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sabato 25 settembre 2021
 
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Il Papa ai cardinali: «Andate agli angoli e raggiungete tutti a costo del martirio»

29/06/2018  Francesco celebra la solennità dei Santi Patroni di Roma e consegna il pallio a 28 nuovi arcivescovi metropoliti: «L’amore misericordioso di Dio richiede di andare in tutti gli angoli della vita per raggiungere tutti, anche se questo costasse il “buon nome”, le comodità, la posizione e il martirio»

Se si separa la gloria dalla Croce restano solo trionfalismi «vuoti di amore, vuoti di servizio, vuoti di compassione, vuoti di popolo». Al contrario, «l’amore misericordioso» di Dio «richiede di andare in tutti gli angoli della vita per raggiungere tutti, anche se questo costasse il “buon nome”, le comodità, la posizione, il martirio». Bisogna rifuggire «la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Gesù tocca la miseria umana, invitando noi a stare con Lui e a toccare la carne sofferente degli altri».

Sul sagrato della Basilica Vaticana papa Francesco celebra la Messa per la solennità dei Santi Pietro e Paolo davanti a una piazza gremita di fedeli. Benedice il pallio dei nuovi arcivescovi metropoliti nominati nell’ultimo anno. Il pallio è la striscia di lana di agnello, decorata con croci nere, che simboleggia il Buon Pastore con la pecora sulle sue spalle e ricorda il legame speciale che unisce i vescovi delle sedi metropolitane con il Vescovo di Roma. Sono 30 gli arcivescovi il cui pallio è stato benedetto, anche se in piazza San Pietro sono presenti soltanto 28. Tra questi ci sono i pastori di Tokyo, Parigi, e Città del Messico. Gli italiani sono i nuovi arcivescovi di Sassari, Ancona-Osimo, Fermo e Lecce. C’è anche il neo-arcivescovo di La Plata, l’argentino Víctor Manuel Fernandez, stretto collaboratore di Bergoglio. Fino a qualche anno fa, era il Pontefice stesso a imporre il pallio sulle spalle dei metropoliti, ma Francesco ha voluto rinnovare la cerimonia rimandando il rito dell’imposizione nelle rispettive diocesi, per permettere la partecipazione dei fedeli.

Prima della Messa, Francesco scende a pregare sulla tomba di Pietro, accompagnato dal metropolita ortodosso Job, arcivescovo di Telmessos e rappresentante del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo. Il colore liturgico è il rosso, simbolo del martirio dei Santi Patroni di Roma. A concelebrare con il Papa ci sono i quattordici nuovi cardinali creati giovedì nel Concistoro. «Tutto il Vangelo», spiega il Papa all’omelia, «vuole rispondere alla domanda che albergava nel cuore del Popolo d’Israele e che anche oggi non cessa di abitare tanti volti assetati di vita: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Domanda che Gesù riprende e pone ai suoi discepoli: “Ma voi, chi dite che io sia?”». Pietro risponde senza dubbi e fa la sua professione di fede: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. «Mi piace sapere», è la riflessione di Francesco, «che è stato il Padre ad ispirare questa risposta a Pietro, che vedeva come Gesù “ungeva” il suo popolo. Gesù, l’Unto che, di villaggio in villaggio, cammina con l’unico desiderio di salvare e sollevare chi era considerato perduto: “unge” il morto, unge il malato, unge le ferite, unge il penitente. Unge la speranza. In tale unzione ogni peccatore, ogni sconfitto, malato, pagano – lì dove si trovava – ha potuto sentirsi membro amato della famiglia di Dio. Con i suoi gesti, Gesù gli diceva in modo personale: tu mi appartieni. Come Pietro, anche noi possiamo confessare con le nostre labbra e il nostro cuore non solo quello che abbiamo udito, ma anche l’esperienza concreta della nostra vita: siamo stati risuscitati, curati, rinnovati, colmati di speranza dall’unzione del Santo».

Come Pietro anche la Chiesa è tentata dai "sussurri" del maligno

Francesco ha quindi ricordato il passo successivo del Vangelo, quello in cui Gesù preannuncia ai suoi quale sorte lo attenda a Gerusalemme (passione, morte e risurrezione) perché, sottolinea il Papa, «l’Unto di Dio porta l’amore e la misericordia del Padre fino alle estreme conseguenze. Questo amore misericordioso richiede di andare in tutti gli angoli della vita per raggiungere tutti, anche se questo costasse il “buon nome”, le comodità, la posizione… il martirio».

L’annuncio del martirio spiazza però Pietro che reagisce, sottolinea il Pontefice,c«redendo di difendere i diritti di Dio automaticamente si trasformava in suo nemico (lo chiama “Satana”)». Il Papa invita dunque a «imparare a conoscere le tentazioni che accompagneranno la vita del discepolo. Alla maniera di Pietro, come Chiesa, saremo sempre tentati da quei “sussurri” del maligno che saranno pietra d’inciampo per la missione. E dico “sussurri” perché il demonio seduce di nascosto, facendo sì che non si riconosca la sua intenzione». Invece, ha spiegato il Pontefice, «partecipare all’unzione di Cristo è partecipare alla sua gloria, che è la sua croce... Gloria e croce in Gesù Cristo vanno insieme e non si possono separare; perché quando si abbandona la croce, anche se entriamo nello splendore abbagliante della gloria, ci inganneremo, perché quella non sarà la gloria di Dio, ma la beffa dell’avversario».

Spesso, ha avvertito Francesco, «sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Gesù tocca la miseria umana, invitando noi a stare con Lui e a toccare la carne sofferente degli altri. Confessare la fede con le nostre labbra e il nostro cuore richiede – come lo ha richiesto a Pietro – di identificare i “sussurri” del maligno. Imparare a discernere e scoprire quelle “coperture” personali e comunitarie che ci mantengono a distanza dal vivo del dramma umano; che ci impediscono di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e, in definitiva, di conoscere la forza rivoluzionaria della tenerezza di Dio».

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