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mercoledì 08 dicembre 2021
 
 

Il Papa chiude il Giubileo: «Dio dimentica il nostro peccato ma si ricorda di noi»

20/11/2016  Francesco chiude la Porta Santa alla presenza di Mattarella e del premier Renzi. Firma la sua lettera apostolica “Misericordia et misera”, indirizzata a tutta la Chiesa "per continuare a vivere la misericordia". E all’omelia ricorda: «Dio è pronto a cancellare completamente e per sempre il peccato, perché la sua memoria non registra il male fatto e non tiene sempre conto dei torti subiti, come la nostra. Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati»

Il messaggio finale del Giubileo è anche la cifra stessa del pontificato di Francesco: mai chiudere la porta della misericordia e del perdono. Il Papa lo scandisce chiaramente davanti ai circa 70 mila fedeli arrivati in Piazza San Pietro: «Anche se si chiude la Porta santa, rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo», ricorda all’omelia. «Dal costato squarciato del Risorto scaturiscono fino alla fine dei tempi la misericordia, la consolazione e la speranza».

È l’ultimo atto di questo Anno Santo straordinario della Misericordia e il Papa lo celebra con un rito austero e solenne al tempo stesso. Chiude la Porta Santa di San Pietro, l’ultima rimasta aperta tra le migliaia aperte nel mondo, a cominciare da quella simbolo di Bangui, nella Repubblica Centrafricana dilaniata dalla guerra civile, che Bergoglio aprì l’anno scorso inaugurando il Giubileo “diffuso” ed elevando quella regione martoriata dell’Africa a “capitale spirituale” di un mondo dilaniato dal «virus dell’inimicizia», come ha detto il Pontefice al Concistoro.
La liturgia della Chiesa celebra la solennità di Cristo Re dell’Universo che chiude l’anno liturgico e il Papa, commentando il Vangelo della Passione, spiega in che cosa consiste la regalità di Gesù:  «Il Cristo di Dio, l’eletto, il Re appare senza potere e senza gloria: è sulla croce, dove sembra più un vinto che un vincitore», afferma. «La sua regalità è paradossale: il suo trono è la croce; la sua corona è di spine; non ha uno scettro, ma gli viene posta una canna in mano; non porta abiti sontuosi, ma è privato della tunica; non ha anelli luccicanti alle dita, ma le mani trafitte dai chiodi; non possiede un tesoro, ma viene venduto per trenta monete».

Più di 22 milioni di persone hanno attraversato la Porta Santa di San Pietro durante il Giubileo, una cifra enorme considerando che il Papa aveva deciso che non si concentrasse tutto a Roma e venissero aperte migliaia di porte sante in tutte le diocesi del mondo. Nessun grande evento, niente spettacoli. Il Papa ha voluto un Giubileo sobrio e con un attenzione agli ultimi e ai poveri: «Tanti pellegrini», ha ricorda il Pontefice, «hanno varcato le Porte sante e fuori del fragore delle cronache hanno gustato la grande bontà del Signore».

Il presidente del Consiglio Renzi con la moglie Agnese e il Presidente della Repubblica Mattarella alla Messa di chiusura del Giubileo (foto Ansa)
Il presidente del Consiglio Renzi con la moglie Agnese e il Presidente della Repubblica Mattarella alla Messa di chiusura del Giubileo (foto Ansa)

«La memoria di Dio non registra il male che abbiamo fatto»

Poi Francesco ha tracciato un bilancio del Giubileo: «Quest’Anno della misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all’essenziale», ha detto. «Questo tempo di misericordia ci chiama a guardare al vero volto del nostro Re, quello che risplende nella Pasqua, e a riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi e ricca nell’amore, missionaria. La misericordia, portandoci al cuore del Vangelo, ci esorta anche a rinunciare ad abitudini e consuetudini che possono ostacolare il servizio al regno di Dio; a trovare il nostro orientamento solo nella perenne e umile regalità di Gesù, non nell’adeguamento alle precarie regalità e ai mutevoli poteri di ogni epoca». E ha concluso: «Dio, appena gliene diamo la possibilità, si ricorda di noi. Egli è pronto a cancellare completamente e per sempre il peccato, perché la sua memoria non registra il male fatto e non tiene sempre conto dei torti subiti, come la nostra. Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi».

Ad ascoltare il Papa c’erano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Renzi con la moglie Agnese e la sindaca di Roma Virginia Raggi. All’Angelus il Pontefice ha ringraziato le autorità italiane per la collaborazione offerta in questo Giubileo.  

Il Papa firma la lettera apostolica a conclusione del Giubileo (foto Ansa)
Il Papa firma la lettera apostolica a conclusione del Giubileo (foto Ansa)

La firma della Lettera apostolica "Misericordia et misera"

  

Dopo la preghiera dell’Angelus, per continuare a vivere con la stessa intensità dell’Anno Santo la misericordia, papa Francesco ha voluto scrivere la Lettera Apostolica Misericordia et misera che lunedì verrà presentata alla stampa. Al termine della celebrazione, il Papa ha firmato la Lettera in piazza San Pietro e l’ha consegnata, tra gli altri, al cardinale Luis Tagle, presidente di Caritas Internationalis e arcivescovo di Manila, una tra le più grandi metropoli del mondo e poi a diverse persone: sacerdoti, suore, una coppia di giovani, una famiglia, due ammalati: rappresentano la Chiesa universale invitata ad attingere sempre al Cuore spalancato di Cristo.      

Oltre a quella italiana, erano presenti alla cerimonia di chiusura del Giubileo 10 delegazioni: quella della Repubblica Centrafricana guidata dal presidente Faustin Archange Touadéra; quella di Mauritius, dal primo ministro Xavier-Luc Duval; quella dell'Albania, dal ministro della gioventù Blendi Klosi; quella del Belgio, dal ministro del commercio estero Pieter De Crem; quella della Spagna, dal ministro della giustizia Rafael Catalá Polo; quella del Brasile, dal presidente della camera dei deputati, Rodrigo Maia; quella del Messico, dal capo ufficio del governo dello stato, Erasto Martínez Rojas; quella del Venezuela, dalla consulente del presidente della Repubblica, María del Pilar Hernández; quelle della Malaysia e della Siria, dagli ambasciatori presso la Santa Sede, Bernard Giluk Dompok e Santa Sede, Bernard Giluk Dompok e Hussam Edin A'ala.

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Le immagini più belle della chiusura del Giubileo a San Pietro
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