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lunedì 29 novembre 2021
 
 

Il nuovo Papa

14/03/2013  Il nome, innanzitutto. E poi il silenzio, il chinare il capo davanti al popolo, il pregare per e con il predecessore. Tutte le novità di Francesco.

Ha sorpreso tutti, ha sorpreso il mondo, ma è stata una sorpresa di gioia. La sua semplicità ci ha già conquistati. Ha conquistato la folla di San Pietro questo gesuita mite e paterno, che ha voluto invocare una preghiera per il papa emerito, e ha invitato una folla osannante a raccogliersi in preghiera. Ha scelto il nome di Francesco, il santo della gioia, della semplicità, della povertà, del dialogo, della pace. Ha invitato a pregare "gli uni per gli altri", ricalcando le parole del Vangelo: amatevi gli uni e gli altri come io ho amato voi.

Quest'uomo mite, dagli occhi buoni, timido, di una mitezza che però nasconde quella saldezza della fede capace di affrontare le peggiori insidie, ha infranto tutti i protocolli e con poche, semplici e grandiose parole, ha rivelato il vero volto della Chiesa. Una Chiesa che saprà affrontare le sfide della globalizzazione, che sarà all'altezza dei tempi. Il nuovo papa ha citato persino le novità della comunicazione, persino i social networks. Ha invocato l'indulgenza plenaria, aprendo le braccia verso il popolo di Dio che si era radunato festante sotto la loggia della Basilica di San Pietro. Entrerà nella storia della Chiesa quella folla che d'un tratto si raccoglie in preghiera sotto il cielo di una notte romana "lavato" dalla pioggia.

Con il suo volto di uomo buono, Jorge Mario Bergoglio, asceso al sacro soglio col nome di papa Francesco I, ha già illustrato l'essenza del suo ministero petrino: l'amore, la preghiera, la comunanza con la chiesa di Roma, che è la Chiesa che guida le altre Chiese, la fratellanza nel Vangelo, il dialogo, l'apostolato, la conversione dei cuori. Questo papa ci ha sorpreso come sorprende la gioia della conversione e la parola di Dio, così come ci ha sorpreso il suo nome, le sue parole, il suo invito alla preghiera, la rapidità con cui è stato eletto.

Prepariamoci a un'era di sorprese da parte di chi è stato chiamato a guidare la Chiesa universale nell'era della globalizzazione, "ad maiorem Dei gloriam", come recita il motto dei gesuiti.

Il nome, in primo luogo. Francesco. E' già un programma. Dice radicalità evangelica, povertà, pace, dialogo con l'altro e il diverso. E poi il suo uscire stando ritto. Sorride, papa Bergoglio. Certo. Ma rimane a lungo fermo. La piazza esulta. Lui lì, fermo. E' compostezza ed essenzialità in un'epoca che trasforma tutto in spettacolo, non sempre bello. Quindi il silenzio. Quel chiedere alla gente di pregare per lui. Ma in un clima di raccoglimento. E' il rimando alla preghiera in un tempo storico che non sa più rivolgersi a Dio, presumendo di poter fare a meno di lui. E ancora: quell'abbassare il capo. Segno di umiltà. I cardinali si sono chinati davanti a lui in segno di obbedienza. Lui si è chinato davanti al popolo di Dio.

Altro aspetto innovativo: il pregare per e con il predecessore. Il Padre Nostro, l'Ave Maria e il Gloria sono stati recitati di cuore. Un insegnamento. Infine, il citare il suo Vicario. Papa Francesco, il nuovo vescovo di Roma, ha subito detto di voler accanto collaboratori. La collegialità.

Infine: in un'epoca di tristezza e angoscia, quel volto radioso, una composta serenità in grado di ridare cittadinanza al futuro. Gli faceva da contrappunto quella piazza festosa, migliaia e migliaia di persone che incuranti della pioggia erano lì da ore. Luctus et angor: lutti e angosce. La Chiesa sa stare vicino a chi soffre e si sente schiacciato. Ma anche gaudium et spes: gioia e speranza. E' il titolo di una delle più belle (e inattuate) Costituzioni conciliari. Stasera la Chiesa ha dimostrato che Gesù non abbandona il suo gregge. Indica una strada. Dona pastori all'altezza delle sfide. Ora è tempo di gioia.    

