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domenica 04 dicembre 2022
 
UDIENZA
 

Il Papa alle Caritas: oltre l'emergenza, alle radici della povertà

21/04/2016  L'incontro con Francesco conclude il Convegno nazionale delle Caritas diocesane. Bergoglio ringrazia per l'impegno e dice: «La vostra misericordia sia attenta e informata, concreta e credibile». Dialogo, vicinanza e impegno per «prevenire l’emarginazione e incidere sui meccanismi che generano ingiustizia».

Brasile, luglio 2013: la favela Varginha, area poverissima ed emarginata di Rio de Janeiro, si prepara ad accogliere papa Francesco, in città per la Giornata mondiale della gioventù. Foto Reuters. In alto: un momento dell'udienza alle Caritas italiane svoltasi giovedì 21 aprile 2016. Foto: Osservatore Romano.
Brasile, luglio 2013: la favela Varginha, area poverissima ed emarginata di Rio de Janeiro, si prepara ad accogliere papa Francesco, in città per la Giornata mondiale della gioventù. Foto Reuters. In alto: un momento dell'udienza alle Caritas italiane svoltasi giovedì 21 aprile 2016. Foto: Osservatore Romano.

Si è concluso con l'udienza in San Pietro il 38° Convegno della Caritas a 45 anni dalla sua istituzione. Dopo quattro giorni di lavoro a Sacrofano, sul tema "Misericordiosi come il Padre. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso", i circa 600 tra direttori e operatori dalle 174 diocesi italiane si sono spostati da Sacrofano a Roma per sentirsi riconfermati nella loro missione da papa Francesco. Il Papa li saluta e ricorda il mandato che Caritas ha avuto da Paolo VI nel 1972 appena un anno dopo la sua istituzione: «Sensibilizzare le Chiese locali e i singoli fedeli al senso e al dovere della carità in forme consone ai bisogni e ai tempi».
Un compito di cui Caritas è ben consapevole, come ha spiegato, concludendo i lavori, anche il direttore don Francesco Soddu: «L’inclusione sociale dei poveri, per noi, non è semplicemente una strategia di carattere socio-economico quanto piuttosto una priorità evangelica».
Priorità concreta che, è sempre papa Francesco a parlare, «si esprime attraverso gesti e segni».
Il cardinale Francesco Montenegro, presidente della Caritas, ha ricordato il viaggio a Lampedusa e a Lesbo, e le frontiere sempre più impegnative su cui la Chiesa è chiamata a essere presente.  Di fronte a queste sfide, ha sottolineato il Papa, «la Caritas ha il difficile, ma fondamentale compito, di fare in modo che il servizio caritativo diventi impegno di ognuno di noi perché la comunità tutta cresca nella carità e sappia trovare strade sempre nuove per farsi vicina ai più poveri, capace di leggere e affrontare le situazioni che opprimono milioni di fratelli – in Italia, in Europa, nel mondo».
Essenziale, ha chiarito Francesco, è anche «il vostro compito di stimolo nei confronti delle istituzioni civili e di un’adeguata legislazione, in favore del bene comune e a tutela delle fasce più deboli; un impegno che si concretizza nella costante offerta di occasioni e strumenti per una conoscenza adeguata e costruttiva delle situazioni. Di fronte alle sfide globali che seminano paura, iniquità, speculazioni finanziarie – anche sul cibo –, degrado ambientale e guerre, è necessario, insieme al quotidiano lavoro sul territorio, portare avanti l’impegno per educare all’incontro rispettoso e fraterno tra culture e civiltà, e alla cura del creato, per una “ecologia integrale».
Dialogo, vicinanza e impegno per «risalire alle cause delle povertà, per cercare di rimuoverle: lo sforzo di prevenire l’emarginazione; di incidere sui meccanismi che generano ingiustizia; di operare contro ogni struttura di peccato». Consapevoli che occorre «rispondere sempre meglio al Signore che ci viene incontro nei volti e nelle storie delle sorelle e dei fratelli più bisognosi. Egli sta alla porta del nostro cuore, delle nostre comunità, e attende che qualcuno risponda al suo “bussare” discreto e insistente: aspetta la carità, cioè la “carezza” misericordiosa del Signore, attraverso la “mano” della sua Chiesa. Una carezza che esprime la tenerezza, la vicinanza del Padre. Nel mondo di oggi, complesso e interconnesso, la vostra misericordia sia attenta e informata; concreta e competente, capace di analisi, ricerche, studi e riflessioni; personale, ma anche comunitaria; credibile in forza di una coerenza che è testimonianza evangelica, e, allo stesso tempo, organizzata e formata, per fornire servizi sempre più precisi e mirati; responsabile, coordinata, capace di alleanze e di innovazione; delicata e accogliente, piena di relazioni significative; aperta a tutti, premurosa nell’invitare i piccoli e i poveri del mondo a prendere parte attiva nella comunità, che ha il suo momento culminante nell’eucaristia domenicale. Perché i poveri sono la proposta forte che Dio fa alla nostra Chiesa affinché essa cresca nell’amore e nella fedeltà».

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