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venerdì 28 febbraio 2020
 
Santa Marta
 

Il Papa ringrazia Patrizia che va in pensione: «Siete la mia famiglia larga»

14/02/2020  L’omelia di Francesco dedicata al personale che lavora a Casa Santa Marta, dove vive: «Penso a Luisa, a Cristina, a Miriam, che se n’è andata con il bambino; Elvira, che è stata un esempio di lotta per la vita, fino alla fine. Oggi è un giorno per ringraziare e chiedere scusa, dal cuore, ognuno di noi, alle persone che ci accompagnano nella vita»

«Oggi ci farà bene, a tutti noi, pensare alla gente che ci ha accompagnato nel cammino della vita, come gratitudine, e anche come un gesto di gratitudine a Dio. Grazie, Signore, per non averci lasciati da soli. È vero, sempre ci sono dei problemi, e dove c’è gente ci sono delle chiacchiere. Anche qui dentro. Si prega e si chiacchiera, ambedue le cose. E anche, alcune volte, si pecca contro la carità». È dedicata alla “famiglia larga”, così la definisce, di casa Santa Marta, dove vive, l’omelia di papa Francesco della Messa di venerdì mattina.

Bergoglio prende spunto dal pensionamento di una dipendente, Patrizia, per fare «atto di memoria, di ringraziamento» e anche di scuse nei confronti di chi ci accompagna nel cammino feriale, di tutti i giorni. Il Pontefice racconta la quotidianità di Santa Marta soffermandosi sulla famiglia, non solo «papà, mamma, fratelli, zii, nonni» ma «la famiglia larga, coloro che ci accompagnano nel cammino della vita per un po’ di tempo». E spiega: «Questo farà bene a tutti noi che abitiamo qui, pensare a questa famiglia che ci accompagna; e a tutti voi, che non abitate qui, pensare a tanta gente che vi accompagna nel cammino della vita: vicini, amici, compagni di lavoro, di studio… Noi non siamo soli. Il Signore ci vuole popolo, ci vuole in compagnia; non ci vuole egoisti: l’egoismo è un peccato».

Il Papa nella sua riflessione ricorda la generosità di tante compagne di lavoro che si sono prese cura di chi si è ammalato. Dietro ogni nome, una presenza, una storia, una permanenza breve che ha lasciato il segno. Una familiarità che è rimasta nei ricordi e nel cuore: «Penso a Luisa, penso a Cristina», afferma il Pontefice, alla nonna di casa, suor Maria, entrata a lavorare giovane e che lì decise di consacrarsi. Ma nel ricordare la sua famiglia “larga”, il Pontefice ha un pensiero per chi non c’è più «Miriam, che se n’è andata con il bambino; Elvira, che è stata un esempio di lotta per la vita, fino alla fine». E poi altri ancora che sono andati in pensione o a lavorare altrove. Presenze che hanno fatto bene e che a volte si fa fatica a lasciare.

Oggi è un giorno per ringraziare e chiedere scusa dal cuore

Il Papa ricorda che peccare, perdere la pazienza e poi chiedere scusa è normale e accade in ogni famiglia. «Io», dice, «vorrei ringraziare per la pazienza delle persone che ci accompagnano e chiedere scusa per le nostre mancanze». E conclude: «Oggi è un giorno per ringraziare e chiedere scusa, dal cuore, ognuno di noi, alle persone che ci accompagnano nella vita, per un pezzo della vita, per tutta la vita… E vorrei approfittare di questo congedo di Patrizia per fare con voi questo atto di memoria, di ringraziamento, e anche di chiedere scusa alle persone che ci accompagnano. Ognuno di noi lo faccia con le persone che abitualmente lo accompagnano. E a coloro che lavorano qui a casa, un “grazie” grande grande grande. E a lei, Patrizia, che incominci questa seconda parte della vita, altri 40 anni».

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