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lunedì 21 giugno 2021
 
IL papa
 

«Gli anziani che bisbigliano le loro preghiere sono i grandi intercessori delle parrocchie»

21/04/2021  Francesco dedica l’udienza generale alla preghiera vocale ed elogia «questi oranti dalla preghiera umile che sono le querce che di anno in anno allargano le fronde, per offrire ombra al maggior numero di persone». E ricorda: «Un dolore chiuso dentro di noi, che non può esprimersi o sfogarsi, può avvelenare l’anima. È mortale»

«Tutti dovremmo avere l'umiltà di certi anziani che, in chiesa, forse perché ormai il loro udito non è più fine, recitano a mezza voce le preghiere che hanno imparato da bambini, riempiendo la navata di bisbigli. Quella preghiera non disturba il silenzio, ma testimonia la fedeltà al dovere dell'orazione, praticata per tutta una vita, senza venire mai meno».

Papa Francesco nella biblioteca del Palazzo Apostolico, in diretta streaming, dedica l’udienza generale alla preghiera vocale. «Questi oranti dalla preghiera umile sono spesso i grandi intercessori delle parrocchie: sono le querce che di anno in anno allargano le fronde, per offrire ombra al maggior numero di persone», sottolinea il Pontefice, «solo Dio sa quando e quanto il loro cuore fosse unito a quelle preghiere recitate: sicuramente anche queste persone hanno dovuto affrontare notti e momenti di vuoto. Però alla preghiera vocale si può restare sempre fedeli». E ha aggiunto: «È come un'ancora: aggrapparsi alla corda per restare lì, fedeli, accada quel che accada».

Francesco cita il Catechismo della Chiesa Cattolica, che al numero 2701 afferma: “La preghiera vocale è una componente indispensabile della vita cristiana. Ai discepoli, attratti dalla preghiera silenziosa del loro Maestro, questi insegna una preghiera vocale: il Padre nostro”. «E lì», commenta il Papa, «c’è tutto in quella preghiera».

Bergoglio ricorda che se la preghiera del cuore «in certi momenti latita», quella delle labbra, «che si bisbiglia o si recita in coro», è invece sempre disponibile, «e necessaria come il lavoro manuale». Se «la preghiera è dialogo con Dio, nell’essere umano la preghiera diventa parola, invocazione, canto, poesia». Le parole, prosegue Francesco, nascono dai sentimenti, «ma esiste anche il cammino inverso: quello per cui le parole modellano i sentimenti». La Bibbia, aggiunge, «educa l’uomo a far sì che tutto venga alla luce della parola, che nulla di umano venga escluso, censurato. Soprattutto il dolore è pericoloso se rimane coperto, chiuso dentro di noi. Un dolore chiuso dentro di noi, che non può esprimersi o sfogarsi, può avvelenare l’anima. È mortale».

È per questo, chiarisce il Pontefice, «che la Sacra Scrittura ci insegna a pregare anche con parole talvolta audaci». Gli scrittori sacri sanno che nel cuore dell’uomo «albergano anche sentimenti poco edificanti, addirittura l’odio», e quando questi sentimenti cattivi bussano alla porta del nostro cuore «bisogna essere capaci di disinnescarli con la preghiera e con le parole di Dio». Nei Salmi troviamo anche espressioni molto dure contro i nemici, «che i maestri spirituali ci insegnano a riferire al diavolo e ai nostri peccati», eppure sono parole “che appartengono alla realtà umana. Sono lì a testimoniarci che, se davanti alla violenza non esistessero le parole, per rendere inoffensivi i cattivi sentimenti, per incanalarli così che non nuocciano, il mondo ne sarebbe tutto quanto sommerso».

