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giovedì 25 luglio 2024
 
il papa
 

«Il prete e il politico devono fare ciò che predicano». E invoca il cessate il fuoco a Gaza

05/11/2023  Francesco all’Angelus: «No alla doppiezza del cuore. Per un sacerdote, un operatore pastorale, un politico, un insegnante o un genitore, vale sempre questa regola: ciò che dici, che predichi agli altri, impegnati tu a viverlo per primo». E sulla situazione in Medio Oriente: «Si percorrano tutte le vie perché si eviti assolutamente un allargamento del conflitto, si possano soccorrere i feriti e gli aiuti arrivino alla popolazione di Gaza, dove la situazione umanitaria è gravissima»

Il dramma di Gaza è ancora al centro dell’appello di papa Francesco all’Angelus: «Vi prego di fermarvi, in nome di Dio: cessate il fuoco», evocando la «grave situazione in Palestina e in Israele, dove tantissime persone hanno perso la vita». Il suo auspicio è «che si percorrano tutte le vie perché si eviti assolutamente un allargamento del conflitto, si possano soccorrere i feriti e gli aiuti arrivino alla popolazione di Gaza, dove la situazione umanitaria è gravissima». Il pensiero di Francesco va soprattutto ai bambini, quei tanti ancora tenuti in osaggio da Hamas – «che tornino alle loro famiglie», si augura Francesco – e quelli coinvolti in tutti i tragici aspetti di questo conflitto e negli altri nel mondo: «Sì, pensiamo ai bambini, a tutti i bambini coinvolti in questa guerra, come anche in Ucraina e in altri conflitti: così si sta uccidendo il loro futuro. Preghiamo perché si abbia la forza di dire “basta”».

La riflessione del Pontefice prima dell’Angelus è tutta incentrata sulla credibilità. Per essere credibili «come persone e come cristiani», cerchiamo «di praticare quello che predichiamo» senza avere «il cuore doppio» e non preoccupiamoci solo «di mostrarci impeccabili all’esterno» ma prendiamoci cura «della nostra vita interiore nella sincerità del cuore», dice il Pontefice commentando il brano evangelico di Matteo (23, 1-12) della liturgia odierna, nel quale risuonano le parole di Gesù agli scribi e farisei “che dicono e non fanno” e che “tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente”, per apparire.

Bergoglio si sofferma su due aspetti: «La distanza tra il dire e il fare e il primato dell’esteriore sull’interiore». Riguardo al primo, sottolinea che alle guide religiose del popolo d’Israele, «che pretendono di insegnare agli altri la Parola di Dio e di essere rispettati in quanto autorità del Tempio», Gesù contesta «la doppiezza della loro vita: predicano una cosa, ma poi ne vivono un’altra».

Come già lamentava il Signore attraverso il profeta Isaia: «Questo popolo si avvicina a me solo con la sua bocca e mi onora con le sue labbra, mentre il suo cuore è lontano da me. Questo è il pericolo su cui vigilare: la doppiezza del cuore. Anche noi abbiamo questo pericolo. Questa doppiezza del cuore che mette a rischio l’autenticità della nostra testimonianza e anche la nostra credibilità come persone e come cristiani».

Siamo fragili, riconosce Francesco, e quindi sperimentiamo tutti «una certa distanza tra il dire e il fare». Ma avere «il cuore doppio», vivere con «un piede in due scarpe» senza farcene un problema, è un'altra cosa. Soprattutto «quando siamo chiamati – nella vita, nella società o nella Chiesa – a rivestire un ruolo di responsabilità. Ricordiamoci questo: no alla doppiezza! Per un prete, un operatore pastorale, un politico, un insegnante o un genitore, vale sempre questa regola: ciò che dici, che predichi agli altri, impegnati tu a viverlo per primo», sottolinea, «per essere maestri autorevoli bisogna prima essere testimoni credibili, come ci ricordava San Paolo VI».

Sul secondo aspetto, il primato dell’esteriore sull’interiore, il Papa ricorda che «vivendo nella doppiezza, gli scribi e i farisei sono preoccupati di dover nascondere la loro incoerenza per salvare la loro reputazione esteriore». Perché, «se la gente sapesse cosa c’è davvero nel loro cuore», sarebbero svergognati, perdendo tutta la loro credibilità. E allora compiono opere per apparire giusti, per “salvare la faccia”: «Il trucco è molto comune: si truccano la faccia, truccano la vita, truccano il cuore… E questa gente “truccata” non sa vivere la verità. E tante volte, anche noi, abbiamo questa tentazione della doppiezza».

E conclude chiedendo a tutti un esame di coscienza: «Cerchiamo di praticare quello che predichiamo – è la sua domanda - oppure viviamo nella doppiezza? Diciamo una cosa, e ne facciamo un’altra? Siamo preoccupati solo di mostrarci impeccabili all’esterno, truccati, oppure ci prendiamo cura della nostra vita interiore nella sincerità del cuore?».

La Vergine Maria, è la sua preghiera finale, «che ha vissuto con integrità e umiltà del cuore secondo la volontà di Dio, ci aiuti a diventare testimoni credibili del Vangelo».

Dopo l’Angelus, oltre a chiedere il cessate il fuoco a Gaza, il Pontefice ha espresso vicinanza alle popolazioni del Nepal, dove venerdì scorso un terremoto nel nord ovest del Paese ha ucciso oltre cinquanta persone, lasciandone migliaia senza casa, e «ai profughi afgani che hanno trovato rifugio in Pakistan, ma ora non sanno più dove andare». Il governo di Islamabad, infatti, ha intimato agli 1,7 milioni di afghani che vivono illegalmente in Pakistan di lasciare il Paese, per non essere arrestati e collocati nei centri costruiti dal governo.

Infine, ha pregato «per le vittime delle tempeste e delle alluvioni, in Italia e in altri Paesi». La Toscana è la regione più colpita, con sette morti per il maltempo e danni per 300 milioni di euro.

 
 
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