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Il Papa e il Presidente, una lingua comune

10/06/2017  Centralità della persona, dignità del lavoro, impegno per gli ultimi, tutela dell'ambiente, dialogo: i valori che l'Italia e la Chiesa cattolica difendono, ciascuno nel suo ambito, A beneficio della collettività

Hanno un linguaggio comune il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e Papa Francesco. Non è un incontro di circostanza quello che si è svolto nella sala dei Corazzieri (dopo un incontro privato di circa 40 minuti) tra il Pontefice (di cui pubblichiamo il discorso integrale) e il Presidente. Bergoglio ricambia la visita di Mattarella in Vaticano dell’aprile del 2015. E arriva per la seconda volta, dopo la visita del novembre 2013 all’allora presidente Giorgio Napolitano, in quella che Mattarella, dopo aver richiamato le origini “nostrane” di papa Francesco, ricorda essere la «casa degli italiani». Parlano entrambi del problema del lavoro, dell’impegno per gli ultimi, di ambiente, famiglia, immigrazione. «Nel suo recente viaggio a Genova», sottolinea Mattarella, «Lei ha voluto ricordare, nell’incontro con i lavoratori, la nostra carta costituzionale e, nel menzionarne il primo articolo, ha affermato che proprio “attorno al lavoro si edifica l’intero patto sociale».

Il presidente della Repubblica riconosce e ringrazia Francesco perché, «nell’impegno a favore degli ultimi l’Italia ha sempre potuto fare affidamento sul sostegno della Chiesa Cattolica».

Cita l’enciclica Laudato si’ come fonte di ispirazione per la tutela dell’ambiente, il viaggio in Egitto e le parole di papa Francesco all’università Al Azhar, per parlare di distensione e dialogo, comune responsabilità, interdipendenza dei popoli, equità e giustizia. Di fronte anche ai recenti fatti di terrorismo, insiste Mattarella, «è sempre più richiesta la consapevolezza di quei valori universali di rispetto e di tolleranza la cui condivisione rappresenta l’antidoto più efficace per arrestare il diffondersi dell’odio».

Il presidente della Repubblica ricorda il Giubileo della misericordia e «la centralità della persona, di giustizia, di solidarietà, di condivisione, che sono iscritti nel nostro dettato costituzionale e sono anche alla base di tante manifestazioni della testimonianza della Chiesa Cattolica».

In sala alcuni dei ragazzi provenienti dalle zone del terremoto: Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Emilia Romagna. Ci sono i più grandi tra loro mentre altri 300 più piccoli attendono nei giardini del Quirinale per essere salutati e salutare.

Ed è proprio sul terremoto che il presidente si sofferma più a lungo per ricordare che la «presenza della Chiesa cattolica risalta, in modo particolare, nei momenti più difficili della nostra vita nazionale, come quello recente dell’emergenza del terremoto che ha colpito le Regioni del Centro Italia e che l’ha vista - in tutte le sue espressioni, dalle organizzazioni di volontariato ai movimenti laicali – fortemente impegnata al fianco delle Istituzioni, per alleviare la sofferenza delle popolazioni interessate».

Mattarella conclude ringraziando anora perché «sappiamo di poter sempre trovare nella Chiesa - come la Santità Vostra ci ha ricordato in occasione della mia visita in Vaticano - “un valido e utile sostegno” nella consapevolezza, e ricordo ancora le Sue puntuali parole, che “la reciproca autonomia non fa venir meno, ma esalta, la comune responsabilità per l’essere umano concreto e per le esigenze spirituali e materiali della comunità».

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