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domenica 29 maggio 2022
 
 

Il Papa ai diaconi: «Chi serve Dio non guardi agli orari»

29/05/2016  A San Pietro Francesco celebra la Messa per il Giubileo dei diaconi e traccia l’identikit del vero servitore: apostolo, mai “schiavo” dell’agenda dei suoi impegni e sempre capace di “trascurare gli orari” per aprire tempi e spazi ai fratelli, secondo lo stile di Dio improntato alla “mitezza”. Solo vivendo così, ha spiegato il Pontefice, il vostro servizio «sarà evangelicamente fecondo»

«Chi serve come voi non è schiavo dell’agenda che stabilisce ma è aperto  alle sorprese di Dio». E a braccio scandisce: «Il servitore trascura gli orari. A me fa male al cuore quando vedo orario – nelle parrocchie – da tal ora a tal ora. Poi? Non c’è porta aperta, non c’è prete, non c’è diacono, non c’è laico che riceva la gente… Questo fa male. Trascurare gli orari: avere questo coraggio, di trascurare gli orari».
Papa Francesco celebra in piazza San Pietro la messa conclusiva del Giubileo dei diaconi nella speciale ricorrenza dei 50 anni della re-istituzione del diaconato permanente, avvenuta con il Concilio Vaticano II. A Roma sono arrivati migliaia di diaconi, persone che aiutano il parroco nel servizio alla comunità. In Italia sono oltre quattromila, la maggior parte di loro sposati e impegnati insieme alla famiglia nella missione. Nel mondo circa 45mila.

Ogni diacono, ha detto il Papa nell’omelia, è insieme un apostolo e un servitore, sempre capace di “trascurare gli orari” per aprire tempi e spazi ai fratelli, secondo lo stile di Dio improntato alla “mitezza”. Vivendo così, ha detto loro il Papa, il vostro servizio “sarà evangelicamente fecondo”.
Sotto un cielo nuvoloso e grigio, Francesco ricorda con le parole di un Padre della Chiesa che il primo “diacono di tutti” è stato Cristo e che lo stesso San Paolo, scrivendo ai Galati, si presenta sia come “apostolo” che come “servitore”: «Il discepolo di Gesù non può andare su una strada diversa da quella del Maestro, ma se vuole annunciare deve imitarlo, come ha fatto Paolo: ambire a diventare servitore», dice. «In altre parole, se evangelizzare è la missione consegnata a ogni cristiano nel Battesimo, servire è lo stile con cui vivere la missione, l’unico modo di essere discepolo di Gesù. È suo testimone chi fa come Lui: chi serve i fratelli e le sorelle, senza stancarsi di Cristo umile, senza stancarsi della vita cristiana che è vita di servizio».

Lo stile della mitezza

Per riuscire in questa missione è necessario, indica il Papa, un allenamento quotidiano alla “disponibilità”, a donare la vita. «Chi serve – sottolinea Francesco – non è un custode geloso del proprio tempo, anzi rinuncia ad essere il padrone della propria giornata». E il vero servitore, prosegue, sa servire senza badare al “tornaconto”, aprendo «le porte del suo tempo e dei suoi spazi a chi gli sta vicino e anche a chi bussa fuori orario, a costo di interrompere qualcosa che gli piace o il riposo che si merita».

Infine, Bergoglio commenta il Vangelo del giorno con la storia del centurione che implora da Gesù la guarigione di un servo a lui caro. A colpire, nota Francesco, è l’estrema delicatezza con cui un ufficiale dell’esercito romano si premura di non disturbare il Maestro, affermando che com’è sufficiente per lui dare un ordine sapendo che verrà eseguito, anche per Gesù sarà lo stesso: «Davanti a queste parole Gesù rimane ammirato», dice. «Lo colpisce la grande umiltà del centurione, la sua mitezza. Egli, di fronte al problema che lo affliggeva, avrebbe potuto agitarsi e pretendere di essere esaudito, facendo valere la sua autorità; avrebbe potuto convincere con insistenza, persino costringere Gesù a recarsi a casa sua. Invece si fa piccolo, discreto, non alza la voce e non vuole disturbare. Si comporta, forse senza saperlo, secondo lo stile di Dio, che è mite e umile di cuore».
Questi, conclude il Papa, «sono anche i tratti miti e umili del servizio cristiano, che è imitare Dio servendo gli altri: accogliendoli con amore paziente, comprendendoli senza stancarci, facendoli sentire accolti, a casa, nella comunità ecclesiale, dove non è grande chi comanda, ma chi serve. E – soggiunge – mai sgridare: mai!».  

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Il Papa celebra a San Pietro il giubileo dei diaconi
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