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SANTA MARTA
 

Se non si è docili allo Spirito, la fede è fredda o diventa ideologia

29/05/2017  «Sentire e discernere: discernere quello che sente il mio cuore, perché lo Spirito Santo è il maestro del discernimento»: ecco in sintesi la riflessione fatta da Jorge Mario Bergoglio durante l'omelia della Messa mattutina.

Bisogna lasciarsi interpellare dallo Spirito Santo, imparare ad ascoltarlo prima di prendere decisioni. Se si è a lui docili, la fede acquista calore e la vita ha senso, altrimenti la fede è feredda o, peggio, sfuma in ideologia. Secondo quanto riportato nel suo sito internet dalla Radio Vaticana è questa la sintesi dell’esortazione che papa Francesco ha rivolto stamane nell’omelia della Messa odierna a Casa Santa Marta.

Lo Spirito Santo, che muove il cuore, ispira, suscita le emozioni, è stato al centro dell’omelia di Jorge Mario Bergoglio a una manciata di giorni della Pentecoste. Il Papa è partito dalla Prima lettura che – ha detto – potremmo chiamare “la Pentecoste di Efeso”. La comunità di Efeso aveva, infatti, ricevuto la fede ma non sapeva nemmeno che esistesse lo Spirito Santo. Era “gente buona, gente di fede” ma non conosceva questo dono del Padre. Quando Paolo impose le mani, su di loro discese lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue. Lo Spirito Santo, infatti, muove il cuore, come si legge nei Vangeli, dove tante persone - Nicodemo, l’emorroissa, la samaritana, la peccatrice - vengono spinte ad avvicinarsi a Gesù proprio dallo Spirito Santo.

Francesco ha invitato quindi a domandarsi quale posto abbia nella nostra vita lo Spirito Santo: “Io sono capace di ascoltarlo? Io sono capace di chiedere ispirazione prima di prendere una decisione o dire una parola o fare qualcosa? O il mio cuore è tranquillo, senza emozioni, un cuore fisso? Ma certi cuori, se noi facessimo un elettrocardiogramma spirituale il risultato sarebbe lineare, senza emozioni. Anche nei Vangeli ci sono questi, pensiamo ai dottori della legge: erano credenti in Dio, sapevano tutti i comandamenti, ma il cuore era chiuso, fermo, non si lasciavano inquietare”.

L’esortazione centrale di Francesco è stata quindi quella di lasciarsi inquietare dallo Spirito Santo, cioè interpellare, e non avere una fede ideologica: “Lasciarsi inquietare dallo Spirito Santo: ‘Eh, ho sentito questo… Ma padre, quello è sentimentalismo?’ – ‘No, può essere, ma no. Se tu vai sulla strada giusta non è sentimentalismo’. ‘Ho sentito la voglia di fare questo, di andare a visitare quell’ammalato o cambiare vita o lasciare questo …’. Sentire e discernere: discernere quello che sente il mio cuore, perché lo Spirito Santo è il maestro del discernimento. Una persona che non ha questi movimenti nel cuore, che non discerne cosa succede, è una persona che ha una fede fredda, una fede ideologica. La sua fede è un’ideologia, tutto qui”. Interrogarsi sul proprio rapporto con lo Spirito Santo Questo era il “dramma” di quei dottori della legge che se la prendevano con Gesù. Il Papa esorta quindi a interrogarsi sul proprio rapporto con lo Spirito Santo: “Chiedo che mi guidi per il cammino che devo scegliere nella mia vita e anche tutti i giorni? Chiedo che mi dia la grazia di distinguere il buono dal meno buono? Perché il buono dal male subito si distingue. Ma c’è quel male nascosto che è il meno buono, ma ha nascosto il male. Chiedo quella grazia? Questa domanda io vorrei seminarla oggi nel vostro cuore”.

Il Papa ha invitato anche ad interrogarsi se quando “viene la voglia di fare qualcosa” si chieda allo Spirito Santo che ci ispiri, che “dica di sì o di no”, o si facciano soltanto “i calcoli con la mente” . Nell’Apocalisse l’apostolo Giovanni inizia invitando le “sette Chiese” - le sette diocesi di quel tempo, dice Papa Francesco - ad ascoltare quello che lo Spirito Santo gli dice. “Chiediamo anche noi questa grazia di ascoltare quello che lo Spirito dice alla nostra Chiesa, alla nostra comunità, alla nostra parrocchia, alla nostra famiglia” e a “ognuno di noi”, prosegue il Papa, “la grazia di imparare questo linguaggio di ascoltare lo Spirito Santo”.

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