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«Non abbiamo un tempo illimitato per convertirci»

24/03/2019  Francesco all’Angelus: «La possibilità della conversione va colta subito altrimenti è perduta per sempre. Non bisogna abusare della misericordia di Dio». E invita a pregare per i «quaranta missionari cristiani uccisi nel 2018, il doppio rispetto all’anno precedente». Poi dà appuntamento domani a Loreto

Avverte che la «possibilità» di convertirci «non è illimitata; perciò è necessario coglierla subito» prima che sia «perduta per sempre». Ricorda che oggi si celebra la Giornata in memoria dei missionari martiri e che nell’ultimo anno, nel mondo, «sono stati uccisi quaranta missionari, quasi il doppio rispetto all’anno precedente». Infine, dà appuntamento a tutti a Loreto, domani, per la firma dell’esortazione post-sinodale sui giovani auspicando che «il sì di Maria diventi il sì di tanti di noi».

Papa Francesco all’Angelus si sofferma a spiegare nel dettaglio il Vangelo di questa terza domenica di Quaresima che racconta la parabola del fico sterile: «Un uomo ha piantato un fico nella propria vigna, e con tanta fiducia ogni estate va a cercare i suoi frutti ma non ne trova, perché quell’albero è sterile», spiega Francesco, «spinto da quella delusione ripetutasi per ben tre anni, pensa dunque di tagliare il fico, per piantarne un altro. Chiama allora il contadino che sta nella vigna e gli esprime la sua insoddisfazione, intimandogli di tagliare l’albero, così che non sfrutti inutilmente il terreno. Ma il vignaiolo chiede al padrone di avere pazienza e gli domanda una proroga di un anno, durante il quale egli stesso si preoccuperà di riservare una cura più attenta e delicata al fico, per stimolare la sua produttività».

Questi i fatti raccontati dall'evangelista Luca. «Il padrone», spiega il Pontefice,« raffigura Dio Padre e il vignaiolo è immagine di Gesù, mentre il fico è simbolo dell’umanità indifferente e arida. Gesù intercede presso il Padre in favore dell’umanità e lo prega di attendere e di concederle ancora del tempo, perché in essa possano germogliare i frutti dell’amore e della giustizia. Il fico che il padrone della parabola vuole estirpare rappresenta una esistenza sterile, incapace di donare, di fare il bene. È simbolo di colui che vive per sé stesso, sazio e tranquillo, adagiato nelle proprie comodità, incapace di volgere lo sguardo e il cuore a quanti sono accanto a lui e si trovano in condizione di sofferenza, di povertà, di disagio».

A questo atteggiamento «di egoismo e di sterilità spirituale», sottolinea il Papa, «si contrappone il grande amore del vignaiolo nei confronti del fico: ha pazienza, sa aspettare, gli dedica il suo tempo e il suo lavoro. Promette al padrone di prendersi particolare cura di quell’albero infelice». Questa similitudine, afferma, «manifesta la misericordia di Dio, che lascia a noi un tempo per la conversione. Nonostante la sterilità, che a volte segna la nostra esistenza, Dio ha pazienza e ci offre la possibilità di cambiare e di fare progressi sulla strada del bene. Ma la dilazione implorata e concessa in attesa che l’albero finalmente fruttifichi, indica anche l’urgenza della conversione».

Il fatto che il vignaiolo dica al padrone: “Lascialo ancora quest’anno” indica, ricorda Bergoglio, che «la possibilità della conversione non è illimitata; perciò è necessario coglierla subito; altrimenti essa sarebbe perduta per sempre. Noi possiamo fare grande affidamento sulla misericordia di Dio, ma senza abusarne. Non dobbiamo giustificare la pigrizia spirituale, ma accrescere il nostro impegno a corrispondere prontamente a questa misericordia con sincerità di cuore».

L’invito alla conversione è una costante del tempo di Quaresima: «Ognuno di noi», aggiunge il Papa,« deve sentirsi interpellato da questa chiamata, correggendo qualcosa nella propria vita, nel proprio modo di pensare, di agire e di vivere le relazioni con il prossimo. Al tempo stesso, dobbiamo imitare la pazienza di Dio che ha fiducia nella capacità di tutti di potersi “rialzare” e riprendere il cammino. Egli non spegne la debole fiamma, ma accompagna e cura chi è debole perché si rafforzi e porti il suo contributo di amore alla comunità».

«Nel 2018, in tutto il mondo numerosi vescovi, sacerdoti, suore e fedeli laici hanno subito violenze»

Dopo la preghiera dell’Angelus, Francesco ha ricordato che «dal 27 febbraio sono in corso in Nicaragua importanti colloqui per risolvere la grave crisi socio-politica in cui versa il Paese. Accompagno con la preghiera l’iniziativa», ha aggiunto, «e incoraggio le parti a trovare al più presto una soluzione pacifica per il bene di tutti».

Poi il ricordo della beatificazione, avvenuta ieri a Tarragona, in Spagna, di Mariano Mullerat i Soldevila: «padre di famiglia e medico, che si prese cura delle sofferenze fisiche e morali dei fratelli, testimoniando con la vita e con il martirio il primato della carità e del perdono».

Il 24 marzo si celebra, ogni anno, la Giornata in memoria dei missionari martiri: «Nel corso del 2018, in tutto il mondo numerosi vescovi, sacerdoti, suore e fedeli laici hanno subito violenze», ricorda Francesco, «mentre sono stati uccisi quaranta missionari, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Ricordare questo calvario contemporaneo di fratelli e sorelle perseguitati o uccisi a motivo della loro fede in Gesù, è un dovere di gratitudine per tutta la Chiesa, ma anche uno stimolo a testimoniare con coraggio la nostra fede e la nostra speranza in Colui che sulla Croce ha vinto per sempre l’odio e la violenza con il suo amore».

Il pensiero del Papa va anche ai recenti attentati «disumani» in Nigeria e Mali, invitando a pregare per le vittime e i loro familiari e auspicando che Dio «converta i cuori crudeli».

Prima di salutare i vari gruppi di pellegrini presenti in piazza San Pietro, Francesco ricorda l’importante appuntamento di lunedì: «Domani nella festa dell’Annunciazione del Signore vado a Loreto nella casa della Vergine», dice, «ho scelto questo luogo per firmare l’esortazione apostolica per i giovani, chiedo la vostra preghiera affinché il si di Maria diventi il sì di tanti di noi».

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