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domenica 23 gennaio 2022
 
 

Un Nobel da respingere

04/10/2010  Il Premio Nobel per la medicina è andato a Robert Edwards. Lo scienziato britannico è considerato il padre della fecondazione in vitro. Le forti perplessità della Santa Sede.

«Il progresso delle biotecnologie non significa sempre progresso etico». L'Associazione Scienza & Vita commenta in questo modo l'assegnazione del premio Nobel per la medicina allo scienziato britannico Robert Edwards per i suoi studi sulla fecondazione in vitro. E' stato comunicato infatti da Stoccolma il nome del vincitore del prestigioso riconoscimento internazionale. Edwards fu nel 1978, insieme al ginecologo Patrick Steptoe, morto nel 1988, l'inventore della tecnica di fecondazione assistita che va sotto il nome di Fivet (Fertilizzazione In Vitro con Embryo Transfer).

    Questa tecnica, che consiste nel costruire in provetta un embrione umano con l'ovulo e lo spermatozoo di due donatori per poi trasferirlo successivamente nell'utero della madre, ha avuto, come noto, fortissime ricadute nelle società occidentali, se si considera che, dal famoso caso di Louise Brown, la prima bimba concepita in provetta nel 1978, circa 4 milioni di bambini fino ad oggi sono stati concepiti in tutto il mondo attraverso questa tecnica.

     Il mondo cattolico, tuttavia, esprime i suoi legittimi dubbi. «Vicini alla sofferenza delle coppie sterili e favorevoli agli interventi che coniugano coerentemente scienza ed etica», ha fatto sapere in un comunicato stampa il copresidente di Scienza & Vita, Lucio Romano, «non possiamo non ricordare la visione riduzionistica della vita insita nelle procedure di fecondazione artificiale, nelle quali l'essere umano si traduce da soggetto a oggetto, vale a dire a mero "prodotto del concepimento". Evidenziamo, inoltre, le derive antropologiche, etiche e sociali che scaturiscono dal ricorso, ad esempio, alla fecondazione artificiale eterologa o alla maternità surrogata. Queste tecniche sovvertono il concetto naturale di genitorialità e alterano il diritto fondamentale da parte di un figlio di riconoscere non solo la propria identità genetica, ma che questa sia anche in sintonia con quella biologica e sociale».

     Romano ha proseguito dicendo che «oltre a ciò pensiamo al congelamento degli embrioni e alla diagnosi genetica preimpianto, che comportano la soppressione di vite umane, selezionando gli embrioni ritenuti più idonei al trasferimento ed escludendo quelli non "di qualità". Introdurre il principio di qualità della vita rileva indubbie derive discriminatorie, suggestionate e condizionate da una molteplicità di fattori culturali, economici, utilitaristici nei quali la medicina dei bisogni elementari si orienta sempre più palesemente verso quella dei desideri».

     La fecondazione artificiale ha costituito in Italia l'oggetto della famosa legge 40 del 2004, contestata da una larga parte della sinistra e dai radicali, che ha cercato di contemperare le ragioni del desiderio di una coppia sterile di avere  figli con quelli di un minimo grado di accettabilità etica. A questo riguardo Lucio Romano ha affermato che «la legge 40 ha il merito di aver posto un argine alla legittimazione di una visione puramente meccanicistica della vita, assicurando i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito».

    Anche la Santa Sede ha criticato aspramente la decisione di assegnare il Nobel per la medicina a Robert Edward, padre della fecondazione in vitro. Scelta «completamente fuori luogo» la definisce il presidente della Pontificia Accademia perla Vita, monsignor Ignacio Carrasco de Paula. Che parla di non pochi motivi di perplessità «scaturiti dalle sue ricerche: il mercato degli ovociti, gli embrioni congelati e le questioni relative alle mamme-nonne e agli uteri in affittò».

    «Innanzitutto», afferma mons. Carrasco spiegando la sua opposizione alla nomina del professore, al quale pure riconosce alcuni meriti scientifici, «senza Edwards non ci sarebbe il mercato degli ovociti con il relativo commercio. Secondo: senza Edwards non ci sarebbero in tutto il mondo un gran numero di congelatori pieni di embrioni che, nel migliore dei casi sono in attesa di essere trasferiti negli uteri, ma che più probabilmente finiranno per essere abbandonati o per morire, e questo è un problema la cui responsabilità è del neo-premio Nobel. Infine, senza Edwards non ci sarebbe l'attuale stato confusionale della procreazione assistita, con situazioni incomprensibili come figli nati da nonne o mamme in affitto».

     Edwards, professore emerito dell'università di Cambridge, ha da poco compiuto 85 anni e riceverà la somma di 1,5 milioni di dollari come premio. La sua candidatura era in concorrenza con quella del giapponese Shinya Yamanaka, inventore di una tecnica per ottenere cellule staminali (cioè cellule utili per "riparare" vari tipi di tessuto) simili a quelle embrionali ma ricavate da tessuto di soggetti adulti, tecnica che non presenta problemi di natura etica.

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