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venerdì 10 aprile 2020
 
IL PAPA
 

Il Papa abbraccia i familiari delle vittime

21/03/2014  Un incontro storico. Per la prima volta un Pontefice prende parte attiva alla Giornata della memoria e dell'impegno organizzata ogni anno dall'associazione "Libera" in ricordo di chi è stato ucciso da Cosa nostra, 'ndrangheta, Camorra, Sacra corona unita

Il tono è più sommesso rispetto a quello usato da Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento nel ’93. Ma le parole e il tono drammatico sono gli stessi: «Convertitevi, ve lo chiedo in ginocchio!». Così papa Francesco si è rivolto agli «uomini e le donne» della mafia nella veglia di preghiera per le vittime della violenza mafiosa in Italia e nel mondo organizzata dall'associazione "Libera" di don Luigi Ciotti nella parrocchia di san Gregorio VII a Roma.

Prima dell’intervento del Pontefice, sono stati letti i 283 nomi delle persone uccise dai clan. A leggere gli ultimi nomi, tra cui quelli dei bambini uccisi nelle ultime settimane, c'era l'ex procuratore di Torino Giancarlo Caselli. Il Papa ha assistito alla lunga lettura in silenzio, con gli occhi lucidi per la commozione. Poi, dopo il saluto di don Luigi Ciotti che ha chiesto «verità, tanta verità» per molti omicidi rimasti senza giustizia, il Pontefice ha rivolto il suo saluto ai familiari: «Grazie della vostra testimonianza di speranza e dolore, non vi siete chiusi», ha detto. «Questo è molto importante. Il desiderio che sento è di condividere con voi una speranza, ed è questa: che il senso di responsabilità piano piano vinca sulla corruzione, in ogni parte del mondo».

Alla fine, il Pontefice si è rivolto direttamente ai mafiosi: «Il vostro potere è insanguinato, per favore, ve lo chiedo in ginocchio, convertitevi e non fate più il male», ha detto. «Convertitevi, fermate di fare il male. Noi preghiamo per voi: convertitevi ve lo chiedo in ginocchio è per il vostro bene». Poi ha aggiunto: «Questa vita che vivete non vi darà felicità, gioia. Potere e denaro che avete adesso da tanti affari sporchi, dai crimini mafiosi sono denaro insanguinato, potere insanguinati, non potrai portarlo all'altra vita». Perciò «convertitevi  c'è tempo per non finire nell'inferno, che è quello che vi aspetta se non cambiate strada».  E ancora: «Anche voi avete avuto un papà e una mamma pensate a loro e convertitevi».

Un momento dell'incontro tra papa Francesco e i familiari delle vittime di mafia, il 21 marzo, nella parrocchia di San Gregorio VII .
Un momento dell'incontro tra papa Francesco e i familiari delle vittime di mafia, il 21 marzo, nella parrocchia di San Gregorio VII .

Il saluto al Papa in rappresentanza delle oltre 15 mila persone che hanno perso un loro caro per mano della violenza mafiosa è stato pronunciato da Stefania Grasso, figlia di Vincenzo Grasso, l'imprenditore di Locri (Reggio Calabria) assassinato dalla ‘ndrangheta il 20 marzo 1989 per le sue denunce contro le richieste estorsive: «Vogliamo andare avanti  per testimoniare il loro esempio, la ringraziamo nella certezza che questo di stasera sarà l'inizio di un percorso, ci guardi, Santo Padre», ha detto. «Guardi ognuno di noi, legga nei nostri occhi il dolore della perdita di un padre, di una madre, di un figlio, di un fratello, di una sorella, di una moglie, di un marito. Guardi nel nostro volto i segni della loro assenza, ma anche del loro coraggio, del loro orgoglio della nostra voglia di vivere». E , ha proseguito,«guardi le nostre mani, il loro continuare a fare. Ci guardi, capaci di andare avanti per testimoniare il loro esempio. Ma soprattutto guardi e legga nel nostro cuore la speranza di coloro che sono certi che le cose possono cambiare». Per questo «continuano a combattere e noi guardiamo a lei, Santo Padre, per ringraziarla di essere qui adesso, oggi qui con noi, nella certezza che questo non sarà un momento ma un percorso da fare insieme: un percorso, un cammino che porti pace, verità e giustizia nelle nostre vite, ma soprattutto nel nostro paese».

Don Luigi Ciotti, nel discorso di saluto al Pontefice, si è soffermato sull’esempio di tanti martiri, religiosi e civili, caduti sotto i colpi della violenza mafiosa e che spesso, anche all’interno della Chiesa, non hanno ricevuto l’attenzione e la vicinanza che meritavano. «Non sempre», ha detto il presidente di "Libera", «la Chiesa ha mostrato attenzione, troppi silenzi, sottovalutazioni, troppe prudenza, parole di circostanza. Ma c’è anche tanta, tanta luce e positività, ha poi detto ricordando gli esempi di Raffaele Nogaro, ex vescovo di Caserta, il beato don Pino Puglisi vittima di mafia a Palermo e don Peppe Diana ucciso dalla camorra a Casal di Principe. E le parole forti pronunciate da papa Wojtyla ad Agrigento e da Benedetto XVI a Palermo quando disse: «La mafia è una strada di morte, non cedete!».

Nel suo discorso don Ciotti ha fatto anche appello alla politica affinché «sia un servizio per il bene comune», e a proposito dei provvedimenti antimafia, ha sottolineato che «occorre rafforzare la confisca». Il sacerdote ha ricordato anche i magistrati più esposti, «un nome per tutti Nino Di Matteo», e ha sollecitato a «non lasciare soli i cittadini onesti, i giornalisti, chi si è ribellato al racket: tutti – ha affermato – non si può esser cittadini a intermittenza, come ci dice il Papa non si può essere cristiani da salotto». «Quei proiettili, quei tritoli che hanno ucciso i vostri cari - ha osservato - sono stati esplosi anche contro di noi». Per questo, «Opponiamo un grido di dolore, opponiamo la parola della vita». Il sacerdote antimafia ha definito Francesco «padre e fratello» e lo ha ringraziato per la sua presenza.  

Sono oltre 900 i nomi che ogni anno vengono letti nella Giornata organizzata da Libera e Avviso pubblico per ricordare cittadini, magistrati, giornalisti, forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, politici morti per mano di cosa nostra, ?ndrangheta, Camorra, Sacra corona unita.  Tanti, ma non ancora tutti. La Direzione nazionale antimafia scrive, nell’ultima relazione, di un fenomeno che contamina aree economiche e politiche sempre più vaste. Il coraggio di tanti ci dice anche di una società che non si arrende. E che lavora per una nuova stagione civile e politica.

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