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sabato 18 settembre 2021
 
Udienza generale
 

«Con il battesimo ricordiamo che siamo tutti figli di Dio»

08/09/2021  «Ancora oggi ci sono schiavi, persone alle quali non riconosciamo i diritti umani, dal cibo al lavoro all'educazione. E, invece», dice il Pontefice, «in Cristo siamo tutti uguali, senza differenze di genere, di ceto sociale, di etnia».

L’aula Paolo VI gremita il Papa che arriva con passo svelto. L’udienza generale del mercoledì, dedicata al terzo capitolo della lettera ai Galati, comincia con qualche minuto di anticipo. Papa Francesco si concentra sul tema “Siamo figli di Dio”. «Noi cristiani» dice il Pontefice, «diamo spesso per scontata questa realtà».  Occorre invece fare memoria del momento in cui siamo diventati figli di Dio, cioè quello del nostro battesimo. Papa Francesco, come ha fatto tante volte, chiede ai fedeli di ricordare quella data, di chiederla ai genitori o alle madrine e padrini per celebrare il momento in cui,  siamo stati immessi nella storia della salvezza. Infatti, spiega il Papa, «la figliolanza di cui parla Paolo non è più quella generale che coinvolge tutti gli uomini e le donne in quanto figli e figlie dell’unico Creatore. Nel brano che abbiamo ascoltato egli afferma che la fede permette di essere figli di Dio “in Cristo”. Questa è la novità: è questo “in Cristo” che fa la differenza tra i cristiani». E questo avviene «per il battesimo» quando il cristiano «viene “rivestito” di Lui e della dignità filiale. Così dice Paolo nel versetto 27».

Francesco sottolinea che per Paolo «essere battezzati equivale a prendere parte in maniera effettiva e reale al mistero di Gesù. Per esempio nella Lettera ai Romani giungerà perfino a dire che, nel battesimo, siamo morti con Cristo e sepolti con Lui per poter vivere con Lui. Morti con Cristo, sepolti con Lui per poter vivere con Lui, questa è la grazia del battesimo: partecipare della morte e resurrezione. Il battesimo, quindi, non è un mero rito esteriore. Quanti lo ricevono vengono trasformati nel profondo, nell’essere più intimo, e possiedono una vita nuova, appunto quella che permette di rivolgersi a Dio e invocarlo con il nome di “Abbà, cioè papà”».

Francesco ricorda anche che, in virtù del battesimo riceviamo una vita talmente nuova che prevale su qualunque differenza: quelle etnico religiose, sociali, di sesso. Infatti, dice l’Apostolo, su piano etnico sociale «non c’è Giudeo né Greco»; e anche su quello sociale: «non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina». Bisogna riflettere su queste espressioni che, per il tempo, rappresentano delle vere rivoluzioni. E anche oggi, aggiunge il Pontefice, dobbiamo interrogarci sulla schiavitù. «Per la società antica era vitale la distinzione tra schiavi e cittadini liberi. Questi godevano per legge di tutti i diritti, mentre agli schiavi non era riconosciuta nemmeno la dignità umana. Questo succede anche oggi e tanta gente nel mondo, tanta, milioni che non hanno diritto a mangiare, all’educazione, al lavoro. Sono i nuovi schiavi, coloro che sono sfruttati da tutti. Anche oggi c’è la schiavitù e a questa gente noi neghiamo la dignità umana, sono schiavi». E anche per quanto riguarda le differenze tra uomo e donna, il Papa sottolinea che «c’è ancora bisogno di riaffermare la uguale dignità. Tante volte noi sentiamo espressioni che disprezzano le donne e vediamo che le donne non hanno le stesse opportunità degli uomini anche oggi, che sono schiave».

E invece c’è una profonda unità tra i battezzati «a qualsiasi condizione appartengano, perché ciascuno di loro, in Cristo, è una creatura nuova. Ogni distinzione diventa secondaria rispetto alla dignità di essere figli di Dio, il quale con il suo amore realizza una vera e sostanziale uguaglianza. Tutti, per la redenzione di Cristo e il battesimo che abbiamo ricevuto siamo uguali. Figli e figlie di Dio». Dobbiamo riscoprire questa bellezza smettendo anche di fare differenze tra ricchi e poveri. Il Papa ricorda che, spesso in modo inconscio, quando vediamo entrare qualcuno a messa vestito bene e con gioielli gli diciamo di accomodarsi ai primi posti mentre chi ha appena per coprirsi lo spostiamo in fondo alla chiesa. E invece «le differenze e i contrasti che creano separazione non dovrebbero avere dimora presso i credenti in Cristo. La nostra vocazione è piuttosto quella di rendere concreta ed evidente la chiamata all’unità di tutto il genere umano. Tutto quello che esaspera le differenze tra le persone, causando spesso discriminazioni, tutto questo, davanti a Dio, non ha più consistenza, grazie alla salvezza realizzata in Cristo. Ciò che conta è la fede che opera seguendo il cammino dell’unità indicato dallo Spirito Santo. Nostra responsabilità è camminare decisamente su questa strada della uguaglianza, ma l’uguaglianza che è sostenuta che è stata fatta dalla redenzione di Gesù».

 
 
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