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martedì 23 luglio 2024
 
 

Il Papa ai cardinali: «Non sentitevi eminenze, coltivate lo stupore»

30/08/2022  Francesco a San Pietro celebra la Messa con il collegio cardinalizio a conclusione della due giorni di riflessione sulla riforma della Curia Romana: «La capacità di stupirsi è la misura, il termometro, della nostra vita spirituale. Ed è anche una via di salvezza che ci libera dalla tentazione di sentirci “all'altezza” o eminentissimi»

Lo «stupore» è «una via di salvezza», e «che Dio ce lo conservi sempre vivo, perché esso ci libera dalla tentazione di sentirci “all'altezza”, di sentirci eminentissimi, di nutrire la falsa sicurezza che oggi, in realtà, è diverso, non è più come agli inizi, oggi la Chiesa è grande, è solida, e noi siamo posti ai gradi eminenti della sua gerarchia…».

È tutta incentrata sullo stupore l’omelia di papa Francesco che nella Basilica di San Pietro celebra la Messa con i venti cardinali, di cui sedici elettori, nominati nel Concistoro di sabato e con il Collegio cardinalizio convocato a Roma per due giorni di dibattito e di riflessione sulla Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium, che contiene la riforma della Curia Romana, entrata in vigore il 5 giugno scorso. Concelebrano con il Pontefice, oltre alle nuove porpore, 183 fra cardinali e patriarchi delle Chiese orientali. C’è anche il cardinale Angelo Becciu, invitato espressamente dal Papa come parziale forma di «riabilitazione» dopo essere stato privato tre anni fa dei diritti connessi al cardinalato.

Francesco, a causa delle sue difficoltà di deambulazione per il dolore al ginocchio destro, non è entrato in Basilica in processione con i cardinali, ma ha presieduto la celebrazione seduto su una poltrona davanti all'altare centrale della Confessione, pronunciando da lì anche l'omelia. Gli atti liturgici all'altare sono stati invece compiuti dal primo dei concelebranti, il cardinale decano Giovanni Battista Re.

«Ci chiamano eminenze. Sì, c'è del vero in questo, ma c'è anche tanto inganno, con cui il Menzognero cerca di mondanizzare i seguaci di Cristo e renderli innocui», ha sottolineato nell’omelia davanti a circa cinquemila fedeli presenti, «Io vorrei domandare a ognuno di noi, a voi cari fratelli cardinali, a voi vescovi, sacerdoti, consacrati, consacrate, popolo di Dio: come va il tuo stupore, Tu senti stupore, alle volte, o ti sei dimenticato cosa significhi», ha detto il Papa a braccio. In verità, secondo il Pontefice, che ha anche puntato il dito contro «il cancro, il tarlo della mondanità spirituale», «la Parola di Dio oggi risveglia in noi lo stupore di essere nella Chiesa, di essere Chiesa! Ed è questo che rende attraente la comunità dei credenti, prima per loro stessi e poi per tutti: il duplice mistero di essere benedetti in Cristo e di andare con Cristo nel mondo».

La Messa in San Pietro con il collegio dei cardinali (Ansa)

«Lo stupore di essere coinvolti da Dio nel suo disegno di salvezza»

  

«Tale stupore, ha osservato Francesco, non diminuisce in noi con il passare degli anni, non viene meno con il crescere delle nostre responsabilità nella Chiesa». «Grazie a Dio no - ha aggiunto -. Si rafforza, si approfondisce. Sono certo che è così anche per voi, cari fratelli che siete entrati a far parte del Collegio dei Cardinali. E ci dà gioia il fatto che questo senso di riconoscenza ci accomuna tutti, tutti noi battezzati». Poi, ancora a braccio: «E questa forse è la misura, il termometro, della nostra vita spirituale. Ripeto la domanda: caro fratello, cara sorella, che siete qui, come va la tua capacità di stupirti: "Ce l'hai ancora o ti sei abituato al punto di averla persa". Che possiamo ripartire da questa celebrazione, e da questa convocazione cardinalizia, più capaci di 'annunciare a tutti i popoli le meraviglie del Signore».

Lo "stupore" di cui parla Francesco è quello che scaturisce guardando alla "storia della salvezza", riassunta da Paolo nella Lettera agli Efesini, e il cui cardine è Cristo. Tutto, infatti, nota il Pontefice, «trova origine, sussistenza, destinazione e fine» in Lui. E di fronte a questo disegno divino non c’è spazio che per «lode, benedizione, adorazione, gratitudine che riconosce l’opera di Dio. Una lode che vive di stupore» e che non scade nell’abitudine se «attinge dalla meraviglia» e se di stupore si alimentano il cuore e lo spirito, precisa il Pontefice che invita ciascuno a riflettere sul proprio stupore. E c’è un altro "stupore" che si sperimenta, spiega il Papa se «rispondiamo all’appello del Signore», lì dove ci chiama. È il fatto che «Dio ci coinvolge» nel suo disegno di salvezza: «è la realtà della missione degli apostoli con Cristo risorto». Dovette stupire gli undici quell’invito di Gesù a fare «discepoli tutti i popoli, battezzandoli», ad insegnare loro quanto da lui stesso comandato, e quella sua promessa, «che infonde speranza e consolazione, di esserci tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Queste parole del Risorto», ha spiegato il Pontefice, «hanno ancora la forza di far vibrare i nostri cuori, a duemila anni di distanza. Non finisce di stupirci l’insondabile decisione divina di evangelizzare il mondo a partire da quel misero gruppo di discepoli, i quali – come annota l’Evangelista – erano ancora dubbiosi. Ma, a ben vedere, non diversa è la meraviglia che ci prende se guardiamo a noi, riuniti qui oggi, ai quali il Signore ha ripetuto quelle stesse parole, quel medesimo invio!».

Infine, Francesco richiama infine la figura di Paolo VI, «che ha saputo trasmetterci» l’amore per la Chiesa, «un amore che è prima di tutto riconoscenza, meraviglia grata per il suo mistero e per il dono di esservi ammessi, coinvolti, partecipi, di esserne corresponsabili». E disegna il profilo di «un ministro della Chiesa»: «uno che sa meravigliarsi davanti al disegno di Dio e che con questo spirito ama appassionatamente la Chiesa, pronto a servire la sua missione dove e come vuole lo Spirito Santo». E conclude auspicando che possa essere così per i fratelli cardinali e per tutti.

 
 
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