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giovedì 20 gennaio 2022
 
Centro Nazionale del Volontariato
 

Il “Paese Domani”: «Quale Italia vogliamo costruire»

16/09/2015  Il titolo del consueto seminario di fine estate, organizzato a Lucca dal Centro Nazionale per il Volontariato era molto ambizioso: #Paesedomani. Cercare di delineare su vari ambiti quale Paese ci apprestiamo a costruire oggi, valutando i possibili scenari di un domani. Una decina di incontri, di buon livello, che hanno toccato tutti i maggiori temi di attualità, considerati attraverso un cambiamento in atto della società italiana e internazionale.

La comunicazione e l’informazione, i temi dell’immigrazione, il cambiamento demografico e sociale del nostro Paese, alcuni aspetti politici e costituzionali, i passaggi generazionali e i temi del lavoro: questi i temi principali del seminario del Centro Nazionale per il Volontariato tenutosi a Lucca, temi visti attraverso l’ottica di chi, come i milioni di volontari che operano in Italia, certi cambiamenti è chiamato a gestirli in prima persona, attraverso la molteplicità della tipologia di interventi che il mondo del volontariato attiva ogni giorno.

Il prof. Maurizio Ambrosini, intervenuto al seminario di Lucca del Centro Nazionale del Volontariato. In copertina: lo scrittore e uomo politico Edoardo Nesi insieme a Edoardo Patriarca, presidente del Cnv, durante il seminario di Lucca.
Il prof. Maurizio Ambrosini, intervenuto al seminario di Lucca del Centro Nazionale del Volontariato. In copertina: lo scrittore e uomo politico Edoardo Nesi insieme a Edoardo Patriarca, presidente del Cnv, durante il seminario di Lucca.

Una fotografia dello Stivale

Un grandissimo e prezioso bacino di uomini e donne che molto spesso nel silenzio e lontano dall’attenzione del circo mediatico, svolgono un servizio inestimabile a favore della nostra società; un servizio che, come ha ribadito Edoardo Patriarca, presidente del Centro Nazionale per il Volontariato, si proietta oltre il tempo che viene donato e le energie che vengono impiegate per aiutare il prossimo: «Dietro la riforma del terzo settore», ha detto Patriarca, «dietro le leggi, i commi, gli articoli ci sono delle grandi storie da raccontare. Non dobbiamo mai dimenticare che all’interno del mondo del volontariato e del suo operare, c'è anche una proposta di vita e uno stile di vita. Fare volontariato ti porta a essere un cittadino di un certo tipo».

Il prof. Enrico Giovannini, tra i primi intervenuti, ha tracciato una mappa dei cambiamenti pronosticati nei prossimi 35 anni: «La popolazione residente crescerà, ma di poco: dagli attuali 60 milioni circa ai 62,3 nel 2037, per ridursi a 61,5 nel 2050. La quota di stranieri crescerà dal 7% al 17%. Gli stranieri saranno circa il 25% nel Nord-Ovest, meno del 3% nelle Isole. L’Italia sarà un Paese composto da una larga fetta di anziani. Nel 2050 gli ultra-sessantacinquenni supereranno il 30% della popolazione, dal 20% attuale, e gli ultra-ottantenni cresceranno dal 5,8% al 15%».

E tutto questo non può non avere anche dei risvolti sul mondo del lavoro: «Le imprese», ha continuato il professore, «dovranno riorganizzarsi in funzione dell’impiego di lavoratori più anziani. Occorrerà migliorare l'ambiente di lavoro per far si che i più anziani possano rendere di più, trasmettere la loro esperienza ai più giovani, imparare dai giovani l’uso delle nuove tecnologie. La formazione continua, per tutti, sarà estremamente necessaria».


Particolare interesse, vista la forte attualità del tema, hanno suscitato gli interventi del prof. Leonardo Bianchi e del prof. Maurizio Ambrosini che hanno trattato il tema dell’immigrazione. L’immigrazione ci pone degli interrogativi su vari aspetti», ha spiegato Leonardo Bianchi, «la sussidiarietà ci interroga sull’identità e sul concetto di “nazione Italia”. Non possiamo continuare ad agire come fossimo in una continua emergenza, bisogna andare oltre e iniziare a pensare a politiche di reale integrazione. Se ci troviamo nella “terra di mezzo” bisogna più che mai dare un senso chiaro alle istituzioni o le istituzioni perderanno il loro senso».

