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lunedì 09 dicembre 2019
 
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Il Papa: «Basta con le persecuzioni agli ebrei»

13/11/2019  Bergoglio ha ricordato l'apostolo Paolo che ha trovato ospitalità presso Aquila e Priscilla, una coppia di giudei fuggita a Corinto perché perseguitata. «Pensavamo che fossero cose del passato invece ritornano», ha ammonito il Santo Padre sottolineando che questo odio «non è né cristiano né umano».

Non rinuncia all’udienza in piazza nonostante il maltempo. Papa Francesco saluta i malati rimasti al coperto nell’aula Paolo VI, ma poi parla dal sagrato della basilica ai tanti che, sfidando la pioggia, sono seduti all’interno del colonnato. Il suo pensiero va agli ebrei ancora oggi perseguitati. Proseguendo la catechesi sugli Atti degli Apostoli e ricordando come San Paolo avesse trovato rifugio presso Aquila e Priscilla «costretti a trasferirsi da Roma a Corinto dopo che l’imperatore Claudio aveva ordinato l’espulsione dei giudei», Bergolio commenta: «Il popolo ebreo ha sofferto tanto, è stato cacciato, perseguitato, abbiamo visto tante e tante brutalità che hanno fatto al popolo ebreo e tutti eravamo convinti che questo era finito, ma oggi ricomincia a nascere di qua e di là l’abitudine a perseguitare gli ebrei. Questo non è né umano né cristiano, gli ebrei sono fratelli nostri e non vanno perseguitati». Poi continua spiegando come Aquila e Priscilla dimostrino di avere un cuore pieno di fede in Dio e generoso verso gli altri, capace di fare spazio a chi, come loro, sperimenta la condizione di forestiero. Questa loro sensibilità li porta a decentrarsi da sé per praticare l’arte cristiana dell’ospitalità e aprire le porte della loro casa per accogliere l’apostolo Paolo». La coppia diventa Chiesa domestica, la loro casa «s’impregna del profumo della Parola “viva” che vivifica i cuori», diventa «una casa della Chiesa, una “domus ecclesiae”, un luogo di ascolto della Parola di Dio e di celebrazione dell’Eucaristia. Anche oggi in alcuni paesi dove non c’è la libertà religiosa», sottolinea papa Francesco, «e la libertà dei cristiani i cristiani si radunano in una casa un po’ nascosta per celebrare l’eucaristia, anche oggi ci sono queste case e queste famiglie che diventano un tempio per l’eucaristia».

Gli Atti degli Apostoli raccontano poi come «dopo un anno e mezzo di permanenza a Corinto, Paolo lascia quella città insieme ad Aquila e Priscilla, che si fermano ad Efeso. Anche lì la loro casa diventa luogo di catechesi. Infine, i due sposi rientreranno a Roma e saranno destinatari di uno splendido elogio che l’Apostolo inserisce nella lettera ai Romani». Bergoglio chiede a tutti gli sposi novelli presenti all’udienza di ascoltare bene l’elogio che Paolo fa a questa coppia: «Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù. Essi per salvarmi la vita hanno rischiato la loro testa, e a loro non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese del mondo pagano». E quanti, ricorda Francesco, «quante famiglie in tempo di persecuzione rischiano la testa per mantenere nascosti i perseguitati. Questo è il primo esempio, l’accoglienza familiare anche nei momenti brutti». Il secondo esempio è quello della vita familiare: «Aquila e Priscilla emergono come “modelli di una vita coniugale responsabilmente impegnata a servizio di tutta la comunità cristiana” e ci ricordano che, grazie alla fede e all’impegno nell’evangelizzazione di tanti laici come loro, il cristianesimo è giunto fino a noi. Infatti “per radicarsi nella terra del popolo, per svilupparsi vivamente, era necessario l’impegno di queste famiglie. Pensate che il cristianesimo dall’inizio è stato predicato dai laici pure, voi laici siete responsabili per il vostro battesimo, era l’impegno di questi sposi, di queste comunità cristiane, di fedeli laici che hanno offerto l’“humus” alla crescita della fede», sottolinea Bergoglio richiamando le parole di papa Benedetto XVI.

E questa è la vocazione degli sposi, «voi», dice rivolgendosi alle coppie, «dovete essere la vera “scultura” vivente». E si augura che, con «l’esempio di Aquila e Priscilla, sappiano aprire le porte dei loro cuori a Cristo e ai fratelli e trasformino le loro case in chiese domestiche, belle parole, la casa è una chiesa domestica dove vivere la comunione e offrire il culto della vita vissuta con fede, speranza e carità. Dobbiamo pregare questi due santi perché insegnino nella nostra famiglia a essere come loro, una chiesa domestica dove c’è l’humus perché la fede cresca».

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