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venerdì 22 ottobre 2021
 
MARIANNA MADIA
 

Un ministero e un figlio in arrivo: non è troppo?

28/02/2014  Al Quirinale Marianna Madia ha giurato come ministro per la Semplificazione incinta all'ottavo mese di gravidanza. Un segnale di novità e di buon augurio. Ma è giusto, a ridosso del parto, accettare un incarico così impegnativo?

Lei Marianna Madia, la neo Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, che fra circa un mese diventerà mamma per la seconda volta (a casa c’è già Francesco, 2 anni) è bella, sorridente e felice e tanto comunica al primo sguardo che la vede spiccare in quegli ambienti un tempo abitati soprattutto da uomini, nell’età di essere nonni più che genitori.
 
Un omaggio alla maternità, tanto bistrattata in un Paese poco amico delle famiglie e ancor meno di chi ha ancora il coraggio di mettere al mondo un figlio? Un segnale di novità e di buon augurio per tutte? Al di là della gioia e della partecipazione i dubbi sono più d’uno e ci si chiede: è giusto che a ridosso del parto si cominci un'avventura simile e si accetti un ruolo così impegnativo come fare il ministro ancor più, in un Paese e in un governo che non pochi hanno definito l’"ultima spiaggia”?
 
Quanto tempo dovrà sottrarre mamma Madia al suo lavoro per dedicarsi a mettere al mondo, allattare e curare il suo bambino? “Tanto avrà molti aiuti” dice qualcuno, alludendo al fatto che una Marianna operaia non potrebbe certo lavorare nemmeno per la legge, che obbliga al congedo obbligatorio di tre mesi. I precedenti ci sono con tanto di nursery personale al ministero, ma anche questo – è ovvio – non è per comuni mortali. Ma gli aiuti, si sa, seppure fondamentali, non sono tutto, anche perché puoi delegare le alzatacce di notte, il vero incubo di tanti genitori, ma vuoi delegare anche gli abbracci, l’inizio dell’incontro e della conoscenza più importante nella vita di una donna? Anche perché l’altro bambino un po’ di attenzione vorrà averla, come insegnano tutti i manuali negli approfondimenti sulla gelosia tra fratelli

L’han fatto in tante, si dirà. Lavorare nonostante il neonato a casa, persino in situazioni economiche ben diverse da quella di un ministro… Anche chi scrive: tre mesi e un giorno dal parto ed ero già in redazione. La testa divisa tra l’ufficio e il piccolo a casa. Le scadenze e i mal di pancia, le riunioni e le poche ore di sonno, il capo e il pediatra… Ma non avevamo in mano le sorti del Paese che ti fanno immaginare giornate di lavoro lunghe ben più di 8 ore, preoccupazioni, trasferte, incontri, discussioni, responsabilità…

E poi potrebbe succedere anche a lei, a una Marianna futura con i figli adolescenti o adulti, chiedersi se ne valeva la pena, se non sarebbe stato meglio accettare che “c’è un tempo per…” e un “tempo per…” e forse ci sono momenti in cui c’è posto solo per una sola, grande, avventura

 
 
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