Particolarmente dettagliato e capillare l’intervento del prof. Ambrosini che ha fatto chiarezza, dati alla mano, su alcuni nodi spesso controversi dei processi migratori. Ma al di fuori dei dati statistici è interessante comprendere alcuni aspetti probabilmente poco considerati: «L’Onu afferma: L’immigrato è una persona che si è spostata in un Paese diverso da quello di residenza abituale e che vive in quel Paese da più di un anno. Tre elementi: 1) spostamento; 2) attraversamento di un confine; 3) tempo prolungato. Tuttavia: noi non chiamiamo immigrati gli stranieri provenienti dai Paesi ricchi. E neppure i benestanti, o le persone famose, dei Paesi poveri. Il termine si applica solo agli stranieri residenti classificati come poveri: la ricchezza sbianca».

L'intervento di Paola Tronu e Andrea Bertocchini.
L'intervento di Paola Tronu e Andrea Bertocchini.

Un "esercito" di volontari

  

Facendo attenzione ai vari flussi migratori è emerso che: «Ci sono circa 235 milioni di migranti nel mondo, pari a poco più del 3% della popolazione mondiale. I poveri sono molti di più. I migranti non provengono dai Paesi più poveri del pianeta, se non in minima parte. In Italia i primi Paesi sono: Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina. Non sono i più poveri dei loro Paesi: per migrare occorre disporre di risorse. In molti casi, l’emigrazione è una strategia estrema di difesa di uno stile di vita da classe media. I rifugiati che arrivano in Europa sono i più fortunati, spesso i più attrezzati e relativamente dotati di risorse, come i siriani. Su di loro le famiglie investono. Inoltre, hanno aspirazioni e progetti: primo, valicare le Alpi (100 mila circa su 170 mila nel 2014): non bisogna confondere sbarcati e accolti».

Ma quali sono le dimensioni del volontariato in Italia? È la domanda a cui hanno dato risposta Paola Tronu e Andrea Bertocchini della “Fondazione Volontariato e Partecipazione”: il mondo del volontariato in Italia conta 26.301 organizzazioni.

L’archivio Istat stima: 6.636.000 di persone che svolgono attività gratuita, di cui 4.144.000, in forma organizzata, oltre a questo, ci sono 1.710.000 di volontari, la cui attività principale è svolta in organizzazioni appartenenti alla categoria: organizzazioni di volontariato, onlus, associazioni di promozione sociale. Il mondo del volontariato in Italia ha radici profonde, più del 25% delle OdV sono nate prima del 1950 e diverse di queste hanno il proprio anno di fondazione nei primi decenni del secolo scorso.

Il mondo del volontariato e del terzo settore sono una risorsa inestimabile per l’Italia e i suoi abitanti, in forza di un immenso lavoro svolto nella quotidianità questa grande risorsa sociale si aspetta molto da istituzioni troppo spesso distratte nel momento di tendere concretamente una mano.

Al termine delle tre giornate non poteva esserci conclusione migliore di quella di Roberto Davanzo, direttore Caritas Ambrosiana: «Dopo questi anni di consacrazione del volontariato e del terzo settore, abbiamo assistito a qualche affanno, troppe realtà fanno fatica a trovarsi a loro agio in certi meccanismi. Condivido la fatica nell’affermare con estrema chiarezza che non basta dire volontariato perché ci sia un'esperienza autentica di scuola di cittadinanza. Il volontariato non serve per mettere i cerotti e le toppe ai sempre più ampi ambiti in cui la pubblica amministrazione non riesce a star dietro. Ma dev’essere il luogo dove cresce la logica e la cultura del “noi”. Il vero volontariato, il volontariato autentico deve avere come sguardo gli ultimi di questa nostra società».


 
 
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