humanitarian Day", per ricordare le vittime di quell'attentato, tutti i cooperanti morti sul campo durante lo svolgimento della propria missione e, più in generale, per promuovere le raccolte fondi per fini umanitari.

Quest'anno le Nazioni Unite, per celebrare la Giornata mondiale umanitaria, lanciano una campagna sui social network con lo slogan "The World Needs More", vale a dire "Il mondo ha bisogno di più", con l'intento di raccogliere fondi e sensibilizzare sulle crisi umanitarie che sono state dimenticate e, quindi, sono assenti dall'agenda globale. La campagna ha coinvolto diversi personaggi dello spettacolo (un nome su tutti, la cantante Beyonce) che scriveranno su Twitter messaggi con le parole "Strenght", "Love" e "Humanity" (Forza, Amore e Umanità). Per ogni retweet i partner della campagna doneranno 1$ a un fondo delle Nazioni Unite.

"Ogni anno ci sono crisi che umanitarie che attirano l'attenzione", spiega Valerie Amos, vicesegretario delle Nazioni Unite. "Naturalmente la Siria ora è in cima a questa lista. Ma ci sono Paesi come Afghanistan, Yemen, Haiti, Colombia che continuano ad aver bisogno di aiuti umanitari eppure sono spariti dall'agenda globale". Tutte le donazioni e i fondi raccolti con la campagna saranno per l'appunto destinati a quei Paesi che più hanno bisogno e meno sono stati ascoltati finora.

Ricordare i cooperanti scomparsi sul campo potrebbe sembrare una ricorrenza fine a sé stessa. Non è così. Si tratta in realtà della celebrazione dello spirito migliore dell'uomo, perché ricordare chi è caduto nell'adempimento di un "dovere" che aveva scelto liberamente, significa celebrare il lavoro quotidiano di ogni cooperante nel mondo. Ricerche recenti, inoltre, hanno evidenziato che proprio le persone che hanno ricevuto in prima persona aiuti umanitari sono a loro volta più propense a tendere una mano, per fornire aiuto e assistenza alle vittime di conflitti e calamità naturali.

La storia del 61enne vietnamita Nhung  è un esempio tra tanti. Nhung ha perso entrambe le gambe per l'esplosione di una mina antiuomo, nella provincia di Quang Nam. Dopo aver partecipato a un corso di formazione sui rischi delle alluvioni stagionali, Nhung ha deciso di attivarsi per la sua comunità, afflitta periodicamente da queste calamità naturali. Quindi è entrato a far parte della Commissione locale preposta alla prevenzione ed è diventato responsabile per il suo villaggio, con il compito di informare i suoi compaseani e, nel caso, dare l'allarme. Di questo avrebbe più bisogno il mondo. E non solo il 19 agosto.

 
 
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