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lunedì 29 novembre 2021
 
Il Papa
 

«Una fede ridotta a moneta di scambio con Dio è incompleta e ci rende tristi»

10/10/2021  Francesco all’Angelus: «Una fede senza dono, gratuità e le opere di carità è come un cibo ricco ma senza sapore e alla fine rende tristi: come quel tale che, pur guardato con amore da Gesù in persona, tornò a casa “rattristato e scuro in volto”». E ricorda i due nuovi beati: Maria Lorenza Longo e don Francesco Mottola

«Una fede senza dono e gratuità è incompleta e alla fine rende tristi. Dobbiamo liberarci di una fede commerciale e meccanica, che insinua l’immagine falsa di un Dio contabile e controllore, non padre».

Papa Francesco, dopo aver celebrato la Messa solenne per l’apertura del Sinodo, all’Angelus, davanti a una piazza San Pietro gremita di fedeli, si sofferma sul Vangelo del giorno che presenza l’incontro tra Gesù e un uomo che “possedeva molti beni” e che, nota, «è passato alla storia come “il giovane ricco”. Il Vangelo di Marco, in realtà, parla di lui come di “un tale”, senza dirne l’età e il nome, a suggerirci che in quell’uomo possiamo vederci tutti. Il suo incontro con Gesù, infatti, ci permette di fare un test sulla fede».

Quel tale, afferma il Papa, «esordisce con una domanda: “Che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Notiamo i verbi che utilizza: dover fare – per avere. Ecco la sua religiosità: un dovere, un fare per avere; “faccio qualcosa per ottenere quel che mi serve”. Ma questo», avverte Francesco, «è un rapporto commerciale con Dio, un do ut des. La fede, invece, non è un rito freddo e meccanico, un “devo-faccio-ottengo”. È questione di libertà e di amore. Ecco un primo test: che cos’è per me la fede? Se è principalmente un dovere o una moneta di scambio, siamo fuori strada, perché la salvezza è un dono e non un dovere, è gratuità e non si può comprare. La prima cosa da fare è liberarci di una fede commerciale e meccanica, che insinua l’immagine falsa di un Dio contabile e controllore, non padre. Tante volte nella nostra vita viviamo questo rapporto commerciale: io faccio questo perché Dio mi dia quello».

Gesù, è la riflessione del Papa, «aiuta quel tale offrendogli il volto vero di Dio. Infatti, dice il testo, “fissò lo sguardo su di lui” e “lo amò”. Ecco da dove nasce e rinasce la fede: non da un dovere, non da qualcosa da fare o pagare, ma da uno sguardo di amore da accogliere. Così la vita cristiana diventa bella, se non si basa sulle nostre capacità e sui nostri progetti, ma sullo sguardo di Dio. La tua fede è stanca e vuoi rinvigorirla? Cerca lo sguardo di Dio: mettiti in adorazione, lasciati perdonare nella Confessione, stai davanti al Crocifisso. Insomma, lasciati amare da Lui».

Bergoglio si sofferma sul terzo e ultimo passaggio del racconto evangelico: «Dopo la domanda e lo sguardo c’è un invito di Gesù, che dice: “Una cosa sola ti manca”. Che cosa manca a quell’uomo ricco? Il dono, la gratuità: “Va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri”. È quello che forse manca anche a noi. Spesso facciamo il minimo indispensabile, mentre Gesù ci invita al massimo possibile. Quante volte», ricorda il Papa, «ci accontentiamo dei doveri – i precetti e qualche preghiera – mentre Dio, che ci dà la vita, ci domanda slanci di vita! Nel Vangelo di oggi si vede bene questo passaggio dal dovere al dono; Gesù inizia ricordando i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare...”, e arriva alla proposta positiva: “Va’, vendi, dona, seguimi!”. La fede non può limitarsi ai no, perché la vita cristiana è un sì, un sì d’amore».

Il Papa ricorda che una fede senza dono e gratuità è "incompleta": «Potremmo paragonarla», osserva, «a un cibo ricco e nutriente a cui però manca sapore, o a una partita ben giocata ma senza gol. Una fede senza dono, senza gratuità, senza opere di carità alla fine rende tristi: come quel tale che, pur guardato con amore da Gesù in persona, tornò a casa “rattristato e scuro in volto”».

E invita a domandarsi: «“A che punto sta la mia fede? La vivo come una cosa meccanica, come un rapporto di dovere o di interesse con Dio? Mi ricordo di alimentarla lasciandomi guardare e amare da Gesù? E, attirato da Lui, corrispondo con la gratuità?» E conclude: «La Vergine Maria, che ha detto a Dio un sì totale, un sì senza ma, ci faccia assaporare la bellezza di fare della vita un dono».

Dopo l’Angelus il Papa ha ricordato la beatificazione di due servi di Dio: «Anche oggi», ha detto, «ho la gioia di annunciare la proclamazione di nuovi beati. Ieri a Napoli è stata beatificata Maria Lorenza Longo, sposa e madre di famiglia del secolo XVI, rimasta vedova, fondò a Napoli l'Ospedale degli incurabili e le Clarisse cappuccine. Donna di grande fede e di intensa vita di preghiera, si prodigò per le necessità dei poveri e dei sofferenti». Poi ha ricordato che «oggi a Tropea, in Calabria è stato beatificato don Francesco Mottola, fondatore degli Oblati e delle Oblate del Sacro Cuore, morto nel 1969. Pastore zelante, instancabile annunciatore del Vangelo, fu testimone esemplare di un sacerdozio vissuto nella carità e nella contemplazione». E ha invitato i fedeli a fare «un applauso ai nuovi beati!».

Infine, Francesco ha ricordato la Giornata mondiale della Salute mentale che si celebra oggi: «Vorrei ricordare i fratelli e le sorelle affetti da disturbi mentali, e anche le vittime, spesso giovani, di suicidio», ha detto, «preghiamo per loro e per le loro famiglie affinché non vengano lasciati soli né discriminati, ma accolti e sostenuti».

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