Evidentemente emozionato e contento (“devo ancora collocarmi”), padre Federico Lombardi convoca subito un briefing in sala stampa per dare le prime informazioni sul nuovo Papa. «Non c’era mai stato un Papa gesuita. I Gesuiti hanno una spiritualità di servizio e mi immagino che il padre Bergoglio si sia sentito chiamato a fare un servizio alla Chiesa che evidentemente non si era aspettato. E avrà accettato pensando che era il suo dovere fare questo servizio per la Chiesa con grande semplicità gurdando ai bisogni della Chiesa universale così come sono gli insegnamenti di sant’Ignazio che ci ha insegnato ad avere uno sguardo largo verso il mondo e a portare la giustizia e la fede come dono più grande che possiamo fare alla Chiesa universale», spiega a una domanda precisa sulla provenienza del nuovo Papa dalla Compagnia di Gesù.

«Non ho avuto grandi contatti con lui”, ha poi spiegato padre Lombardi, “ci siamo ritrovati soltanto una volta per la 33esima congregazione della compagnia di Gesù che elesse come generale padre Kolvenbach. L’ho rivisto in questi giorni alle congregazioni, l’ho salutato, ma non mi aspettavo di vedermelo vestito di bianco”. Il portavoce della sala stampa è “rimasto colpito dalla scelta del nome, Francesco, mai scelto da nessuno e anche dal fatto che si è avuto il coraggio di cercare al di là dell’Oceano. È la prima volta che abbiamo un Papa di un altro Continente. E poi è stato molto bello questo stile di spiritualità, il chiedere, inchinandosi, la benedizione del popolo e di pregare con le preghiere semplici che la gente conosce. Un grande atto di pastoralità semplice”.

“Sono un poco scioccato di avere un Papa gesuita”, continua padre Lombardi. I Gesuiti pensano di servire la Chiesa non in posizione di autorità, ma di servizio e ci sembra strano che uno sia nominato Papa, in questo senso lo vivo proprio come una chiamata al servizio del padre Bergoglio, davvero il risultato di una chiamata forte e non la ricerca di una autorità o di un potere”. Poi dà in diretta le notizie che gli comunica per telefono dalla casa Pontificia padre Leonardo Sapienza. Una tra le più attese è che il nuovo Papa ha parlato con Papa Benedetto per telefono. Domenica ci sarà il primo angelus, mentre per il martedì 19 è prevista la messa di inizio pontificato.

Annachiara Valle

Molto probabilmente Papa Bergoglio incoraggerà i 400mila sacerdoti della  Chiesa a percorrere le strade per incontrare più anime”, ha commentato Sergio Rubin , autore della biografia del nuovo Papa intitolata Il gesuita e, commentando l‘abitudine  del cardinale Bergoglio a tenere sempre un basso profilo, ha raccontato che “quando c’era un incontro di vescovi, voleva sempre  sedere nelle ultime file”.

 

La semplicità del nuovo Papa, che vive con un solo polmone a causa di un’infezione che l’ha colpito da adolescente, è confermata dal fatto che a Buenos Aires non ha mai vissuto nella ricca sede vescovile, preferendo per anni una stanza riscaldata da una piccola stufa. Inoltre per anni si è servito dei trasporti pubblici e si è cucinato i propri pasti in prima persona.

 

Alla domanda se Bergoglio sia “un progressista o un teologo della liberazione, il suo biografo ha risposto di no, ma nello stesso tempo ha raccontato che da cardinale ha trascorso molto tempo negli slums e ha criticato spesso il Fondo Monetario e il neoliberismo.

 

Su un altro fronte è noto il pesante giudizio che la presidente argentina Cristina Fernandez ha dato su di lui per aver sostenuto che l’adozione alle coppie gay discrimina i bambini e per aver criticato la campagna contraccettiva. La presidente ha detto che il suo tono ricordava il Medioevo e l’Inquisizione.

