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venerdì 10 luglio 2020
 
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«Le streghe non esistono, mi fanno paura le chiacchiere e la gente che sceglie di essere cattiva»

12/03/2017  Francesco risponde alle domande di alcuni bambini durante la visita alla parrocchia romana di Santa Maddalena di Canossa. Poi per un’ora confessa quattro fedeli e infine celebra la Messa

I bambini pongono domande semplici e concrete. E il Papa risponde con altrettanta semplicità e chiarezza facendo domande a sua volta. Nella parrocchia romana di Santa Maddalena di Canossa, nella borgata Ottavia, periferia Nord di Roma, Francesco arriva verso le quattro di domenica pomeriggio ed è accolto da un bagno di folla, poi all’aperto ascolta le domande dei ragazzi e risponde a tutti mettendosi in dialogo diretto con loro. C’è Sara che dice di avere paura delle streghe e domanda che cos’è che spaventa e fa paura al Papa, e il Papa risponde: «Quando una persona sceglie di essere cattiva, la malvagità della gente e le chiacchiere che ci sono, in famiglia, in parrocchia, sul posto di lavoro, anche in Vaticano, il chiacchieraggio mi spaventa», e le chiacchiere sono come le “bombe” lanciate dai “terroristi” che poi scappano via: «Le chiacchiere sono così, è come buttare una bomba e andarsene via, le chiacchiere distruggono: distruggono. Distruggono una famiglia, distruggono un quartiere, distruggono una parrocchia, distruggono tutto. Ma soprattutto, le chiacchiere distruggono il tuo cuore. Perché se il tuo cuore è capace di buttare la bomba sei come un terrorista, fai il male di nascosto e il tuo cuore diventa corrotto. Mai le chiacchiere. Prima di dirle meglio mordersi la lingua. “Eh, ma mi fa male”, “Sì, ma non farai del male all’altro”».

A Edoardo, che gli chiede quali sono stati i momenti belli della sua vita, Francesco dice «tanti» e ricorda quando da piccolo andava allo stadio con il papà e la mamma. I ragazzi ridono quando il Papa dice che vedersi in Tv non gli piace: «No, non mi piace: la tv mi fa brutto! Hai visto che la Tv ti cambia la faccia? Ti fa un po’, non come sei… no, a me piace direttamente, le cose. Quello non mi piace: è perdere tempo». Poi il Papa gira la domanda e chiede ai bambini se anche loro abbiano avuto momenti belli nella vita, e tutti rispondono in coro: «Oggi», e Francesco scoppia a ridere con loro.

A Camilla, del gruppo adolescenti, che gli dice di usare molto lo smartphone e di guardare la Tv come tanti suoi coetanei risponde che la tecnologia permette sì di comunicare ma pone problemi di dialogo, ribadendo che oggi, nell’era dei telefonini, «una delle malattie più brutte è la poca capacità di ascolto, come se noi avessimo le orecchie bloccate. Noi comunichiamo con il telefonino ma non ascoltiamo e non dialoghiamo con chi ci è accanto. Dobbiamo arrivare al dialogo concreto e bisogna cominciare dall’orecchio». Poi fa l’esempio ed evidenza che quando si va a trovare un malato non bisogna sommergerlo di parole: «Quando tu vai a visitare un malato, stai zitto. Dagli un bacio, accarezzalo, una domanda: “Ma, come stai?”, e lascialo parlare. Ha bisogno di sfogarsi, ha bisogno di lamentarsi, ha bisogno anche di non dire nulla ma di sentirsi guardato e ascoltato. La lingua al secondo posto». La sfida quindi è dialogare, dopo l’ascolto: «Dall’ascolto al dialogo», rimarca il Papa. «E anche al dialogo concreto, perché questo che si fa con il telefonino è virtuale, è liquido, non è concreto. La concretezza del dialogo: questo è molto importante. Hai capito?».

Patrizio chiede a Francesco se gli piace essere Papa o preferiva essere semplice sacerdote. Non servono “soldi” e non si “studia per questo”, risponde Bergoglio tra il divertimento dei presenti; poi porta l’esempio di San Pietro e dice: «Ha rinnegato Gesù, fu un peccato grave, ma Dio lo ha scelto». Poi risponde: «Ma … a me piace, e mi piaceva anche quando ero rettore della facoltà e anche parroco, tutti e due: mi piaceva tanto. Mi piaceva anche fare scuola di catechesi, la Messa ai bambini … mi piaceva. Sempre, essere sacerdote è una cosa che a me è piaciuta tanto».

Il Papa celebra la Messa nella chiesa di Santa Maddalena di Canossa
Il Papa celebra la Messa nella chiesa di Santa Maddalena di Canossa

Un'ora per confessare quattro fedeli

Francesco dopo il dialogo con i bambini si sposta nel teatro della parrocchia per salutare i genitori e neonati battezzati nel corso dell’anno. Poi l’incontro con i malati: «Vi ringrazio di essere qui», ha detto Bergoglio. «Vi prometto di pregare per voi, e anche dirvi semplicemente che la malattia è una croce – voi lo sapete – ma la croce è un seme di vita e portandola bene si può dare tanta vita a tanta gente che noi non sappiamo».

Il Pontefice, come da programma, incontra i collaboratori della pastorale e si mette a confessare alcuni fedeli dilungandosi oltre il previsto: per confessarne quattro, scelti dalla parrocchia (un adolescente, un giovane, un papà e una mamma) impiega circa un’ora facendo slittare l'inizio della celebrazione. Infine, in chiesa, presiede la Messa della seconda domenica di Quaresima dedicata alla Trasfigurazione di Gesù. Il Papa parla del volto trasfigurato, «luminoso e brillante di Gesù», ma anche del volto del dolore della Croce. Ricorda che «Gesù si è annientato per salvarci, si è “fatto peccato». E spiega: «Noi siamo abituati a parlare dei peccati altrui: che cosa brutta … Invece di parlare dei peccati altrui, non dico di farci peccato noi, perché non possiamo, ma di guardare i nostri peccati e Lui, che si è fatto peccato. E questo è il cammino verso la Pasqua». La parrocchia scelta dal Papa per questa visita parola è nata nel 1988 ed è affidata ai padri canossiani. San Giovanni Paolo II la visitò il 21 aprile 1996. È una parrocchia che si trova in un quartiere con molte famiglie giovani. Infatti i ragazzi della catechesi sono 500, con una presenza buona di un gruppo scout. L’anno scorso ci sono stati 55 battesimi.

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Le più belle immagini della visita del Papa alla parrocchia S. Maddalena di Canossa
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