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giovedì 27 gennaio 2022
 
 

Il Papa al vescovo di Bolzano: aiutare chi fugge

28/04/2016  Francesco incontra mons. Ivo Muser in pellegrinaggio a Roma con un gruppo di fedeli e ribadisce l'importanza del'accoglienza verso i profughi che bussano alle porte dell'Europa. E la Civiltà Cattolica: «Questi flussi non si possono impedire ma si devono governare»

Mentre al Brennero proseguono i lavori per ripristinare la frontiera, papa Francesco ha ribadito l’importanza di assistere i rifugiati. Lo ha fatto durante una conversazione con il vescovo di Bolzano-Bressanone, monsignor Ivo Muser, presente a Roma con un gruppo di pellegrini incoraggiati dal Pontefice a riconoscere nella quotidianità le molteplici opportunità per essere realmente prossimi ai bisognosi. Mons. Muser, da parte sua, ha ringraziato il Papa per l'esortazione postsinodale Amoris Laetitia: «Questo scritto - ha detto il Vescovo - è un dono, perché rappresenta un grande aiuto per la pastorale».

Sul fenomeno dell’immigrazione e le preoccupanti decisione dell’Austria, è intervenuta anche la Civiltà Cattolica, la rivista dei Gesuiti diretta da padre Antonio Spadaro e le cui bozze sono riviste dalla Segreteria di Stato vaticana. In un articolo di padre Giovanni Sale, intitolato I profughi in Europa e la “via crucis” dell'accoglienza, la rivista invita ad affrontare il fenomeno «razionalmente» e «senza pregiudizi», «per evitare di cadere in inutili e dannosi allarmismi e nella assunzione di provvedimenti di emergenza contrari ai diritti umani e al senso di giustizia».
Il numero dei migranti che vogliono attraversare i confini europei «non sono così eccezionali come certa propaganda vorrebbe far credere». Non è la prima volta nella storia d'Europa, anche del secolo scorso, che si verificano spostamenti significativi di persone, mentre la memoria storica degli italiani dovrebbe ricordare che «in passato noi stessi abbiamo avuto bisogno dell'aiuto di altre nazioni» e siamo stati emigranti.

Civiltà Cattolica rimarca che «è necessario sia attivare i governanti dell'Unione, affinché giustizia e solidarietà prevalgano sugli interessi egoistici delle singole nazioni, sia formare la coscienza dei cittadini europei - e in questo le Chiese cristiane hanno una grande responsabilità - affinché facciano memoria del loro passato e dei grandi valori che hanno costruito l'Europa».
«Questi flussi - commenta padre Sale - difficilmente si potranno impedire, ma già adesso si possono governare, ed è su questo fronte che ci si deve impegnare». Governare i flussi migratori però, argomenta il quindicinale dei gesuiti romani, citando Alberto Bisin, richiede «innanzitutto una notevole e rara capacità politica e istituzionale per evitare derive populiste estremamente dannose nel medio e lungo periodo». E richiede anche un ripensamento del welfare e meccanismi per accelerare «il meccanismo di integrazione sociale».
Gli Stati dell'Unione, cioè, dovrebbero essere capaci di «ripensare insieme una politica ispirata ai principi di solidarietà e capace, come ha detto il Papa, di distribuire equamente i paesi di accoglienza». A supporto di queste affermazioni, padre Sale fornisce una accurata analisi di quanto accaduto negli ultimi mesi, dei diversi vertici europei, degli accordi, anche con la Turchia, e una classificazione delle posizioni dei vari Paesi dell'Unione di fronte a questa questione cruciale.

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