 

Molto scalpore ha raccolto anche il suo intervento sui sacerdoti che negano il Battesimo ai figli delle donne sole definendoli ipocriti “persone che separano i figli di Dio dalla salvezza” ricordando che “queste povere ragazze che hanno avuto il coraggio di dare la vita al proprio bambino invece di rimandarlo al mittente devono vagare talvolta da una parrocchia all’altra perché sia battezzato”.

 

Il cardinale Bergoglio ha paragonato questo concetto del Cattolicesimo all’atteggiamento dei Farisei dei tempi di Gesù: gente che congratula sé stessa mentre condanna gli altri, mentre Gesù “ci ha insegnato altro: andate e condividete la vostra testimonianza, andate e incontrate i vostri fratelli, andate e condividete, andate e chiedete. Diventate la Parola in corpo e spirito”.

Renata Maderna

Giorgio Campanini commenta l'elezione di Papa Francesco. L'influenza del cattolicesimo latino-americano potrebbe dare alla Chiesa un forte impulso riformatore.

Povertà, riforme e vicinanza alla gente. Questi temi, secondo Giorgio Campanini, docente di Storia delle dottrine politiche e di Teologia del laicato, potrebbero caratterizzare il pontificato di Papa Francesco. Temi che si intravedono anche nella scelta del nome.

«La scelta del nome Francesco e nello stesso tempo l'insistenza con cui il nuovo papa ha  ricordato la sua natura primaria di vescovo di Roma indicano, a mio parere, da una parte la centralità che nel suo pontificato potrebbe avere il tema della necessità di riformare la Chiesa, così caro a Francesco, e in parallelo un'altro punto strettamente collegato: la povertà della Chiesa. Nello stesso tempo l'insistenza sul concetto di "papa - vescovo di Roma", credo che porti a sottolineare il carattere decisamente pastorale che vuole dare al suo pontificato».

- Il Papa ha ricordato anche la sua provenienza dagli antipodi della terra

«Il fatto che il nuovo papa provenga da una terra lontana da Roma, come egli stesso ha ricordato nel suo discorso, potrebbe anche indicare una sorta di presa di distanza dagli stili e dai trionfalismi della curia romana. Una distanza non solo geografica ma anche nel modo di essere Chiesa»

- Come si esprime questa differenza?

«La Chiesa Latino Americana fu profondamente influenzata dalla Teologia della Liberazione. C'è ancora un cattolicesimo popolare, vicino alla gente, non troppo preoccupato delle questioni riguardanti il potere. Un cattolicesimo politicizzato nel senso della giustizia sociale e non nella conquista di posti nei vari governi. Un cattolicesimo fondato sulla lettura della Bibbia, sulle comunità autogestite e sul confronto ecumenico»

- Che apporto potrebbe avere questo cattolicesimo sulle Chiese d'occidente?

«Potrebbe aiutare l'occidente, intendo l'Europa, a modificare in parte l'impostazione tradizionale, qualche volta tradizionalista delle sue Chiese. E credo che in complesso Papa Francesco darà alla Chiesa un forte impulso riformatore. L'aiuterà a ritrovare il suo radicamento popolare, la sua vicinanza con la gente e la sua capacità di dialogo con le persone»

Orsola Vetri

“Habemus papam Franciscum”, è questo il primo tweet diffuso dall’account pontificio “@pontifex”. Notare che tale cinguettio è attualmente seguito da migliaia di fans ed ha ricevuto più di 80 mila Like. Dopo tale breve tweet, come al solito sui vari social network sono stati aperti numerosi profili falsi, che però, hanno comunque mantenuto un numero elevato di followers. Tutto ciò fa capire che, se le elezioni di Benedetto XVI e quelle di Giovanni Paolo II, sono state ricordate per frasi famose pronunciate davanti alla folla, come ad esempio il “corrigerete” di Wojtyla, nel caso del 266° pontefice della Chiesa Cattolica Romana (Francesco I), non è solo così. Infatti, come abbiamo visto, chiunque penserà all’elezione papale del 2013, non potrà non ricordare quanto sia stata grande (e lo è ancora), l’influenza della Rete Internet. Basti sapere che in poche ore dall’”habemus papam”, ci sono stati qualcosa come 7 milioni di tweet di “argomento pontificio”, provenienti da persone di ogni genere: un numero impressionante, secondo solamente ai cinguettii dedicati ad Obama durante e dopo le elezioni presidenziali americane (20 milioni circa).

