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Se il nuovo reddito di cittadinanza aumenta il numero dei poveri

08/03/2023  Secondo le indiscrezioni trapelate in questi giorni si riduce il beneficio e si restringe la platea degli aventi diritto. Proprio quando l'inflazione morde soprattutto i redditi più bassi. Ma è giusto?

Per annunciare la riforma del Reddito di cittadinanza il Governo ha scelto la vecchia e consumata tattica del ballon d’essai. I ballon d’essai erano i palloni aerostatici che gli eserciti della prima e della seconda guerra mondiale facevano fluttuare in aria per capire se ci fosse e da dove arrivasse il tiro delle artiglierie nemiche. Per evitare di convocare una conferenza stampa a Palazzo Chigi e sottoporsi al fuoco di fila delle eventuali critiche (senza avere la possibilità di fare marce indietro con rischi di immagine), si lascia filtrare una bozza informale a una fonte di informazione - in questo caso un autorevole quotidiano -  e poi si vede l’effetto che fa in modo da poter aggiustare il tiro con una bozza ufficiale che diverrà decreto. Un po’ come sollevare una scopa con sopra un elmetto dalle trincee per vedere se c’è qualche cecchino in circolazione. Nei casi peggiori si può sempre smentire o dire che si è trattato di voci non corrispondenti al vero. Oltretutto il provvedimento ufficiale esce dopo essere stato ampiamente sviscerato da un dibattito precedente e dunque la maggior parte dell’opinione pubblica, ormai stanca delle polemiche e dal dibattito stesso, tende a essere meno severa e a passarci sopra. Anche in questi casi la strategia dell’indiscrezione (usata spesso dai ministeri) ha prodotto i suoi effetti: il nuovo Reddito di cittadinanza, soprannominato Mia (Misura di inclusione attiva, ma anche qui il condizionale - come si suo dire -  è d'obbligo) ha suscitato un acceso dibattito, soprattutto tra le parti sociali, e non sono mancate le critiche e le polemiche, non solo dai Cinque Stelle che del Reddito di cittadinanza ne avevano fatto la loro bandiera politica.

Dunque anche per noi è difficile discutere una bozza attribuita al governo ma non ufficializzata. Stando alle indiscrezioni, che ormai circolano ampiamente, il nuovo sussidio dovrebbe essere diverso a seconda della situazione familiare sia per importo che per durata. Inanzitutto si divide la platea degli aventi diritto in due. Le famiglie senza persone occupabili percepiscono un assegno più alto e possono fruirne per un periodo più lungo, mentre le famiglie con persone occupabili dovrebbero avere al massimo 375 euro al mese (contro i 500 attuali) e per non più di un anno, contro i 18 mesi delle famiglie povere senza occupabili. Una stretta dovrebbe arrivare anche sul tetto Isee per avere diritto al sussidio che dovrebbe scendere a 7.200 euro dai 9.360 attuali.

Per le persone non occupabili potrebbe arrivare inoltre la riduzione del contributo per l'affitto, oggi fissato al massimo a 280 euro al mese, ma anche la riduzione della durata dell'assegno dopo la prima richiesta, il cosiddetto "decalage". Al momento il Reddito di cittadinanza si può chiedere senza limiti solo aspettando un mese tra una domanda e l'altra (la durata per ogni domanda se non cambiano le condizioni della famiglia è di 18 mesi) mentre la nuova misura potrebbe prevedere per i non occupabili la riduzione della durata per la seconda domanda a un anno. Per gli occupabili la durata dovrebbe scendere a un anno per la prima domanda e a sei mesi per la seconda (se poi si vorrà fare una terza domanda si dovrà aspettare un anno e mezzo).

Al netto delle indiscrezioni, la nuova riforma del ministro del Lavoro Marina Calderone tende a limitare questo provvedimento – bandiera ei Cinque Stelle - , che nei programmi elettorali del Centrodestra  (a parte forse Lega Nord, che era stata meno “tranchant”) era stata fortemente criticata (i programmi parlano addirittura di "abolizione" e dunque si tratta di un compromesso).

Il nuovo sistema dovrebbe essere pensato per spingere le persone quanto più possibile a cercarsi un lavoro, estendendo la possibilità di mantenere l'assegno a fronte di retribuzioni fino a 3mila euro l'anno a tutti i tipi di lavoro dipendente. Rivisto anche il requisito sugli anni di residenza in Italia necessari per ottenere il sussidio portandoli da 10 a 5 rispondendo così alle richieste dell'Unione europea. Dovrebbe essere modificato (ancora un condizionale) la scala di equivalenza che ha prodotto disparità a favore dei nuclei con un solo componente e a scapito delle famiglie numerose (il primo componente ora vale uno a fronte dello 0,2 dei minori).

Ma è l’impostazione del nuovo provvedimento a creare forti perplessità. Nel momento in cui la platea dei poveri si allarga, a causa del rincaro dei prezzi (l’inflazione sfiora ormai le due cifre e si accanisce proprio sui ceti meno abbienti, quelli che devono misurarsi tutti i giorni con i generi di prima necessità), anziché sostenerla, la si riduce. Quanto ai cosiddetti occupabili, che senso ha ridurre il sussidio? Davvero si crede che disponendo di meno denaro, ormai ridotto a “elemosina di Stato” siano più stimolati di quanto lo siano ora a cercarsi un lavoro? E soprattutto: è vero che sono previsti incentivi a chi assume, ma il lavoro non lo si crea certo riducendo il Reddito di cittadinanza.Per questo i corpi intermedi  della società, dai sindacati al presidente dell’Inps Tricarico ,sono, per usare un eufemismo “preoccupati e perplessi”, come dice la Cgil.

Ma per dare un giudizio definitivo bisognerà aspettare la bozza ufficiale del Governo Meloni.

(nella foto, il ministro Marina Calderone)

 
 
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