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venerdì 25 giugno 2021
 
corpus domini
 

«L'Eucarestia ci guarisca dall'ingordigia e dall'ambizione di prevalere»

18/06/2017  Papa Francesco celebra il Corpus Domini con la Messa e la processione solenne dal Laterano a Santa Maria Maggiore. Invita alla «memoria» perché «nella frenesia di tutti i giorni c'è il rischio che fatti e persone ci scivolino addosso» e ricorda che chi accoglie l’Eucarestia «non può che essere artefice di unità, perché nasce in lui, nel suo “DNA spirituale”, la costruzione dell’unità»

Fa un elogio della memoria, papa Francesco, nella solennità del Corpus Domini, “spostata” dal giovedì alla domenica secondo il calendario della Chiesa italiana con la suggestiva (e affollatissima) processione eucaristica che a Roma, per antica tradizione, si snoda, lungo via Merulana, dal sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, dove Bergoglio celebra la Messa, fino a Santa Maria Maggiore. «

Ricordati, dice oggi la Parola divina a ciascuno di noi», sottolinea Francesco nell’omelia. «Dal ricordo delle gesta del Signore ha preso forza il cammino del popolo nel deserto; nel ricordo di quanto il Signore ha fatto per noi si fonda la nostra personale storia di salvezza. Ricordare è essenziale per la fede, come l’acqua per una pianta: come non può restare in vita e dare frutto una pianta senza acqua, così la fede se non si disseta alla memoria di quanto il Signore ha fatto per noi.

«La memoria», rimarca Francesco, «è importante, perché ci permette di rimanere nell’amore, di ri-cordare, cioè di portare nel cuore, di non dimenticare chi ci ama e chi siamo chiamati ad amare. Eppure questa facoltà unica, che il Signore ci ha dato», fa notare il Papa, «è oggi piuttosto indebolita. Nella frenesia in cui siamo immersi, tante persone e tanti fatti sembrano scivolarci addosso. Si gira pagina in fretta, voraci di novità ma poveri di ricordi. Così, bruciando i ricordi e vivendo all’istante, si rischia di restare in superficie, nel flusso delle cose che succedono, senza andare in profondità, senza quello spessore che ci ricorda chi siamo e dove andiamo. Allora la vita esteriore diventa frammentata, quella interiore inerte».

Ecco, dunque, che la festa del Corpus Domini «ci ricorda», aggiunge il Pontefice, «che nella frammentazione della vita il Signore ci viene incontro con una fragilità amorevole, che è l’Eucaristia. Nel Pane di vita il Signore viene a visitarci facendosi cibo umile che con amore guarisce la nostra memoria, malata di frenesia». Nell’Eucaristia, spiega ancora Bergoglio, «c’è tutto il gusto delle parole e dei gesti di Gesù, il sapore della sua Pasqua, la fragranza del suo Spirito. Ricevendola, si imprime nel nostro cuore la certezza di essere amati da Lui. E mentre dico questo, penso in particolare a voi, bambini e bambine che da poco avete ricevuto la Prima Comunione e siete qui presenti numerosi».

«Chi accoglie Gesù Eucarestia non può che essere artefice di unità»

L’Eucaristia è indispensabile per il ricordo perché, afferma Francesco, «forma in noi una memoria grata, perché ci riconosciamo figli amati e sfamati dal Padre; una memoria libera, perché l’amore di Gesù, il suo perdono, risana le ferite del passato e pacifica il ricordo dei torti subiti e inflitti; una memoria paziente, perché nelle avversità sappiamo che lo Spirito di Gesù rimane in noi. L’Eucaristia ci incoraggia: anche nel cammino più accidentato non siamo soli, il Signore non si scorda di noi e ogni volta che andiamo da Lui ci ristora con amore».

L’Eucaristia è un antidoto a ogni tentazione di individualismo perché «ci ricorda che siamo un corpo. Come il popolo nel deserto raccoglieva la manna caduta dal cielo e la condivideva in famiglia (cfr Es 16), così Gesù, Pane del cielo, ci convoca per riceverlo, riceverlo insieme e condividerlo tra noi». Ecco perché «l’Eucaristia non è un sacramento “per me”, è il sacramento di molti che formano un solo corpo, il santo popolo fedele di Dio. Ce lo ha ricordato San Paolo: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane” (1 Cor 10,17). L’Eucaristia è il sacramento dell’unità. Chi la accoglie non può che essere artefice di unità, perché nasce in lui, nel suo “DNA spirituale”, la costruzione dell’unità».

Il Papa conclude con un’invocazione: «Questo Pane di unità ci guarisca dall’ambizione di prevalere sugli altri, dall’ingordigia di accaparrare per sé, dal fomentare dissensi e spargere critiche; susciti la gioia di amarci senza rivalità, invidie e chiacchiere maldicenti».

Al termine della Messa solenne si è svolta la processione fino a Santa Maria Maggiore con la benedizione solenne impartita con il Santissimo Sacramento dal Pontefice, che ha utilizzato il pastorale in acciaio donatogli dagli operai dell'Ilva di Genova durante la visita dello scorso 27 maggio. Prima della messa, per circa mezz’ora il Papa ha incontrato un gruppo di una ventina di rifugiati di diverse nazionalità insieme a monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana, nel palazzo della Canonica, attiguo alla Basilica lateranense.

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