Il tweet apparso ieri dopo l'annuncio dell'elezione di papa Francesco.
Il tweet apparso ieri dopo l'annuncio dell'elezione di papa Francesco.

E’ interessante conoscere il contenuto del primo messaggio “social” scritto dal nuovo Vicario di Cristo Francesco, perché aiuta a mostrare la sua grande e potente semplicità:” Quizás peco de humildad al decir que soy un simple representante de Dios en La Tierra al igual que Dios lo es de mí en El Cielo” (“Forse pecco di umiltà a dire che sono un semplice rappresentante di Dio in terra, come Dio lo è di me in cielo”). Anche se, complice la concitazione dei primi momenti dopo l'elezione, molti tweet attribuiti direttamente al Papa, che da cardinale non aveva un profilo Twitter ufficiale, si sono rivelati falsi.
Molto più "attendibili", invece, i cinguettiii provenienti da persone famose, felici di avere finalmente un papa argentino: "Que orgullo! el Papa Argentino”, questo è stato inviato dalla nota showgirl Belen Rodriguez, ma vi è anche un cinguettio tutto italiano, precisamente appartenente al noto imprenditore Flavio Briatore, il quale scrive: “Finalmente un papa che ama il calcio, il tango e la bagna cauda!”, dello stesso tenore è anche il breve messaggio web lasciato da Elisabetta Canalis:” “Francesco, l'unico argentino in Italia a non giocare nell'Inter”. Da questi brevi post si può capire facilmente che ci troviamo di fronte ad un papa fortemente sportivo, che ama il calcio (è tifoso del San Lorenzo, la squadra di Buenos Aires), che adora il ballo e che è amato anche dai VIP. Ma non ci sono solo Twitter e Facebook a dominare la scena di questo conclave, che oltre al titolo di “social”, meriterebbe anche quello di “digital”; infatti sono state migliaia le dirette streaming avviate appositamente per mostrare il comignolo montato sul tetto della Cappella Sistina, nell’attesa spasmodica di un’eventuale “fumata” (possibilmente bianca). Inoltre, sul Web, sono presenti migliaia di foto amatoriali, scattate dai numerosissimi fedeli presenti in Piazza san Pietro. La cosa che stupisce maggiormente, è il modo in cui papa Francesco sia riuscito ad attrarre nella Rete vicino a se credenti ed atei: questo proprio per la sua grande semplicità e la sua capacità di stare sempre accanto agli ultimi e a coloro che soffrono. Pare però, almeno per ora, non essere un pontefice molto avvezzo all’utilizzo dei social network e delle moderne tecnologie in generale (da buon gesuita, del resto).

Michael Della Bella

Papa Francesco e i cardinali. Foto Reuters.
Papa Francesco e i cardinali. Foto Reuters.

Ricomincia da dove Benedetto XVI aveva lasciato. In sala Clementina, con tutti i cardinali attorno, papa Francesco dà la prima udienza del suo Pontificato. Un lungo applauso accoglie il suo ingresso. Applaudono anche i giornalisti in sala stampa guardando il video sul circuito del Centro televisivo vaticano. I cardinali, per bocca del decano cardinale Angelo Sodano, lo ringraziano “per aver accettato con cuore grande  e generoso l’invito del Signore che Le diceva: ‘Se mi ami più di costoro, pasci i miei agnelli; pasci le mie pecorelle’. È certo un lavoro impegnativo, ma cero il Buon Pastore Le sarà sempre accanto e dall’alto L’illuminerà il Suo Santo Spirito, quello Spirito che sempre fa ringiovanire la Chiesa e continuamente la rinnova”. Il decano assicura poi il Papa che i “suoi cardinali” saranno “a sua completa disposizione”.

