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Il Papa ai giovani: «Uscite
da voi stessi, osate le felicità»

05/07/2014  A Castelpetroso, dove già andò Giovanni Paolo II nel 1995, il Papa incontra i giovani del Molise e dell'Abruzzo. A loro dice: aspirate a cose grandi, non accontentatevi del provvisorio

Campobasso,
dal nostro inviato

Mezz'ora in più con i malati e con i poveri. Papa Francesco è partito in orario per il santuario di Castelpetroso consumando il tempo che aveva guadagnato in mattinata salutando uno a uno i malati, circa un centinaio
, che lo attendevano in Cattedrale. A una signora malata di cancro che voleva regalargli una croce artigianale di ferro ha chiesto di pregare per lui, su quella stessa croce: «Il mio dono non lo prendo perché il mio dono è la tua preghiera per me su questa croce che benedico», ha detto.

Poi il lungo pranzo con una sessantina di poveri nella Casa degli angeli, la struttura della Caritas inagurata oggi da papa Francesco. Intanto il piazzale antistante il Santuario dell'Addolorata andava riempiendosi di giovani. Una festa di canti e colori che ha accolto il Papa, atterrato in elicottero e giunto poi sul sagrato a bordo di una campagnola, con l'inno della Gmg di Rio.

Dopo un momento di preghiera privata nel santuario papa Francesco ha ascoltato il saluto di monsignor Pietro Santoro, vescovo di Avezzano e di una giovane in rappresentanza dei suoi coetanei di Abruzzo e Molise. Il Papa li ha rincuorati e sostenuti. A loro sui cui sogni, come ha detto monsignor Santoro, «il pensiero unico getta diserbante etico», il Papa ha detto di «avere il coraggio di giocare in pienezza il loro futuro insieme a Gesù».

Foto Ansa.
Foto Ansa.

Il tema del lavoro, che ha caratterizzato il quinto viaggio del Papa in Italia, già dai primi discorsi di questa mattina, è entrato, a braccio, anche nelle parole che Francesco ha rivolto alla sterminata platea dei giovani: «Non voglio finire senza una parola su un problema vostro che è la disoccupazione. E' triste trovare giovani né-né, cioè che non lavorano e non studiano. Questa è la sfida che tutti noi dobbiamo affrontare  evincere. Non possiamo essere rassegnati a perdere un'intera generazione di giovani. Dobbiamo avere creatività perché i giovani sentano la dignità del lavoro. Non farlo sarebbe una sconfitta futura per la patria e per l'umanità».

Una ricerca di soluzioni che ha bisogno di solidarietà. «Alcuni pensano che è una parolaccia, ma non lo è, è una parola cristiana. E allora dobbiamo andare avanti coraggiosi, con speranza e solidarietà».
Il Papa ha spronato i giovani a non cedere alla cultura del provvisorio, a coltivare i propri sogni, a cercare la propria strada, a «camminare la vita, non a girarla. Bisogna camminare, non essere erranti, che girano e girano. La vita non è stata fatta per girarla, ma per camminarla, questa è la nostra sfida». Una sfida da raccogliere sapendo che non siamo soli, ma accompagnati da Dio che «ci accompagna non per sfruttarci, non per farci schiavi, ma per farci liberi».

Foto Reuters.
Foto Reuters.

«Cercate risposte che illuminino la vostra mente e scaldino il vostro cuore non soltanto per lo spazio di un mattino o per un breve tratto di strada, ma per sempre», ha detto il Papa ricordando che «l'aspirazione profonda di ciascuno è di amare ed essere amati definitivamente».  «Non accontentatevi di piccole mete! Aspirate alla felicità, abbiatene il coraggio, il coraggio di uscire da voi stessi e di giocare in pienezza il vostro futuro insieme a Gesù. Da soli non possiamo farcela. Di fronte alla pressione degli eventi e delle mode, da soli non riusciremo a trovare la via giusta, e se anche la trovassimo, non avremmo la forza sufficiente per perseverare, per affrontare le salite e gli ostacoli imprevisti».

Un cammino che ha bisogno di perseveranza. Non si può cambiare strada ogni volta che viene meno l'entusiasmo o la voglia. «Il cammino non è un labirinto. Quando vedete che andate un po' di qua e un po' di là fermatevi a cercare il filo per uscire. Non si può bruciare la vita girando. Ed è triste arrivare a una certa età, guardare indietro il cammino fatto e vedere che è stato fatto a pezzi senza definitività».

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Papa Francesco in Molise: lavoro, poveri, giovani e Celestino V
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