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sabato 24 ottobre 2020
 
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Il Papa ai seminaristi: il diavolo non è un mito, lo vedrete in faccia nelle cose della vita

06/06/2018  «Una volta», ha detto Bergoglio, «un prete mi ha detto di non nominare troppo il demonio e fare finta che non esista perché si vendicherà. No, esiste invece. E dovete combatterlo con il discernimento e l’accompagnamento spirituale»

Pubblichiamo il testo integrale del dialogo di papa Francesco con circa duemila studenti dei Collegi ecclesiastici romani durante un'udienza avvenuta il 16 marzo scorso nell'Aula Paolo VI, in Vaticano.

Papa Francesco: Ho chiesto al Cardinale Prefetto se voi foste cattolici… [ridono]. La risposta non la dirò! [ride] Sì, ha detto di sì. Ma c’è sempre da migliorare. Grazie. Grazie di questa visita, di questo incontro. E adesso ascolto le domande per incominciare il dialogo.

Louis: Santo Padre, mi chiamo Louis, sono un seminarista francese e a nome di tutti coloro che sono qui e provengono dall’Europa vorrei porLe una domanda. Siamo convinti che la vita di discepolato e missionaria sia il fondamento della configurazione a Cristo servo e pastore; come perseverare sulla strada del discepolato, senza mai separare il ministero presbiterale da un umile atteggiamento pastorale e fraterno? Grazie.

Papa Francesco: «Se tu sei prete, non puoi essere un prete “quieto”»

Papa Francesco: Discepoli, missionari e anche fraterni, non è vero? Perché nessuno cammina da solo. C’è gente che cammina da sola, ma il discepolo missionario non può camminare da solo. E io dirò alcune parole-chiave che forse vi aiuteranno a pensare. La prima: in cammino. Il missionario è in cammino. Se tu sei prete, non puoi essere un prete “quieto”, un prete da sacrestia, da ufficio parrocchiale, un prete che ha scritto sulla porta: “Si riceve soltanto lunedì, mercoledì, venerdì da tal’ora a tal’ora” e “Si confessa il tal giorno da tal’ora a tal’ora”: peccate prima, perché dopo non si confessa. [ridono]

Non si può. Tu sei in cammino. E mi viene in mente un bravo prete, bravo, che era parroco in una baraccopoli. E un giorno che sono andato a trovarlo mi ha detto: “Ci sono dei giorni in cui vorrei coprire con il cemento armato le finestre e la porta perché ‘toc toc’, ‘toc toc’, ‘Padre’, ‘toc toc’, uno dietro l’altro”. E la giornata è in cammino, sempre in cammino aspettando le chiamate, fare il servizio… in cammino.

E nel cammino vengono le sorprese; le sorprese è necessario scoprirle, per questo “in cammino” è anche “in ascolto”. Tu sei missionario ma sei anche discepolo, e il discepolato ti porta all’ascolto. All’ascolto del Signore. Sì, in seminario è facile perché, secondo l’orario, da tal’ora a tal’ora preghiera, da tal’ora a tal’ora ascolto del Signore, da tal’ora a tal’ora studio… Ma questo così non va. Tutta la vita dev’essere in ascolto, almeno aperta all’ascolto. E se tu non capisci, se tu non capisci quello che senti, fa’ quello che ha fatto Samuele: andare da [Eli, l’anziano sacerdote]. “Cos’è questa voce?” – “Tu di’: Parla, che il servo tuo ascolta”. Sempre in ascolto. Ascolto non solo delle parole, non solo di quello che dice il popolo di Dio, non solo dei bisogni dell’umanità, dei problemi, ma ascolto nella preghiera, pure. “Lei sa, Padre, che Dio non parla, sembra che la Parola si sia spenta, come al tempo di Samuele…”. No, la Parola non è spenta. Tu hai spento lo zelo, tu hai cambiato un po’ di registro e soltanto hai imparato ad ascoltare altre cose. Non dirmi che sei sordo, no. Tutti ascoltiamo. Ma dov’è il tuo registro di ascolto? E’ una domanda che dovete farvi: “Dov’è il mio registro di ascolto? Cosa è più facile per me ascoltare?”.

