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domenica 11 aprile 2021
 
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«Per l’incontro finale con Dio non serviranno né la furbizia né i soldi»

18/11/2018  Francesco all’Angelus: «Davanti al Signore il denaro con cui pretendiamo di comprare tutto e tutti non servirà a nulla». Il dolore per la strage in Centrafrica: «Cessi la violenza, il Paese ha bisogno di pace»

Il grande dolore per la strage compiuta due giorni fa in un campo di sfollati nella Repubblica Centrafricana, in cui sono stati uccisi anche due sacerdoti. Il pensiero alle vittime degli incendi che stanno flagellando la California e la Giornata mondiale dei poveri celebrata a Roma e in tutte le diocesi del mondo con varie iniziative. Papa Francesco all’Angelus in piazza San Pietro invita a pregare per il Centrafrica, «questo popolo a me tanto caro dove ho aperto la prima Porta Santa per il Giubileo della Misericordia. Preghiamo per i morti e i feriti e perché cessi ogni violenza in quell’amato Paese che ha tanto bisogno di pace». Non dimentica, il Pontefice, di ricordare i poveri e gli indigenti che hanno partecipato alla messa a San Pietro, accompagnati dalle associazioni e dai gruppi parrocchiali, con i quali, ricorda, «tra poco parteciperò al pranzo nell’Aula Paolo VI». «Analoghe iniziative di preghiera e di condivisione sono promosse nelle diocesi del mondo, per esprimere la vicinanza della comunità cristiana a quanti vivono in condizione di povertà», sottolinea Bergoglio. «Questa Giornata, che coinvolge sempre più parrocchie, associazioni e movimenti ecclesiali, vuole essere un segno di speranza e uno stimolo a diventare strumenti di misericordia nel tessuto sociale».

«Gesù ci invita a essere vigilanti e pronti per quando saremo chiamati a rendere conto della nostra vita»

Nella catechesi, il Papa si sofferma su Vangelo odierno nel quale Gesù istruisce i discepoli sugli «eventi futuri». Ma, spiega, quello di Gesù non è «un discorso sulla fine del mondo», piuttosto «l’invito a vivere bene il presente, ad essere vigilanti e sempre pronti per quando saremo chiamati a rendere conto della nostra vita».

«La storia dell’umanità», così come «la storia personale di ciascuno» di noi, «non può essere compresa come un semplice susseguirsi di parole e di fatti che non hanno un senso», evidenzia il Papa. «Non può essere neppure interpretata alla luce di una visione fatalistica, come se tutto fosse già prestabilito secondo un destino che sottrae ogni spazio di libertà, impedendo di compiere scelte che siano frutto di una vera decisione». Gesù, ricorda ancora Bergoglio, «dice che la storia dei popoli e quella dei singoli hanno un fine e una meta da raggiungere: l’incontro definitivo con il Signore». Un incontro di cui nessuno conosce tempi e modalità: «Tutto è custodito nel segreto del mistero del Padre». Ma c’è un principio fondamentale ed è il fatto che «in quel giorno, ognuno di noi dovrà comprendere se la Parola del Figlio di Dio ha illuminato la propria esistenza personale, oppure se gli ha voltato le spalle preferendo confidare nelle proprie parole. Sarà più che mai il momento in cui abbandonarci definitivamente all’amore del Padre e affidarci alla sua misericordia».

«Avremo solo con noi il tutto e il nulla di quanto abbiamo vissuto o tralasciato di compiere»

  

«Nessuno può sfuggire a questo momento», afferma il Papa. «La furbizia, che spesso mettiamo nei nostri comportamenti per accreditare l’immagine che vogliamo offrire, non servirà più; alla stessa stregua, la potenza del denaro e dei mezzi economici con i quali pretendiamo con presunzione di comperare tutto e tutti, non potrà più essere usata. Avremo con noi nient’altro che quanto abbiamo realizzato in questa vita credendo alla sua Parola: il tutto e il nulla di quanto abbiamo vissuto o tralasciato di compiere».

Al termine, Francesco invoca l’intercessione della Vergine Maria, «affinché la constatazione della nostra provvisorietà sulla terra e del nostro limite non ci faccia sprofondare nell’angoscia, ma ci richiami alla responsabilità verso noi stessi, verso il prossimo, verso il mondo intero».

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