Il Papa indica come esempio «la costanza di quel pellegrino russo, di cui parla una celebre opera di spiritualità», che ripete per infinite volte la stessa invocazione: «Gesù, Cristo, Figlio di Dio, Signore, abbi pietà di noi, peccatori!». E nota: «Se arriveranno grazie nella sua vita, se l’orazione si farà un giorno caldissima tanto da percepire la presenza del Regno qui in mezzo a noi, se il suo sguardo si trasformerà fino ad essere come quello di un bambino«, è perché ha insistito nella recita di questa semplice invocazione. Alla fine, «diventa parte del suo respiro». Una bella storia, quella del pellegrino russo, per il Papa, un libro alla portata di tutti: «Vi consiglio di leggerlo: vi aiuterà a capire cos’è la preghiera vocale», consiglia.

Francesco conclude dicendo che «non dobbiamo disprezzare la preghiera vocale. Qualcuno dice: “Eh, è cosa per i bambini, per la gente ignorante; io sto cercando la preghiera mentale, la meditazione, il vuoto interiore perché venga Dio…”: per favore! Non cadere nella superbia di disprezzare la preghiera vocale. È la preghiera dei semplici, quella che ci ha insegnato Gesù: Padre nostro, che sei nei cieli».

Le parole che pronunciamo, conclude Francesco, «ci prendono per mano; in qualche momento restituiscono il gusto, destano anche il più assonnato dei cuori; risvegliano sentimenti di cui avevamo smarrito la memoria», ci guidano «verso l’esperienza di Dio», e soprattutto «sono le sole, in maniera sicura, che indirizzano a Dio le domande che Lui vuole ascoltare». Perché «Gesù non ci ha lasciato nella nebbia» insegnandoci la preghiera del Padre Nostro.

Dopo i saluti ai pellegrini nelle varie lingue, Bergoglio conclude rivolgendo il suo pensiero «agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. In questo periodo pasquale, che ci invita a meditare sul mistero della Risurrezione di Cristo, possa la gloria del Signore essere per ognuno sorgente di nuove energie nel cammino verso la salvezza».

Intanto, la carità del Papa è arrivata in America Latina dove il virus continua a uccidere e si è arrivati alla soglia dei 700mila morti. Questa volta, come riferisce Vatican news, è la Colombia la destinataria di una serie di doni del Pontefice, fatti pervenire attraverso la Nunziatura apostolica. Si tratta di materiale medico e chirurgico per la cura dei pazienti contagiati dal virus: quattro respiratori polmonari, diverse maschere di protezione e circa 200 occhiali di protezione. Come informa il sito della Conferenza Episcopale colombiana, il nunzio apostolico, monsignor Luis Mariano Montemayor, ha fatto pervenire i doni del Papa in alcune aree del Paese particolarmente colpite dalla pandemia per l'assistenza dei bisognosi, in difficoltà ad avere accesso alle cure mediche. Con l'aiuto dell'Aeronautica Militare Colombiana e in collaborazione dell'Ordinariato Militare della Colombia, tutto il materiale sanitario è stato consegnato al vescovo di Quibdo, monsignor Juan Carlos Barreto Barreto, per i centri d'assistenza ospedaliera della città, ovvero l'Ospedale San Francisco de Asis e la Clinica Santiago. «Questo gesto si unisce alla continua sollecitudine di Papa Francesco per la Colombia in molti ambiti, esprimendo la sua attenzione per tutte le Chiese», affermano i vescovi in una nota, ribadendo gratitudine e affetto per il Pontefice.

Infine, dall’Ecuador arriva la notizia che il Pontefice nel 2024 tornerà nel Paese sudamericano per il 53esimo Congresso eucaristico internazionale. «Notizia straordinaria: Papa Francesco tornerà in Ecuador, grazie al fatto che Quito sarà la sede del 53/o Congresso Eucaristico Internazionale», ha twittato il ministro degli Esteri Manuel Mejia. Bergoglio ha già visitato l'Ecuador nel 2015 durante il viaggio apostolico che l’ha portato anche in Bolivia e Paraguay.

 
 
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