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«Il vescovo è come il papà, va accettato anche se è cattivo e nevrotico»

06/06/2018  Il Papa agli studenti dei Collegi ecclesiastici romani: «Il carisma del sacerdote diocesano è la diocesanità e la diocesanità significa avere un padre che è il vescovo. Evitate il chiacchiericcio che è come la lebbra»

Luigi: Santo Padre, buongiorno. Mi chiamo Luigi, vengo dagli Stati Uniti e sono diacono: se Dio vuole, sarò ordinato sacerdote nella festa di San Filippo Neri, un sacerdote pieno di gioia. La Ratio fundamentalis rivaluta la spiritualità del sacerdote diocesano come una via mistica di identificazione a Cristo e di umile servizio al popolo di Dio. Ci piacerebbe sapere, Santità, quali sono i tratti fondamentali della spiritualità del sacerdote diocesano e come metterli in pratica in mezzo al lavoro pastorale quotidiano.

Papa Francesco: «Il vescovo è come il papà, anche se è "cattivo e nevrotico": non cancellatelo dalle vostre vite»

Papa Francesco: Grazie. Dirò questo: è più facile per un religioso conoscere la propria spiritualità, perché ha il fondatore e conosce benissimo la sua spiritualità; ma per il diocesano non è tanto facile scoprirla, e qualcuno ho sentito che diceva: “No, io sono dell’ordine che ha fondato San Pietro”, diocesano, no? [ridono] Ma c’è una spiritualità. Io la direi in una parola: la spiritualità del diocesano è la diocesanità. Con tutto quello che significa questa parola: che non sei solo, che sei in un corpo che è la diocesi, che hai un padre che è il vescovo e che sei padre di tanti fedeli. La diocesanità. E camminando sulla strada della diocesanità, incomincio a domandarmi sui rapporti della diocesanità. La spiritualità del sacerdote diocesano riconosce un padre: il vescovo. “Ma… è meglio non parlare del mio!”. Quante volte ci sono distanze tra il sacerdote diocesano e il vescovo. Alcune distanze si capiscono, per il temperamento, forse, del vescovo che non va, ma anche se il vescovo non va, le distanze non sono giustificate. Tu puoi avvicinarti a tuo padre non per fare una chiacchierata, ma soltanto per fargli sentire che è tuo padre, solo per questo. E il tuo cuore rimarrà in pace. Ma se il tuo cuore non è in pace nel tuo rapporto con il vescovo, qualcosa non va in te. Lasciamo stare quello che non va nel vescovo: ma è in te, perché tu sei diocesano e alla tua diocesanità manca il rapporto con il padre. Ognuno di voi deve domandarsi: come è il rapporto mio con il vescovo? “Ma questo è cattivo, è nevrotico…”. Come è il rapporto mio con mio papà, che è cattivo e nevrotico? Cosa consigliereste voi a un ragazzo che viene e ti dice che il papà è in carcere? Per esempio. O che il papà bastona la mamma – il vescovo che bastona la Chiesa. Voi dareste un consiglio: “Prega per tuo papà, avvicinati a tuo papà”, ma mai direte: “Cancella tuo papà dalla tua vita”. Il carisma del sacerdote diocesano è la diocesanità e la diocesanità significa avere un padre.

Poi, significa avere dei fratelli, essere inserito in un corpo presbiterale. E come ti muovi tu, con il presbiterio? Sai muoverti bene, la tua appartenenza al presbiterio è leale, aperta, franca? Tu ti permetti di dire tutto quello che ti viene in mente? O hai imparato ad avere delle censure per non fare brutta figura? Hai imparato a fare finta di, o hai imparato a guardare dall’altra parte? Una fraternità così non va! Sei fratello dei tuoi fratelli presbiteri e questo deve crescere sempre. Non dico amico intimo, no, non si può, questo non è reale. Fratello. “Sì, io vado alle riunioni”. E quando parla uno che non ti va bene, tu lo giudichi subito o cerchi di ascoltare bene e di capire quello che ha detto? I rapporti nel presbiterio: a questo voglio bene, questo è meglio non vederlo… Esaminatevi su questo. E’ il vostro carisma! E’ un presbiterio. E quando finisce la riunione di un presbiterio, per esempio, e io me ne vado con due o tre amici e incomincio a chiacchierare contro questo, contro l’altro… “Ma guarda cosa ha detto quello stupido, cosa ha detto quello e quello…”. Il chiacchiericcio è la lebbra! E’ la lebbra di un presbiterio! E’ la lebbra, il chiacchiericcio. E’ un modo di dire “ti ringrazio, Signore, perché non sono come quello, quello, quello”, e prendi le distanze da loro.

Il rapporto con il padre, il rapporto con i fratelli. E poi, il prete diocesano ha dei figli: il rapporto con i tuoi fedeli, con quelli della parrocchia dove tu lavori. Com’è il tuo rapporto? Quello di guardare l’orologio per andarsene presto? Quello di non lasciar parlare la gente? Quello della distanza dalla gente? – la brutta distanza, non la buona distanza. Perché il segreto del buon padre spirituale, del buon prete è avvicinarsi bene e allontanarsi bene. Voi sapete che ci sono alcuni che si avvicinano male o si allontanano male. No, non va. Il carisma è la diocesanità, e voi dovete rimanere sui rapporti che sono nella diocesanità: i rapporti con il padre, i rapporti con i fratelli e il rapporto con i fedeli. Con queste tre vie, se voi lavorate, diventerete santi. Perché non è facile avere un buon rapporto con il vescovo tutta la vita, non è facile avere un bel rapporto di fraternità, di santità con i fratelli sacerdoti e non è facile avere un bel rapporto con i figli nella parrocchia. Non so se ho risposto. Diocesanità: questo è il carisma della congregazione religiosa che ha fondato San Pietro! D’accordo? [ridono, applausi]

(foto in alto: Ansa)

 
 
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