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sabato 23 ottobre 2021
 
Il Papa ad Assisi
 

Il Papa ad Assisi: "Più testimonianza, meno parole"

04/10/2013  L'incontro con i giovani chiude una giornata storica. Preghiera, povertà, ascolto, umiltà, condivisione. Bergoglio ha indicato alla Chiesa l'unica via: quella del Vangelo.

Alla sera prima di tornare Roma i giovani gli chiedono ragguagli sulla vita matrimoniale, sulla scelta per il sacerdozio e la vita consacrata, sulla fatica della fede e sul lavoro che non c’è. Lui risponde subito che ci vuole “coraggio per formare una famiglia”, che sposarsi può essere “rischioso”,  a causa della “cultura del provvisorio”, per cui sembra che “nulla sia definitivo”.

Racconta che una volta incontrò un seminarista che voleva diventare sacerdote, ma solo per dieci anni. Il Papa qui alza un po’ la voce e dice che “Gesù non ci ha salvato non provvisoriamente, ma definitivamente”. Vale per il matrimonio e vale per il sacerdozio e la vita religiosa. Ragiona sul matrimonio e la famiglia in una società che privilegia “i diritti individuali” e sulla coppia, il matrimonio e la famiglia parla “in modo superficiale ed equivoco”, come dimostrano tanti “programmi televisivi”. Ammette che le difficoltà ci sono e che la Chiesa mette in campo strumenti che sono punti di riferimento per chi è un difficoltà. E dice ai ragazzi di “non avere paura di fare passi definitivi”.

Fa sorridere tutti con la storia di una mamma che si lamentava che il figlio a 30 anni non si sposava ancora e a cui ha consigliato di non lavargli più le camicie. Spiega che non bisogna mettere in un recinto la “fantasia dello Spirito” e ciò vale anche per chi sceglie la vita religiosa. La ricetta è “pregare e camminare nella Chiesa” e lasciarsi sorprendere da Dio, senza calcoli e programmazioni. Quindi ripete la parola d’ordine: Vangelo, vangelo. Come Francesco. Dice che vale anche per il Papa: “Se io non riesco ad essere un servitore del Vangelo, la mia vita non vale niente”.

Tutto ciò riguarda sia l’impegno sociale, sia l’impegno per l’evangelizzazione, che sono, avverte due cose intrecciate, perché “portare il Vangelo con la nostra testimonianza trasforma il mondo”. Ma, ammonisce, va fatto prima con la testimonianza e poi con  le parole, esattamente come ha fatto Francesco. Sembra di sentire Paolo VI: “Il mondo ha bisogno di testimoni prima che di maestri”.

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