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lunedì 23 maggio 2022
 
sport e fede
 

Il Papa: «Giocare con lealtà è la cosa più importante»

05/10/2016  Papa Francesco apre Sport at the service of Humanity, lo sport al servizio dell’umanità, il primo incontro mondiale su Sport e Fede, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura

«Lo sport è un'attività umana di grande valore, capace di arricchire la vita delle persone, di cui possono fruire e gioire uomini e donne di ogni nazione, etnia e appartenenza religiosa». Lo ha detto Papa Francesco all’apertura di Sport at the service of Humanity, lo sport al servizio dell’umanità, il primo incontro mondiale su Sport e Fede, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura, sostenuto da Cio e Nazioni Unite, presenti alla tre giorni con il Presidente del Comitato Olimpico internazionale Thomas Bach e il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

«Proprio in questi ultimi mesi, abbiamo visto come i Giochi Olimpici e Paralimpici sono stati al centro dell'attenzione del mondo intero. Il motto olimpico 'altius, citius, fortius' è un invito a sviluppare i talenti che Dio ci ha dato», ha spiegato ai tanti sportivi presenti Papa Francesco, «ed è bello sapere che le istituzioni sportive mondiali hanno preso a cuore così coraggiosamente il valore dell'inclusione. Il movimento paralimpico e altre associazioni sportive a sostegno delle persone con disabilità, come Special Olympics, hanno avuto un ruolo decisivo nell'aiutare il pubblico a riconoscere e ammirare le straordinarie prestazioni di atleti con diverse abilità e capacità».

Lo sport, nell'idea del Papa e nello spirito dell'incontro è inteso ancora più che come agonismo come strumento di eguaglianza e di inclusione a tutto tondo: dai margini della disabilità a quelli delle periferie: «Lo sport» ha ribadito il Papa,  «deve essere un'occasione per tutti anche per quei «bambini e ragazzi che vivono ai margini della società. Tutti conosciamo l'entusiasmo dei bambini che giocano con una palla sgonfia o fatta di stracci nei sobborghi di alcune grandi città o nelle vie dei piccoli paesi. Vorrei incoraggiare tutti, istituzioni, società sportive, realtà educative e sociali, comunità religiose, a lavorare insieme affinché questi bambini possano accedere allo sport in condizioni dignitose, specialmente quelli che ne sono esclusi a causa della povertà».              

«La sfida», ha sottolineato,  ricorrendo a un tema molto caro al suo pontificato «è quella di mantenere la genuinità dello sport, di proteggerlo dalle manipolazioni e dallo sfruttamento commerciale. Sarebbe triste, per lo sport e per l'umanità, se la gente non riuscisse più a confidare nella verità dei risultati sportivi, o se il cinismo e il disincanto prendessero il sopravvento sull'entusiasmo e sulla partecipazione gioiosa e disinteressata. Nello sport, come nella vita, è importante lottare per il risultato, ma giocare bene e con lealtà è ancora più importante! So che è in atto una campagna guidata dalle Nazioni Unite per lottare contro il cancro della corruzione in tutti gli ambiti della società. Quando le persone lottano per creare una società più giusta e trasparente, collaborano con l'opera di Dio».

Tra i partecipanti all'incontro, con il presidente del Coni Giovanni Malagò, numerosi atleti: tra loro Bebe Vio, la campionessa paralimpica, che sul numero 41 in edicola dal 6 ottobre ha concesso un'intervista a Famiglia Cristiana. 

 
 
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