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domenica 05 luglio 2020
 
Il Papa
 

«Quando l’amore per i propri parenti supera quello per la patria nasce la corruzione»

28/06/2020  Francesco all’Angelus: «Quando l’amore per i familiari è più grande di quello per Gesù non va bene. Nei governi spesso vengono messi in carica i parenti». E lancia un appello per la Siria in vista della Conferenza di Onu e Ue di martedì: «Pensate che ci sono bambini che soffrono la fame e non hanno da mangiare, per favore che i dirigenti siano capaci di fare la pace»

Ricorda che il vero amore per Gesù richiede «un vero amore per i genitori e i figli» sottolineando che Gesù stesso «rimprovera i Dottori della Legge che facevano mancare il necessario ai genitori per darlo come offerta al Tempio». Ammonisce che «se prima cerchiamo l’interesse familiare questo porta sempre sulla strada sbagliata». E ricorda che alcune «corruzioni nei governi avvengono perché l’amore per la parentela è più grande dell’amore alla patria e vengono messi in posti di potere dei parenti. Lo stesso con Gesù: quando l’amore [per i familiari] è più grande di [quello per] Lui non va bene».

Papa Francesco all’Angelus in piazza San Pietro tralascia più volte il testo scritto per parlare a braccio. Dopo la preghiera, ad esempio, ricorda che «martedì prossimo si terrà la quarta Conferenza dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite per “sostenere il futuro della Siria e della regione”. Preghiamo per questo importante incontro, perché possa migliorare la drammatica situazione del popolo siriano e dei popoli vicini, in particolare del Libano, nel contesto di gravi crisi socio-politiche ed economiche che la pandemia ha reso ancora più difficili». E aggiunge un appello accorato, a braccio: «Pensate che ci sono bambini che soffrono la fame e non hanno da mangiare, per favore che i dirigenti siano capaci di fare la pace».

Bergoglio commenta il Vangelo odierno il quale, spiega, «fa risuonare con forza l’invito a vivere in pienezza e senza tentennamenti la nostra adesione al Signore. Gesù chiede ai suoi discepoli di prendere sul serio le esigenze evangeliche, anche quando ciò richiede sacrificio e fatica. La prima richiesta esigente che Egli rivolge a chi lo segue è quella di porre l’amore verso di Lui al di sopra degli affetti familiari. Dice: “Chi ama padre o madre, [...] figlio o figlia più di me non è degno di me”. Gesù non intende di certo sottovalutare l’amore per i genitori e i figli, ma sa che i legami di parentela, se sono messi al primo posto, possono deviare dal vero bene. Tutti potremmo portare tanti esempi al riguardo». Il Pontefice accenna anche a «quelle situazioni in cui gli affetti familiari si mischiano con scelte contrapposte al Vangelo» per dire che «quando invece l’amore verso i genitori e i figli è animato e purificato dall’amore del Signore, allora diventa pienamente fecondo e produce frutti di bene nella famiglia stessa e molto al di là di essa. Poi, Gesù dice ai suoi discepoli: “Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me”. Si tratta di seguirlo sulla via che Egli stesso ha percorso, senza cercare scorciatoie. Non c’è vero amore senza croce, cioè senza un prezzo da pagare di persona. E lo dimostrano», aggiunge, «tante mamme e tanti papà che si sacrificano tanto per i figli e portano vere croci e fanno sacrifici perché amano».

Portata con Gesù, continua Francesco, «la croce non fa paura, perché Lui è sempre al nostro fianco per sorreggerci nell’ora della prova più dura, per darci forza e coraggio. Neanche serve agitarsi per preservare la propria vita, con un atteggiamento timoroso ed egoistico. Gesù ammonisce: “Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la trovera”. È il paradosso del Vangelo. Ma anche di questo abbiamo, grazie a Dio, tantissimi esempi! Lo vediamo in questi giorni: quanta gente sta portando croci e si sacrifica per aiutare gli altri che hanno bisogno in questa pandemia!».

Il Papa ricorda che «la pienezza della vita e della gioia si trova donando sé stessi per il Vangelo e per i fratelli, con apertura, accoglienza e benevolenza. Così facendo, possiamo sperimentare la generosità e la gratitudine di Dio. Ce lo ricorda Gesù: “Chi accoglie voi accoglie me, [...]. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli [...] non perderà la sua ricompensa”. La gratitudine generosa di Dio Padre tiene conto anche del più piccolo gesto di amore e di servizio reso ai fratelli». A questo proposito racconta un aneddoto: «In questi giorni ho sentito un prete che era commosso perché in parrocchia gli si è avvicinato un bambino e ha detto: “Padre, questi sono i miei risparmi. Poca cosa, sono per i suoi poveri e per coloro che hanno bisogno colpiti dalla pandemia”. È una grande cosa», chiosa il Papa che invita alla «riconoscenza contagiosa, che aiuta ciascuno di noi ad avere gratitudine verso quanti si prendono cura delle nostre necessità. Quando qualcuno ci offre un servizio, non dobbiamo pensare che tutto ci sia dovuto», ammonisce, «tanti servizi si fanno per gratuità. Pensate al volontariato, che è una delle cose più grandi che ha la società italiana. I volontari … E quanti di loro hanno lasciato la vita in questa pandemia. Si fa per amore, semplicemente per servizio»

E conclude: «Maria Santissima, che ha amato Gesù più della sua stessa vita e lo ha seguito fino alla croce, ci aiuti a metterci sempre davanti a Dio con cuore disponibile, lasciando che la sua Parola giudichi i nostri comportamenti e le nostre scelte».

Dopo l’Angelus Francesco, oltre alla Siria, invita a pregare «anche per la popolazione dello Yemen, in modo speciale per i bambini, che soffrono a causa della gravissima crisi umanitaria» e «per quanti sono stati colpiti dalle forti alluvioni nell’Ucraina occidentale: possano sperimentare il conforto del Signore e il soccorso dei fratelli».

Poi il Papa saluta i fedeli presenti in piazza San Pietro: «Romani e pellegrini provenienti dall’Italia e da altri Paesi. Vedo bandiere tedesche, polacche», dice con un sorriso e rivolge un pensiero a «quanti hanno partecipato questa mattina qui a Roma alla Messa in rito congolese, pregando per la Repubblica Democratica del Congo. Saluto la delegazione congolese qui presente, sono bravi questi congolesi!». Infine, augura «buona domenica e buon pranzo» e dà appuntamento «a domani per la festa dei Santi Pietro e Paolo».

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