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sabato 03 dicembre 2022
 
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«Provo dolore e vergogna», il Papa chiede scusa agli indigeni canadesi

23/07/2022  Il primo aprile, Francesco incontra i nativi e chiede «perdono a Dio» per il «ruolo che diversi cattolici, in particolare con responsabilità educative, hanno avuto in tutto quello che vi ha ferito, negli abusi e nella mancanza di rispetto verso la vostra identità, la vostra cultura e persino i vostri valori spirituali». E denuncia le «colonizzazioni ideologiche» che avvengono anche oggi

«Provo vergogna, dolore e vergogna per il ruolo che diversi cattolici, in particolare con responsabilità educative, hanno avuto in tutto quello che vi ha ferito, negli abusi e nella mancanza di rispetto verso la vostra identità, la vostra cultura e persino i vostri valori spirituali. Tutto ciò è contrario al Vangelo di Gesù. Per la deplorevole condotta di quei membri della Chiesa cattolica chiedo perdono a Dio e vorrei dirvi, di tutto cuore: sono molto addolorato. E mi unisco ai Fratelli Vescovi canadesi nel chiedervi scusa».

Papa Francesco riceve in udienza in Vaticano una delegazione dei popoli indigeni canadesi. Nei giorni scorsi, in tre distinti colloqui, aveva incontrato i rappresentanti di Inuit, Métis e Prime Nazioni, nel contesto del cammino di guarigione e riconciliazione avviato in Canada per dare riconoscimento e giustizia alle vittime delle cosiddette "scuole residenziali" istituite dal governo e affidate a Chiese cristiane tra cui quella cattolica. «Nei giorni scorsi», ricorda il Papa, «ho ascoltato con attenzione le vostre testimonianze. Le ho portate con me nella riflessione e nella preghiera, immaginando le vostre storie e le vostre situazioni. Vi sono riconoscente per avere aperto il cuore e perché con questa visita avete espresso il desiderio di camminare insieme».

Francesco definisce una tragedia lo sradicamento subito dagli indigeni canadesi attraverso la colonizzazione, che senza rispetto ha strappato molte persone dal loro ambiente vitale e ha provato ad uniformarle a un’altra mentalità: «È emersa nei giorni passati una bella immagine. Vi siete paragonati ai rami di un albero. Come loro, siete cresciuti in varie direzioni, avete attraversato diverse stagioni e siete stati anche sbattuti da forti venti. Ma vi siete ancorati con forza alle radici, che avete mantenuto salde. E così continuate a portare frutto, perché i rami si stendono in alto solo se le radici sono profonde».

Il Papa sottolinea «alcuni frutti, che meritano di essere conosciuti e valorizzati. Anzitutto la vostra cura per il territorio, che non intendete come un bene da sfruttare, ma come un dono del Cielo; esso per voi custodisce la memoria degli antenati che vi riposano ed è uno spazio vitale, nel quale cogliere la propria esistenza all’interno di un tessuto di relazioni con il Creatore, con la comunità umana, con le specie viventi e con la casa comune che abitiamo. Tutto ciò vi porta a ricercare un’armonia interiore ed esteriore, a nutrire grande amore per la famiglia e ad avere un senso vivo della comunità. A ciò si aggiungono le ricchezze specifiche delle vostre lingue, delle vostre culture, delle vostre tradizioni e forme artistiche, patrimoni che non appartengono solo a voi, ma all’intera umanità, in quanto esprimono umanità».

Francesco ricorda che questo «albero che porta frutto ha subito una tragedia, che mi avete raccontato in questi giorni: quella dello sradicamento. La catena che ha tramandato conoscenze e stili di vita, in unione con il territorio, è stata spezzata dalla colonizzazione, che senza rispetto ha strappato molti di voi dall’ambiente vitale e ha provato ad uniformarvi a un’altra mentalità. Così la vostra identità e la vostra cultura sono state ferite, molte famiglie separate, tanti ragazzi sono diventati vittime di questa azione omologatrice, sostenuta dall’idea che il progresso avvenga per colonizzazione ideologica, secondo programmi studiati a tavolino anziché rispettando la vita dei popoli. È qualcosa», denuncia il Papa, «che, purtroppo, avviene anche oggi, a vari livelli: le colonizzazioni ideologiche. Quante colonizzazioni politiche, ideologiche ed economiche ci sono ancora nel mondo, sospinte dall’avidità, dalla sete di profitto, incuranti delle popolazioni, delle loro storie e delle loro tradizioni, e della casa comune del creato. È purtroppo ancora molto diffusa questa mentalità coloniale. Aiutiamoci insieme a superarla». Bergoglio ricorda che «attraverso le vostre voci ho potuto toccare con mano e portare dentro di me, con grande tristezza nel cuore, i racconti di sofferenze, privazioni, trattamenti discriminatori e varie forme di abuso subiti da diversi di voi, in particolare nelle scuole residenziali. È agghiacciante pensare alla volontà di istillare un senso di inferiorità, di far perdere a qualcuno la propria identità culturale, di troncare le radici, con tutte le conseguenze personali e sociali che ciò ha comportato e continua a comportare: traumi irrisolti, che sono diventati traumi intergenerazionali».

L’auspicio del Papa, che annuncia un prossimo viaggio in Canada, è «che gli incontri di questi giorni possano aprire strade ulteriori da percorrere insieme, infondere coraggio e accrescere l’impegno a livello locale», dice, «un efficace processo di risanamento richiede azioni concrete. In spirito di fraternità, incoraggio i Vescovi e i Cattolici a continuare a intraprendere passi per la ricerca trasparente della verità e per promuovere la guarigione delle ferite e la riconciliazione; passi di un cammino che permetta di riscoprire e rivitalizzare la vostra cultura, accrescendo nella Chiesa l’amore, il rispetto e l’attenzione specifica nei riguardi delle vostre tradizioni genuine. Vorrei dirvi», aggiunge, «che la Chiesa sta dalla vostra parte e vuole continuare a camminare con voi. Il dialogo è la chiave per conoscere e condividere e i Vescovi del Canada hanno chiaramente espresso il loro impegno a continuare a camminare insieme con voi in una via rinnovata, costruttiva, feconda, dove incontri e progetti condivisi potranno aiutare».

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