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venerdì 19 agosto 2022
 
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«Il sacerdote è un padre, i preti zitelloni fanno male alla Chiesa»

06/06/2018  Il Papa agli studenti dei Collegi ecclesiastici romani: «Con questo non si scherza: o tu sei padre, o sei patrigno. La capacità di essere padre è capacità di fecondità, è capacità di dare vita agli altri. La formazione integrale deve pensare a formare per la fecondità»

Jorge Moreno: Buongiorno, Santo Padre. Sono Jorge Moreno, sacerdote messicano, e con grande onore rappresento i miei fratelli sacerdoti e seminaristi dell’America Latina. Allora faccio la domanda: il Signore Gesù ci ha chiamati con tutto quello che siamo, per una formazione integrale e cioè umana, spirituale, intellettuale e pastorale. Quali ritiene siano i mezzi fondamentali per salvaguardare l’equilibrio integrale lungo il percorso del ministero presbiterale? Grazie.

Papa Francesco: Grazie. Credo che a questa domanda ho risposto già quando ho parlato dell’ascoltare, dell’essere in cammino, dell’essere in comunità, di avere una guida spirituale, della preghiera… Un soggetto integrale. Qui soltanto sottolineerei la formazione umana come parte integrante della totalità. Ci sono sacerdoti buoni, che amano Gesù Cristo, ma hanno una mancanza di sviluppo della personalità, una mancanza di educazione. Tu trovi un sacerdote così, ad esempio un sacerdote triste ma che umanamente è incapace di piangere; o che è incapace – questo criterio me lo ha dato una volta un sacerdote, quando ero studente – che è incapace di giocare con i bambini. Lui mi ha detto di considerare questa cosa: “Lei gioca con i suoi nipoti?” – “Sì!” – “Va bene”. Questo è un criterio di maturità, di integrità.

Quando trovi uno incapace di questo, che è incapace di gioire, anche di spendere tempo con altri sacerdoti amici, lì manca qualcosa: manca la formazione umana, della quale non ho parlato. Tutto quello che ho detto sulla parte spirituale viene buono anche qui; ma anche la parte umana, l’umanità del sacerdote, l’umanesimo sacerdotale. Tanti sacerdoti soffrono perché non sono capaci di esprimere quello che portano dentro di sé: sono stati bloccati, hanno tagliato dalla loro personalità cose buonissime, capacità grandi, e non sono cresciuti in questo.

La formazione umana: lì c’entra la capacità sociale, di socievolezza, la capacità di rispettare gli altri, anche quelli che la pensano in un altro modo, la capacità di gioire con gli amici, di fare una bella partita a calcio…, di queste cose di cui [qualcuno pensa] “no, ma un sacerdote non può…”. Tante capacità umane che non si sviluppano… Soprattutto la capacità umana di inserirsi educativamente e armonicamente nel contesto sociale. Per questo ho detto che alcuni sono “educati male”, in questo senso. Che non sanno inserirsi. E la capacità umana di gioire: per me è tanto importante, questo. Ne ho parlato prima, ma lo riprendo adesso. La capacità di gioire, gioire di essere prete, gioire con gli amici preti, con i fedeli, ma sanamente gioire, fare qualche risata, cose belle… E’ vero che in alcuni posti, in alcuni tempi, diciamo pure, la capacità umana di inserirsi socialmente non è stata aiutata nella formazione.

Quando ti dicono che tu devi comportanti così, rigidamente, questo fa male alla capacità umana della spontaneità. E’ vero che la spontaneità ti può portare a qualcosa di brutto, ma questo è un pericolo che tu devi discernere e difenderti da questo. Ma una persona normale – dico normale, umana – che va a fare visita a un malato e lo ascolta, e gli prende la mano, in silenzio: questo è umano. Ma quello che non capisce nulla dell’umano va dal malato e [dice:] “queste sofferenze sono le sofferenze di Cristo e lei con queste sta redimendo il mondo con Cristo, vada avanti…”, e il povero malato non capisce nulla, rimane più solo di prima, perché almeno prima pensava: “Quando verrà il prete almeno mi darà qualche consolazione”. La capacità umana di perdere tempo con i malati, ascoltando. La capacità umana di accarezzare bene… Sentite bene questo: se voi non sapete accarezzare bene come padri e come fratelli, è possibile che il diavolo vi porti a pagare per accarezzare. State attenti. La capacità umana di essere padri. Con questo non si scherza: o tu sei padre, o sei patrigno. La capacità di essere padre è capacità di fecondità, è capacità di dare vita agli altri. La formazione integrale deve pensare a formare per la fecondità. Io non vi dico una cosa nuova, ma voi conoscete tanti, tanti sacerdoti che non sono padri, sono “funzionari del sacro”, come ha detto il Cardinale, sono impiegati di Dio – buoni, fanno il loro mestiere – ma non padri, non sanno dare vita, anzi, quanti fra noi sono zitelloni!, che tu quando li senti predicare o li senti parlare hai voglia di domandare: “Ma dimmi, cosa hai preso tu a colazione oggi? Caffelatte o aceto?”. [ridono] Sono incapaci di generare vita negli altri, non sono fecondi.

Questo per rispondere all’aspetto della integralità. Della parte spirituale avevo parlato prima, ma la parte umana… Interroghiamoci sulla fecondità: “questo è un sacerdote fecondo?”. E ci sono tanti sacerdoti fecondi nascosti. Alcuni, il Signore vuole che la loro fecondità venga fuori. In Italia ce ne sono tanti, di questi parroci bravi: sono padri di un paese, conoscono la vita di tutti e la fanno crescere. A volte invece non si sa, ma si vede nel cuore, di tutti i giorni: quanti padri ci sono nei confessionali, e anche quanti zitelloni che spaventano la gente, tutti e due. E’ una fecondità, la paternità sacerdotale. Se qualcuno di voi non se la sente di diventare padre, per favore se ne vada, è meglio. Perché essere zitellone fa male alla Chiesa. Capito? Va bene. [applausi]

(foto in alto: Ansa)

 
 
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