Quasi inciampa papa Bergoglio per andare ad abbracciare il cardinale Sodano al termine del saluto. Poi comincia a leggere. Ma, come ci ha abituati in queste primissime uscite , non ce la fa a non parlare a braccio. Dopo poche righe, si discosta dal testo scritto per dire dell’affetto che lega i cardinali al Papa.  Un pensiero “colmo di affetto e di gratitudine” da parte di Francesco anche per il suo predecessore “per la sua umiltà e la sua mitezza”.  E poi ancora “non cediamo al pessimismo”, dice il Papa.

E, dopo un discorso colmo di affetto e di fede, il Papa indugia anche sulla età e sulla vecchiaia. “La vecchiaia”, dice  ancora a braccio, “è la sede della sapienza della vita. I vecchi hanno la sapienza per aver camminato la vita. Diamo questa sapienza ai giovani come il buon vino che con gli anni diventa più buono. Diamo ai giovani la sapienza. Mi viene in mente  che la vecchiaia è il tempo della tranquillità e della preghiera. Questo è vero, ma è vero che dobbiamo  anche dare ai giovani questa saggezza”. Poi, in piedi, dà a tutti la sua benedizione. Vestito di bianco, senza mozzetta e stola, li saluta uno a uno fermandosi a lungo a chiacchierare con ciascuno.

Papa Francesco. Foto Ansa.
Papa Francesco. Foto Ansa.

Resta sereno, ma diventa serio, padre Federico Lombardi, affrontando il tema delle accuse al nuovo Papa di aver collaborato con la dittatura argentina. “Non mi stupisco mai di nulla", dice. "Abbiamo una lunga esperienza di campagne contro le persone o la Chiesa nel suo insieme. C’è qualcuno che, in questo momento di grande audience, pensa di poter avere anche lui, con i suoi atteggiamenti negativi, attenzione. Ma noi andiamo avanti seguendo papa Francesco, con una linea chiara che è la caratteristica di quest’uomo e che gli dà molta credibilità", ha spiegato il portavoce vaticano prima di leggere una nota molto netta che respinge al mittente le accuse.

“La campagna contro Jorge Mario Bergoglio”, ha letto scandendo con attenzione ogni parola il portavoce vaticano, padre Lombardi, “è ben nota e risale già a diversi anni fa. È portata avanti da una pubblicazione che compie campagne a volte calunniose e diffamatorie. La matrice anticlericale di questa campagna e di altre accuse contro Bergoglio è ben nota ed evidente. L’accusa si riferisce al tempo in cui Bergoglio non era ancora vescovo, ma superiore dei Gesuiti in Argentina e a due sacerdoti che sono stati rapiti e che lui non avrebbe protetto. Non vi è mai stata un’accusa concreta credibile nei suoi confronti. La Giustizia argentina lo ha interrogato una volta come persona informata sui fatti, ma non gli ha mai imputato nulla. Egli ha negato in modo documentato le accuse. Vi sono invece moltissime dichiarazioni che dimostrano quanto Bergoglio fece per proteggere molte persone nel tempo della dittatura militare. È noto anche il ruolo di Bergoglio – una volta diventato vescovo - nel promuovere la richiesta di perdono della Chiesa in Argentina per non aver fatto abbastanza nel tempo della dittatura. Le accuse appartengono all’uso di analisi storico-sociologiche del periodo dittatoriale fatte da anni da ambienti anticlericali per attaccare la Chiesa. Devono essere respinte con decisione”.

Prima di leggere la nota padre Lombardi aveva anche ricordato che i due sacerdoti argentini, uno morto pochi anni fa, avevano pubblicamente e pienamente manifestato la loro gratitudine a quanto padre Bergoglio aveva fatto per loro e, anche in questi giorni, il gesuita ungherese-tedesco ancora in vita ha ricordato quanto padre Bergoglio aveva fatto per proteggere le persone sotto la dittatura. “A questo si unisce anche la dichiarazione di Adolfo Perez Esquivel, premio Nobel per la pace del 1980, “persona certamente non filo clericale e quindi le sue dichiarazioni hanno anche un valore più importante”, ha sottolineato il portavoce vaticano, che ha dichiarato che certamente il nuovo Papa non ha avuto nessun compromesso con la dittatura e che, al contrario è noto quanto abbia fatto per difendere la popolazione. 

Annachiara Valle

 
 
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