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martedì 16 agosto 2022
 
 

Il musulmano Hicham: la mia vita col cuore di un cristiano

26/01/2015  "Senza l'amore della mamma che ha acconsentito a donare gli organi del figlio oggi non sarei qui" racconta lo stilista che ha ricevuto a Caserta il Premio Le buone notizie

“Sono orgoglioso di portare un cuore cristiano nel mio petto di musulmano e per sempre custodirò  dentro questo cuore l’amore per quella mamma che me lo ha donato”. Fanno venire i brividi, quelli belli, buoni, che regalano speranza e non paura, le parole di Hicham Ben’ Mbarek, vincitore del Premio Le Buone Notizie  Civitas casertana perché è lui la buona notizia in un momento in cui sembra che prevalgano ancor più di sempre le brutte notizie.
 Come racconta lui stesso, di origine marocchina, arrivato all’età di 7 anni nel nostro Paese dopo un viaggio su un gommone abbracciato alla sua mamma, oggi non ci sarebbe se un giorno un’altra mamma non avesse acconsentito al dono degli organi del proprio figlio morto improvvisamente: “Mi avevano dato pochi giorni, anzi poche ore di vita. Giocavo a calcio e mi sono accasciato sul campo, sette  attacchi di cuore uno via l’altro e lunghi mesi in ospedale con la prospettiva che tutto potesse finire improvvisamente e invece grazie all’amore grande di quella madre, che non si è chiesta a chi sarebbero andati gli organi di suoi figlio, di quale religione fosse o di che Paese,  sono ancora qui e proprio in queste ore sta per nascere il mio terzo bambino. Anche lui non ci sarebbe stato e i miei altri due figli, una bambina e un maschio, sarebbero rimasti senza papà”.
 La gratitudine di Hicham (la cui storia è stata scoperta da Gianluca Testa che ne ha scritto sul blog Buone notizie del Corriere) ha la forza dei sentimenti semplici che non hanno bisogno di proclami né di spiegazioni perché, come racconta con chiarezza cristallina: “Non ci sono buoni e cattivi a seconda dell’etichetta, musulmani, cristiani ebrei o che altro. Ci sono uomini che amano come la mamma che mi ha donato il mio nuovo cuore e uomini che uccidono come quelli che hanno colpito a Parigi di recente e mille e mille altri prima di loro nella storia, perché noi adulti abbiamo rovinato tutto, a cercare mille ragioni per giustificare l’odio e invece l’unica cosa che possiamo fare è ripartire dai nostri bambini, come quello che sta per nascere che abbiamo deciso di chiamare Adam Francesco, in onore di questo Papa che sta facendo di tutto per seminare pace. Con mia moglie vorremo dargli il nome e battezzarlo secondo i due riti perché Dio è uno solo e insegna solo amore”.

 
 
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