Uomini in cammino, uomini in ascolto. E, sia in cammino sia in ascolto, non soli. Tre cose: in camino, in ascolto e in fraternità, in compagnia. “Ma questo è facile!”. Non è facile. Adesso è facile, perché siete tutti riuniti, tutti in un collegio con tanti sacerdoti al vostro servizio e al vostro aiuto; ma quando sarai in una parrocchia, quando sarai in un’università facendo scuola, questo non è facile perché la comodità, la mondanità ti porteranno a non essere in cammino. Perché stanca, essere in cammino. “Sì, ma è un cammino piccolo, breve, fino a qui…”, e così la vita incomincia a rimpicciolirsi. Ti porterà ad ascoltare soltanto le cose che tu vuoi ascoltare, come quei sordi che non ascoltano certe cose ma ascoltano le altre, no? Sordi a scelta. Ma nessuno dirà: “Io voglio essere sordo soltanto per non ascoltare”, no. Nessuno lo dice. Ma la vita, se tu non sei vigile, ti porta a questo; ti porta a questo. E poi, “solo”. “Sì, vado con gli amici preti…” Ma tu sei capace di parlare con i tuoi amici preti sui problemi che hai nella parrocchia, nella diocesi, nella tua comunità, con Dio? Tante volte, noi condividiamo con gli amici le cose divertenti, e questo è buono. [Accenniamo] soltanto a qualche problema che c’è stato… Ma poi, se non andiamo avanti sul serio in questo condividere, condividere la vita com’è, noi finiamo nel chiacchiericcio, e il chiacchiericcio è un po’ come quell’aria che fa male… Allora siamo accompagnati, ma non bene accompagnati.

Papa Francesco: «Sacerdoti, cercate la fraternità degli amici laici e dei preti che accompagnino»

  

Per questo io dirò, alla tua domanda: sempre in cammino. Ma discerni il cammino: che sia il cammino giusto. Sempre in ascolto, e chiedi la grazia di discernere quello che senti per trovare la volontà di Dio; anche per correggerti quando ci sono cose brutte, cose che non vanno. E mai soli: sempre accompagnati. E c’è la fraternità – ho visto che un’altra delle domande tocca questo tema –, c’è la fraternità con gli amici, con i preti più vicini; ma c’è un’altra fraternità che voi dovete custodire tanto: la fraternità con il prete o con il monaco o con il laico, con colui che Dio ti mette vicino, nell’accompagnamento spirituale. Perché la direzione spirituale è un carisma laicale, no?, non è necessariamente presbiterale, è laicale. Anche presbiterale, ma in quanto laico. E ci vuole il coraggio di avere una persona che ti accompagni: nella tua vita interiore, nella tua vita di fedeltà e di infedeltà. “Sì, Padre, io mi confesso sempre”. No, una cosa è il confessore, dove tu vai, dici i tuoi peccati, ti perdona e finisce lì. E un’altra cosa è chi ti accompagna: sono due cose diverse. E se non è la stessa persona, meglio. Uno è il confessore e un altro è chi ti accompagna, che non necessariamente dev’essere sacerdote: può essere un monaco, qualsiasi persona. Ma che abbia il carisma per accompagnarti. Ma se tu stai fermo, se tu vai da solo o scegli soltanto quelli che ti divertono un po’ e niente di più; e poi se tu non hai questa capacità di collegarti in comunità e di farti accompagnare da un altro, ti fermerai lì, se tu non ascolti. La capacità di ascoltare è un po’ una preghiera. E come preghi tu? Come il pappagallo? O preghi con i tuoi pensieri, seguendo i tuoi pensieri e confondi la preghiera col seguire i tuoi pensieri? Sai pregare in silenzio, per ascoltare?

Papa Francesco: «Il diavolo esiste, arriva nelle cose della vita, e affronterete il demonio della mezza età»

Queste cose credo che aiuteranno per quella domanda che tu hai fatto: no, non è facile. Oggi, per tutti voi è facilissimo. Ma preparatevi, per quando verranno i demoni della vita, quando verrà il demonio meridiano, il famoso “cuarentazo[della mezza età]; e quando arrivano tante altre difficoltà, tutte nate dal peccato originale e dalla tentazione del diavolo. A proposito del diavolo, l’altro giorno si è avvicinato un prete che aveva letto una cosa che io avevo scritto sulla vita spirituale, non ricordo cosa fosse, e mi ha detto: “Stia attento, perché Lei ha nominato il diavolo, quella volta, e questo si vendicherà! E’ meglio non nominare il diavolo, far finta che non esista”. No, il diavolo esiste! E il diavolo – come dice Pietro – fa la ronda, come “leo rugens” [leone ruggente]. Sono sicuro che se adesso faccio una domanda alzate la mano: “credete in Dio?” – “sì” – “credete in Dio Padre?” – “sì”, tutti – “e in Dio Figlio?” – “sì” – “e in Dio Spirito Santo?” – “sì” – “e nel diavolo?” – “ma… dipende… è un mito, non è tanto chiaro…”. [ridono] Oppure a parole direte: “Sì, sì, crediamo!”, ma poi, avete il fiuto per scoprirlo, quando si avvicina? E questo si fa con il discernimento e con l’accompagnamento spirituale. Ma non voglio soffermarmi troppo su questo. Credo di avere risposto alla tua domanda, più o meno. Grazie.

(foto in alto: Ansa)

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